Riceviamo da Pietro Ancona e volentieri vi proponiamo

 Il Prof Ichino

(Proponiamo ai “Puntonauti” la seguente interessante lettera di Pietro
Ancona al Prof. Pietro Ichino, deputato del partito Democratico.
Per maggiore chiarezza in appendice il nostro collaboratore riporta
le tesi sostenute dal Prof Ichino su Repubblica)
 
 Caro Professore,
 leggendo il suo articolo al quale Repubblica dà la prima pagina
(quanto interesse nell'editoria italiana e nel giornalismo per la demolizione dei diritti delle persone!!) mi sono trovato a pensarla nelle vesti di un cacciatore, munito di specchietto per le allodole (la sua confusa proposta sul margine operativo lordo dell'impresa) appostato davanti alla tana della lepre che vorrebbe stanare al più presto. Mi sono definitivamente convinto della sua mala fede e della sua azione embedded Confindustria alla quale vuole consegnare al più presto un sostanzioso carniere.
Innanzitutto mi ha colpito il modo come si è firmato: (l'autore è deputato del Partito Democratico). Perchè? Per accreditare la sua proposta come proposta di "sinistra" (ma il PD non lo è) e
per fare pesare il suo essere politico sulla questione che tratta.
In secondo luogo sono colpito dalla sua mala fede. Lei avrà certamente il quadro degli accordi aziendali stipulati in Italia. Ricordo che quando ero nel CNEL esisteva un archivio al riguardo, spero ci sia ancora. Lei non può discettare sulla contrattazione aziendale oggi se non tiene conto di che cosa è ed è stata la contrattazione in questi ultimi venti anni. Vogliamo vedere quanti accordi aziendali, quanti integrativi sono stati firmati? Inoltre, la qualità di questi integrativi è quasi sempre riferita ad aspetti normativi dell'organizzazione del lavoro. Gli aspetti salariali legati alla produttività non sono il dato saliente.
Qual'è la percentuale di lavoratori interessati alla contrattazione integrativa? Ad occhio e croce direi minima nelle aziende al disotto dei cento dipendenti. Lei sa benissimo che oltre il novanta per cento dei lavoratori italiani non hanno mai conosciuto la contrattazione integrativa dal momento che non hanno alcun potere contrattuale in azienda.,
In sostanza lei ha in testa un ulteriore immiserimento dei lavoratori italiani finora tutelati dai minimi tabellari nazionali. Diminuendo il valore di questi lei si ritrova con il novanta per cento dei dipendenti privati italiani scoperta di tutele: Bravo!!
Complimenti! Lo specchietto delle allodole che si è creato è molto grossolano ma confida nella credulità spesso in mala fede di coloro che hanno interesse al riguardo.
In quanto alla firma a rate non so se la sua astuzia è degna di quella di Bertoldo. Insomma ha davanti agli occhi la vicenda Alitalia che le dà indicazioni metodologiche..... Spero che la CGIL ritrovi un pò di orgoglio patrio e di fierezza di sè e mandi a quel paese lei e l'ineffabile Veltroni che lavora di bulino con la Marcegaglia per ricondurre al fienile di Bonanni e Angeletti anche Epifani.
Naturalmente non manca nel suo articolo il richiamo alla grave crisi internazionale. E quando mai i lavoratori non debbono farsi carico anche di questo?
Pietro Ancona
 
 
ottobre 2008
AREA RASSEGNA STAMPA | Politica | Rassegna stampa
Contratti, è possibile una prima firma
Fonte Pietro Ichino - La Repubblica
Caro direttore, un sistema di relazioni sindacali che funziona bene è un grande gioco a somma positiva. Esso, producendo accordo e cooperazione, consente che si ingrandisca la "torta" da spartire; e la distribuisce in modo che tutti ci guadagnino. Stiamo attraversando una gravissima crisi economica e finanziaria mondiale.
In un momento come questo, il nostro Paese - già da tempo in affanno - avrebbe un estremo bisogno di attivare quel gioco a somma positiva. Ecco perché non possiamo rassegnarci al collasso del sistema di relazioni sindacali, che invece conseguirebbe a un fallimento del negoziato in corso tra Confindustria e confederazioni sindacali maggiori.
 
Certo, non è facile conciliare l´obiettivo fondamentale del negoziato, cioè quello di legare una parte maggiore delle retribuzioni all´andamento delle singole imprese, con la necessità di difendere i livelli retributivi anche nelle aziende dove il sindacato non riesce a contrattare. Ma una soluzione a questo problema può essere trovata: si può pensare che sia lo stesso contratto nazionale a istituire un premio legato alla produttività aziendale (costituito, per esempio, da una percentuale del margine operativo lordo dell´impresa), consentendo che nei luoghi di lavoro esso possa essere ricontrattato e anche integralmente sostituito.
 
In altre parole, può essere il contratto nazionale stesso che compensa il necessario contenimento della dinamica dei minimi tabellari con una voce retributiva legata all´andamento aziendale, suscettibile di rinegoziazione al livello di impresa. Se c´è la volontà di perseguire l´accordo e di rilanciare il nostro sistema di relazioni sindacali, è sicuramente possibile individuare un nuovo assetto che non penalizzi nessuno e inneschi invece la crescita delle retribuzioni dovunque sia possibile un aumento della produttività.
 
C´è, però, un altro capitolo del difficile negoziato in corso, del quale si sente parlare troppo poco: quello della riforma della rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro. È, questo, un capitolo importantissimo, perché è soltanto attraverso questa riforma che si può valorizzare il pluralismo sindacale come una ricchezza preziosa, senza tuttavia favorire il frazionamento delle rappresentanze, che genera paralisi. Che nei luoghi di lavoro possano confrontarsi e competere visioni e strategie sindacali diverse è una ricchezza preziosa, a condizione che, dove esse non trovino una sintesi, i lavoratori possano scegliere periodicamente il sindacato o la coalizione legittimata a negoziare con effetti generali.
 
Cgil, Cisl e Uil hanno già delineato, nella "piattaforma" presentata a maggio, una riforma compiuta di questa materia, sulla quale non sarebbe difficile raggiungere un accordo anche con la Ugl. Confindustria, dal canto suo, pur manifestando qualche perplessità su qualche dettaglio di quella soluzione, è disposta ad accettarla. Perché dunque non si incomincia a "firmare" subito almeno questo capitolo cruciale dell´accordo?
È questo, probabilmente, il livello massimo di unità sindacale realizzabile oggi: una cornice di regole nella quale si esprima innanzitutto il riconoscimento e il rispetto reciproco tra organizzazioni diverse, la comune accettazione del principio di democrazia sindacale, l´interesse a un civile confronto.
 
Una cornice, dunque, che consenta - là dove l´unità d´intenti e d´azione non è possibile - la sperimentazione negoziale dell´una o dell´altra strategia, la verifica dei suoi risultati, il rafforzamento delle esperienze positive e il mutamento di linea quando la scelta compiuta non dia i risultati sperati.
Se l´accordo si raggiungesse anche soltanto su questo punto - e non si vede davvero alcun motivo per cui ciò non possa accadere, nei giorni prossimi - esso segnerebbe una tappa importantissima nella storia del sistema italiano di relazioni industriali.
 
*L´autore è deputato
del Partito democratico
www.pietroichino.it