VINCENZO SENA.. "Condivido in pieno il discorso di Veltroni"

 

IL DISCORSO DI WALTER VELTRONI DI SABATO.

I MOTIVI DELLA MIA “TOTALE” CONDIVISIONE

Probabilmente qualcuno di quelli che mi leggeranno in questo mio “ sfogo” a caldo o storcerà il muso, trovandovi un punto di vista in contraddizione, apparentemente, con quanto sempre dichiarato in precedenza o si chiederà “ Ma è impazzito? Anche lui, come è di moda in questi ultimi tempi, specialmente a Canicattì, ha cambiato partito ?” Sì, perché, quando si è costituito il Pd, da questo stesso “pulpito”, mi sono affrettato a dichiarare la mia distanza e la mia “dissociazione” dalla sua linea e dai suoi contenuti, oltre che dalla posizione generale, dall’impostazione dei principi che ne caratterizzavano i fini e i metodi. (Io  sono di parte , ma non sono, non riesco ad esserlo, un settario.) 

Altrettanto classicamente, dopo avere ascoltato quasi tutto il discorso di Veltroni, alla oceanica manifestazione di sabato a Roma, mi affretto a dichiarare di condividere “in toto”, tono, contenuti, argomentazioni e principi del suo intervento. Veltroni parla bene, è un grande comunicatore, parla bene e a “braccio”, supera di gran lunga l’altro comunicatore-bluff Berlusconi; è concreto, sincero. non fumoso, dà alle parole il giusto tono, senza eccedere mai….  Non l’ho sentito proprio dall’inizio, Veltroni, e credo di averne perso un dieci-venti minuti iniziali, ma da quel punto in poi, sia le critiche all’attuale governo che i temi messi in rilievo durante la sua, a me apparsa serena, convinta e combattiva “orazione”,  di tono e sapore veramente ciceroniano, mi hanno dato una scossa particolare che mi sembrerebbe ipocrita e troppo settario dichiarare  non condivisibili. Condivisibili, pero, ma non al punto da identificarmi con i mezzi, lo stile e la strategia che il suo partito porta avanti.

Io pretendo di restare di sinistra, di non sentirmi rappresentato da un partito democratico troppo all’americana, dove i temi della pace – a meno che non ne abbia parlato nella parte che non ho ascoltato -, i temi del disimpegno dalle “missioni” cosiddette di pace, i temi dell’appoggio incondizionato ai bisogni degli immigrati, regolari e “clandestini” che siano, i temi della democrazia partecipata in senso del tutto innovativo, i temi della neutralità alla svizzera, in politica internazionale, i temi del riformismo in senso del tutto innovativo, non alla maniera berlusconiana, cioè reazionario, nostalgico ed autoritario, del riformismo, voglio dire, di tipo “socialistico”. Anche se ho sentito parlare, a un certo punto, di politica più accentuata e favorevole ai ceti più deboli e alle categorie lavorative il cui salario, come l’entità delle pensioni minime in particolare, ha impoverito sempre più quasi mezza Italia.

Mi hanno colpito particolarmente le argomentazioni sull’importanza della scuola in una società civile, come è quella italiana, verso la quale bisogna rivolgere sempre più ingenti risorse, rinnegando radicalmente i contenuti di base  e lo spirito della “(contro)riforma” Tremonti-berlusconi-gelminiana e, verso la fine, l’affermazione decisa e convinta che il futuro dell’Italia, dell’economia in generale, della vita dei giovani è riposto in una politica di investimenti massicci sulle energie rinnovabile e sul rispetto dell’ambiente. al contrario della misera e meschina posizione dell’attuale governo che irresponsabilmente si pone in contrasto con la commissione ambientale europea.

Insomma, Veltroni, comunque, rimane di centro, con sporadici e lievi riverberi di sinistra, il sottoscritto, nel suo piccolo, preferisce  restare di sinistra – sinistra, no global, socialista, pacifista non violento, “antimilitarista”, internazionalista in senso cosmopolitico, filo africano e “terzomondista” nel senso più positivo possibile. ( Viva i rom, i migranti di tutto i mondo, viva il neo-umanesimo contro la bestialità dello stragismo kamikaze, abbasso l’esportazione della democrazia mediante la guerra, viva la speranza mai morta di un nuovo mondo possibile, la vera “rivoluzione culturale” della multietnicità e della vittoria della giustizia sociale, della libertà e della democrazia autentiche, viva la “democrazia partecipativa”…..)