Corsivo di V. Sena: Meglio "cattivi" o meglio "buoni"?

Meglio cattivi o meglio buoni?
Corsivo di Vincenzo Sena

 

Machiavelli avrebbe detto: “ Il fine giustifica i mezzi”. Ma non è vero. Io questa frase così espressa non l’ho mai letta nel Principe.

Fin da bambino i miei mi hanno insegnato che essere cattivi è un male. Anzi, mi dicevano: “E’ un peccato grave!”, come confermavano i preti dal pulpito e come tutti spesso ammonivano, aggiungendo che essere cattivi portava all’inferno. Col tempo, cominciando a ragionare con la mia testa e conoscendo le cose del mondo, ho potuto constatare con i miei occhi che, non solo era proprio così (i “cattivi” non mi piacevano veramente “manco pe’ gnente”), ma anche , essendo diventato laico per avere “abiurato” il cattolicesimo, non era, per me, un peccato, ma un vero e proprio “reato”, un male,  che andava combattuto in tutti i suoi aspetti. E il modo migliore per combatterlo era, è, e  sarà, sempre per me e per molta “brava gente”, quello di comportarsi da “buoni” (toh! il tanto “aborrito” buonismo di tanti falsi e veri “cattivi”). Essendo io poi diventato un “educatore” nel senso pieno della parola e credendoci, come ci credo ancora, seriamente,il “buonismo”, il rispetto delle leggi, l’altruismo, lo spirito di solidarietà, il riconoscimento dei diritti naturali “inalienabili” dell’uomo, l’ho pure insegnato, usando questi principi per primo nei fatti e non con le parole, ai miei allievi. I quali tutti, essendoci tra di loro i buoni e i cattivi, come succede per tutte le cose del mondo, o mi hanno “odiato” facendo il contrario di quello che facevo io, o mi hanno seguito, riconoscendomene il merito ancora oggi, quando qualcuno mi incontra e insieme ricordiamo i “vecchi tempi”.

Insomma, devo ribadirlo – e guarda caso mi trovo in buona compagnia quando sento dire ai vari papi che si sono susseguiti negli ultimi quaranta anni che è proprio così – il “bene” è meglio del “male”,la “bontà” – sì, proprio quella oggi così vituperata, aborrita e vilipesa dalla “casta” dominante e da tanti altri loro “ammiratori” e accoliti – è meglio della “cattiveria”.

So di essere un inguaribile romantico, in tempi di oblio e obliterazione del “romanticismo classico”, ma non ci posso fare niente: continuerò a “comportarmi bene”, a praticare la “bontà” dei “buonisti”, continuerò a pensare da “buonista” e combattere quelli che, come Maroni, dicono che bisogna essere cattivi, cattivi, cattivi - e guarda un po’ che “spavalderia”! – con chi è “povero”, scappa dalle persecuzioni, dalla fame, dalla   miseria più nera dei loro Paesi, resi più poveri e sfruttati fino all’osso dai cattivi del nord della terra nel corso degli ultimi quattro cinque secoli.

Certo, Cristo e il cristianesimo hanno contribuito molto a formarmi queste convinzioni, ma lo hanno fatto anche la cultura classica e classicistica – il mondo antico e l’umanesimo      moderno -; Seneca, come tutti gli stoici e gli epicurei, greci e latini, Ficìno come Pico Della Mirandola, Tommaso Moro come Hoccam ed altri; gli illumisti da Voltaire a Rousseau, da Diderot a Beccaria ecc.. Il bene e la bontà, in sostanza sostenevano più o meno tutti questi ultimi, sono preferibili “in se stessi”, perché è il bene che naturalmente ciascuno di noi cerca, se è normale, non il male la cattiveria e se uno, essere umano, cerca per sé queste cose naturalmente è naturale che debba volerle anche per gli altri, esseri umani

Gli esseri umani, da quando hanno smarrito la loro “naturalità, facendosi guerra e uccidendosi reciprocamente, hanno fatto stragi di “innocenti”, adulti e bambini, hanno perso la loro innata “bontà” e hanno “predicato” e praticato la cattiveria.

Perciò, inorridisco, condanno e bandisco dal mio mondo – dovremmo farlo tutti per non piangerci dopo addosso – coloro che oggi in Italia, ma non solo, per la “sicurezza” – di chi? – parlano di cattiveria e la praticano contro chi, invece, bisognerebbe accogliere con “affetto”, fiducia e aiuti concreti

V.S.