Appello per Gaza. A cura di C.Benfante

L'esercito israeliano si è per il momento ritirato dalla Striscia di Gaza, lasciando un bagno di sangue che ricorda da vicino l'orrore di Sabra e Shatila. L'attacco, condotto in questi ultimi giorni via terracon l'impiego di mezzi corazzati e l'appoggio dell'aviazione, ha fatto centoundici vittime, tra cui diciassette bambini. Dall'incontro di Annapolis, inutilmente sponsorizzato da George W. Bush come un incontro di pace, sino ad oggi sono oltre trecento le vittime palestinesi, in gran parte civili. Nulla - nemmeno la decisione, presa da alcuni settori di Hamas e a nostro giudizio sbagliata, di lanciare su Israele missili Qassam - giustifica un tale massacro in un conflitto che dura da 60 anni, che ha cancellato la Palestina dalla carta geografica e rischia di cancellare il suo popolo.
Le armi di Tel Aviv non fanno che aggiungere altro orrore ai già drammatici effetti di una conclamata emergenza umanitaria. Gaza è isolata dal mondo, strangolata da un embargo che la priva delle più elementari risorse di sopravvivenza: dall'acqua al pane, dal carburante ai medicinali. Un vero e proprio apartheid, lucidamente pianificato per far pagare alla popolazione di Gaza la colpa di aver scelto Hamas attraverso elezioni democratiche, confermate tali da tutti gli osservatori internazionali presenti.
Ora, la minaccia resta quella di una massiccia invasione militare della Striscia, con l'obiettivo di eliminare la leadership di Hamas e con la prospettiva di altre migliaia di vittime, in un contesto in cui le truppe di occupazione non distinguono tra militari e civili. Questo sembra essere il disegno di Olmert, un disegno che va nella direzione opposta alla ricerca di soluzioni di pace. Hamas ha ufficialmente offerto una tregua che interromperebbe il lancio di missili in territorio israeliano. Ma Olmert non intende trattare. Vuole la prova di forza, la resa dei conti definitiva.

A questo punto il silenzio della cosiddetta "comunità internazionale" e dell'Unione europea in particolare costituisce un atto di complicità con il massacro dei palestinesi di Gaza. Equivale ad avallare le scelte di guerra del governo israeliano e a concedergli mani libere.
Noi, candidati alle prossime elezioni politiche nel nostro Paese, ci rifiutiamo di condividere una così grave responsabilità. Denunciamo lo strabismo con cui i potenti del pianeta hanno sin qui guardato al conflitto israelo-palestinese. E - per testimoniare la nostra solidarietà alle vittime degli attacchi israeliani e il nostro rifiuto della guerra - proponiamo agli altri candidati al Parlamento italiano di mettere al centro della campagna elettorale questa tragedia senza fine e compiere un viaggio a Gaza al più presto anche durante la campagna stessa.
Dobbiamo essere in tanti, quanti più possibile, a dire che la guerra in Palestina deve cessare subito. Che Israele deve revocare una volta per tutte l'embargo che assedia la Striscia di Gaza. Che Hamas deve cessare definitivamente dal lancio di missili su Israele. Che la parola deve tornare al negoziato con il diretto intervento delle Nazioni Unite, per un reale processo di pace in tempi certi e nel rispetto della legalità internazionale. Dobbiamo essere in tanti, quanti più possibile, a impegnarci a continuare nel corso della prossima legislatura la battaglia per una pace giusta in Medio Oriente.

*** Maria Luisa Boccia, Alberto Burgio, Mercedes Frias, Claudio Grassi,
Ali Rashid, Bruno Steri

ADERISCI

Hanno aderito
Heidi Gaggio Giuliani, Donatella Mungo, Enzo Apicella, Paola Canarutto, Elio Biagio Palumbi, Massimo De Santi, Chicco Beiso, Veronica Albertini, Mauro Lenzi, Dante Franchi, Salvatore Dionisio, Giorgio Forti, Francesca Fabbri, Daniele Menozzi, Francesco Samuele, Melinda Gaudino, Demetrio Morabito, Francesco Cirigliano, Alex Schiavi, Federica Pitoni, Marcello Fagioli, Barbara Accetta, Mario Badino, Sara Dipasquale, Gharaba Jamil