Basta precarietà di Vincenzo Siniscalchi

Sono passati alcuni mesi da quando il Comitato “Basta precarietà” ha depositato i quesiti referendari in Cassazione. In questi mesi le firme raccoltesull'appello a sostegno della proposta per arrivare ai referendum contro la precarietà e per una vera democrazia sindacale, ci hanno incoraggiato ad andare avanti per raggiungere l'obiettivo.

Infatti, oltre a singoli cittadini, le adesioni sono arrivate anche da Associazioni, Comitati dei precari, parlamentari e politici della cosiddetta sinistra radicale, oggi La Sinistra L'Arcobaleno.

La caduta del governo e l'indizione delle elezioni politiche generali ci obbliga a posticipare la data della raccolta firme ma una prima valutazione sullo stato di questa iniziativa politica è d'obbligo.

 

Premesso che l'avvio della raccolta delle firme inizierà soltanto quando ci sarà la certezza del raggiungimento dell'obbiettivo, quota 700.000, è naturale che in tutta l'operazione il coinvolgimento non potrà essere solo quello raggiunto sino ad ora, ma dovrà prevedere la partecipazione di altri soggetti sociali e politici che facilitino il percorso, con adeguate risorse economiche ed umane.

Le Assemblee di Roma, Milano, Napoli e di altre città, avevano lo scopo di accelerare i tempi per la raccolta firme: lo scopo non è stato raggiunto per l'indizione delle elezioni politiche anticipate, ma anche e soprattutto perché non siamo riusciti a coinvolgere tutti coloro che in questi anni e ancor oggi nel corso di questa campagna elettorale, mettono la precarietà al primo posto nei loro programmi, come piaga sociale da combattere.

L'esperienza dell'ultimo governo Prodi doveva insegnare a molti che gli attuali equilibri politici e sociali non hanno permesso e non permetteranno nessun intervento, radicale o meno che sia, nei confronti della precarietà.

Questa semplice verità ci porta ad essere sempre più convinti che l'unico strumento concreto, almeno per i prossimi anni, che possa essere utilizzato per intervenire e modificare l'attuale legislazione sul lavoro e sconfiggere il precariato è e rimarrà unicamente il referendum.

 

Tutti si dichiarano contro il precariato, sarà perché l'avversione contro le nuove tipologie dei rapporti di lavoro è entrata nel senso comune della maggioranza della popolazione ?

Noi oggi pensiamo però che nessuno ha veramente intenzione di sconfiggere il precariato, altrimenti non si capirebbe come anche le forze politiche più sensibili a questo tema, dopo averlo inserito in un programma di governo, dopo aver organizzato manifestazioni nazionali per tre anni consecutivi, con la partecipazione di milioni di lavoratori in piazza, pensino realmente di poter cambiare qualche cosa attraverso le battaglie parlamentari e con i nuovi equilibri politici ed i rapporti di forza ancor più penalizzanti per loro.

Non si può parlare a vuoto sulla precarietà, ne se ne può parlare strumentalmente in termini elettorali come fanno tutti i partiti politici.

La differenza tra chi ne parla a vuoto o strumentalmente e chi invece vuole sconfiggere veramente la precarietà, sta proprio nell'utilizzo dello strumento più appropriato oggi, da mettere a disposizione dell'intera popolazione italiana per farla esprimere su un tema così centrale e determinante che condizionerà il tipo ed il modello di sviluppo della società futura.

 

Il Referendum oggi è l'unico strumento democratico e con possibilità di vittoria che possiamo utilizzare per cambiare l'abominio della cultura della precarietà, come asse centrale del modello di sviluppo della società liberista. Oggi si può vincere perché la precarietà è, nel sentire comune, un male da sconfiggere, domani non è dato sapere. Noi continuiamo la nostra battaglia per sostenere i referendum contro la precarietà e per la democrazia sindacale, anche attraverso l'estensione dei Comitati territoriali: sta ad altri dimostrare la praticabilità di altri strumenti e le loro possibilità di vittoria contro la precarietà.

10 marzo 2008

Per il comitato promotore

Vincenzo Siniscalchi

Cel 3482545726

 

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