G.CORONA.Il tramonto dei partiti (in www.notiziesindacali.com

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Il tramonto dei partiti
(*Giuseppe Corona , filosofo, collabora con www.notiziesindacali.com, diretto da R. Pirozzi)
Il secondo Novecento vede svolgersi imponenti processi di socializzazione, primi tra tutti, dei servizi pedagogico-educativi, con la scuola di tutti, della informazione e del dialogo sociale, con le moderne tecniche di comunicazione.
Questi due processi si influenzano a vicenda, il secondo presupponendo e condizionando il primo. Sono inimmaginabili produzione e consumo delle attuali forme di comunicazione senza la scuola di tutti.
Il modo di allevamento del genere umano è radicalmente cambiato, producendo, più che una classe, un luogo ideale di rimescolamento ove il sentire sociale si forma svolgendo una funzione di assimilazione e ricambio della società. Questo luogo lo chiamo middle class.
In questo medium ideale, in un moto perpetuo di ricambio, le funzioni e le gerarchie sociali si rimodellano continuamente combattendo e impedendo il cristallizzarsi di rendite e caste.
Ancora in atto, questo processo di socializzazione ha già profondamente e irreversibilmente modificato modi e compiti della politica, segnando contemporaneamente trionfo e crollo dei partiti.
Sono stati questi, infatti, che, nel tentativo di rappresentare e mediare il moderno conflitto di classe, nato con la rivoluzione industriale, hanno innescato un movimento emancipatorio che è il reale contenuto di questi processi.
Vittime principali, però, di questa socializzazione sono proprio la società divisa in classi e il conflitto che l’animava. Nella società non più divisa in classi basso e alto non sono un destino segnato ma figli di una concorrenza, più o meno perfetta, che sempre più bisogna garantire e rendere non sleale. Il problema della libertà e dell’equità è oggi essenzialmente questo: garantire le pari opportunità.
Il conflitto di classe non è più motivo centrale dello scontro politico né è movente del costituirsi dei movimenti politici. Da qui la crisi profonda di una formazione politica, il partito, che nella sua forma embrionale ebbe origine con la Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688, con le rappresentanze della borghesia agraria da una parte e di quella cittadina dall’altra. Con il coinvolgimento nella politica delle masse operaie e contadine la forma-partito raggiunge il massimo sviluppo e insieme al socialismo provoca la mobilitazione dell’insieme delle forme culturali occidentali, non ultime quelle religiose. Il partito-massa, con apparato burocratico pesante e la figura principe dell’intellettuale politico di professione, insieme col massimo dell’espansione della democrazia parlamentare, è il punto estremo di questo movimento storico.
L’essere il partito rappresentante politico degli interessi generali di una parte sociale, la classe di riferimento, ed elaboratore di un sistema di idee ( Ideologia ) che della Classe promuove l’influenza, propagando una visione di società che ne ospita l’egemonia, resta dogma intatto fino agli anni ‘60.
Con la middle class questo schema salta: non più parti che confluiscono, per via conflittuale, in una totalità, ma una totalità che perpetuamente si scinde in parti e si riforma. Viene così distrutta la ratio della forma partito che tendeva a esaltare una parte sulle altre.
L’altra funzione del partito che salta è quella pedagogica, tesa a guadagnare larghe masse analfabete in un sistema organizzato di idee che le sostiene e difende, informandole ed educandole per mantenerle atte al combattimento nell’agone politico.
Questa funzione viene espropriata dalla socializzazione dei processi pedagogico-educativi e del dialogo sociale. La formazione della coscienza sociale non avviene più attraverso partiti e non abbisogna più di quel particolare tipo di intellettuale-educatore costituitosi in ideologo e politico di professione. Non ha bisogno di una struttura professionale, ridottasi a casta riottosa, sacca di resistenza contro le nuove forme della politica, che sgorgano spontaneamente da una società emancipata che produce direttamente orientamenti e punti di vista che, con la caduta di Dio e Ragione, proliferano in un vasto oceano di appetiti e gusti liberati e vanno ricondotti dal permesso gratuito al diritto conquistato attraverso sintesi di governo dotate di razionale consenso.
Veicolo di queste sintesi non può più essere il partito con i suoi riti stanchi e incomprensibili che, in nome di un ceto specializzato di professionisti, espropriano la società di funzioni che essa può svolgere autonomamente. Solo così, non attraverso cooptazioni o improbabili scuole di partito, i giovani riconquisteranno il loro spazio politico.
La middle class è il campo della competizione politica. Quale il gioco, chi i giocatori, quali, regole, procedure e arbitri?
Napoli, 24/01/09