SICILIA - PAESI BASCHI: UN INFAUSTO DESTINO. Di A.Spataro

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SICILIA - PAESI BASCHI: UN INFAUSTO DESTINO di Agostino Spataro

Nell’attesa, sempre più nervosa, del varo del “federalismo fiscale” c’è chi fomenta minacciosi pruriti secessionisti.
Al nord è Bossi, ossia un ministro in carica, in Sicilia tenta d’imitarlo Lombardo, presidente di una regione che in passato si è già scottata le mani col fuoco indipendentista.
Sarebbe opportuno che gli ignari o gli immemori andassero a documentarsi sulla genesi e sulle finalità di quella tragedia o che facessero un viaggio in una delle regioni europee martoriate dal conflitto secessionista, per farsi un’idea del cono d’ombra in cui potrebbe entrare la Sicilia nel caso tale tendenza dovesse (ri)prendere piede.
La scelta è varia: dai paesi baschi (Euskadi) all’Ossezia del sud, dall’Irlanda del nord al Kossovo, all’Abkhazia, nei paraggi del Caucaso, dove la visita potrebbe risultare più istruttiva.
Ad agosto ho fatto un breve giro nella regione basca alla ricerca di affinità con la realtà siciliana.
Le due regioni in comune hanno ben poco. A parte un regime d’autonomia molto speciale e l’infausto destino d’essere note al mondo per una grave devianza interna invece che per le loro indiscutibili bellezze naturalistiche e monumentali: Euskadi per le efferate azioni del terrorismo separatista e la Sicilia per quelle della mafia.
Due sparute minoranze che, con la violenza, tengono in ostaggio due stragrandi maggioranze.

Bombe balneari, la nuova campagna dell’Eta
L’immersione nell’enclave basca comincia a Pamplona (Iruna), vivace capoluogo della Navarra, su cui sembra pendere un’antica disdetta a causa di una debole percezione dell’indipendentismo da pochi desiderato e dai molti temuto come una perfida minaccia.
La gente sembra, infatti, preferire una maggiore integrazione nella Spagna e nella munifica Unione europea che ha reso tanto in termini di Pil, d’infrastrutture e d’occupazione.
Da Pamplona a San Sebastian (alias Donostia) è tutto uno scorrere d’incantevoli paesaggi montani, fino alla distesa di serre e giardini che bordeggia il golfo di Guascogna, sull’oceano Atlantico. Zone ricche dove, accanto ad un’agricoltura intensiva e ad un’industria tecnologicamente molto evoluta, fioriscono i commerci e soprattutto il turismo costiero. Qui s’accentra la gran parte delle attività nautiche e balneari. Maree e terroristi permettendo.
Oltre alla bassa marea che, da mezzanotte al pomeriggio denuda la spiaggia affollata di stormi di gabbiani affamati invece che di bagnanti, quest’anno bisognava fronteggiare il terrore delle “bombe balneari” dell’Eta miranti a sabotare l’industria turistica.
Un paio sono esplose, ma secondo il “Correo Vasco” che da la notizia a tutta prima pagina- i capi dell’Eta stanno preparando il grande attentato (“l’attentatuni” direbbero i nostri al 41bis) in un luogo affollato: una spiaggia, un teatro, un viale, un mercato.
Vera o non vera, la minaccia crea un comprensibile clima di tensione permanente nei turisti e nei residenti.
Io stesso mi sono trovato in mezzo ad un fuggi fuggi generale al porto di San Sebastian da cui ci hanno fatto sfollare gli uomini dell’antiterrorismo che stavano cercando una bomba.

Paesi baschi: trent’anni di sempiterna tensione
Da circa 30 anni, i baschi (con)vivono con tali pericoli e tensioni. E per quanto rassegnati possano apparire, difficilmente potranno superare l’angoscia sempiterna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ovverosia un luogo qualunque dove si svolge la vita della gente: un marciapiedi, la metro, un mercato, un teatro, una stazione, uno stadio, un aeroporto e, ora, anche una spiaggia dove si va a prendere il sole.
C’è chi la prende con filosofia, come un attempato signore al mercato coperto de Ribera, a Bilbao.
“Ogni paese ha i suoi problemi. Lei -per esempio- da quale parte dell’Italia proviene? ”
Quando apprende che vengo dalla Sicilia sembra risollevarsi da ogni angustia.
“La Sicilia è famosa per la mafia, ma non tutti i siciliani sono mafiosi. Corretto? E così da noi: i terroristi sono un’esigua minoranza, non tutti i baschi sono terroristi. Tutt’altro!”
Il confronto calza a pennello, ma qui si ferma. Giacché, a differenza della Sicilia, la regione basca, che prima dell’Autonomia era una delle meno progredite della Spagna, ha realizzato nell’ultimo trentennio un balzo economico davvero eccezionale, divenendo, nel 2007, una fra le prime dieci regioni più ricche e innovative d’Europa (al pari della Baviera o della Lombardia) e la prima in assoluto della Spagna.
Dati eloquenti, di fronte ai quali viene da chiedersi: ma cosa sperano d’ottenere di più i separatisti con le loro bombe?
Forse solo un’indipendenza insanguinata che non sarebbe un premio, ma una punizione giacché farebbe rimpiangere i tanti benefici concessi con l’autonomia.

I movimenti secessionisti e la nuova Europa
Nessuno lo dice, ma nei piani alti dei movimenti secessionisti-credo- ci sia anche l’obiettivo di bloccare il processo di costruzione dell’unità politica dell’Europa.
Che senso avrebbero questi piccoli stati generati dall’egoismo sociale e dall’intolleranza etnica e razziale in un mondo che marcia verso la globalizzazione?
In ogni caso, le spinte secessioniste si muovono in controtendenza rispetto allo spirito unitario e di pacifica convivenza che informa l’Unione europea.
E dire che alcuni dei problemi che tali movimenti pongono potrebbero trovare soluzione proprio nel raggiungimento dell’unità politica dell’ Unione e in una nuova articolazione amministrativa fra centri e periferie, anche a tutela delle identità etniche e culturali.
Credo che anche la stragrande maggioranza dei baschi, per quanto sensibili al richiamo dell’identità etnica e storica, sia di questo avviso giacché non sembrano condividere l’esasperazione secessionista e ancor meno il terrorismo dell’Eta.
Certo, anche qui i problemi sociali non mancano, ma poco rispetto alla Sicilia la quale, pur disponendo di un’Autonomia più avanzata e di flussi finanziari notevoli, è rimasta praticamente ferma al palo.
Questo è il punto politico a cui la classe dominante siciliana deve rispondere, invece di parlare d’altro. E irresponsabilmente. Giacché la Sicilia, a differenza della regione basca, è dominata da una potente criminalità organizzata che se entrasse in contatto (com’è stato in passato) con un movimento neo-separatista produrrebbe una miscela davvero esplosiva, micidiale.
Perciò a questi politici che parlano a vanvera è bene ricordare che il fuoco non si attizza ma si spegne.
Agostino Spataro

16 settembre 2008