Arci Toscana. Diario dei campi di lavoro antimafia a Canicattì

 

campo di lavoro "liberArci

Qui di seguito pubblichiamo il diario dei volontari dell’Arci Toscana che da alcuni giorni lavorano nelle terre confiscate alla mafia a Canicattì. Il diario ci è inviato da  Maurizio Pascucci,Esecutivo Arci Toscana, Coordinatore Progetto “Liberarci dalle spine”

Venerdì 12 settembre 2008

    si vendemmia    la vendemmia 

 

Dopo la lunga riunione di lunedì sera si è stabilito che il giorno successivo non si avrebbe lavorato perché il programma della giornata prevedeva due incontri (uno in tarda mattinata e uno nel pomeriggio); tuttavia nessuno sconto ci è stato fatto: il lavoro mancato si sarebbe recuperato nei giorni successivi. La mattina siamo andati a visitare la città di Agrigento senza essere oppressi da orari stretti; qui abbiamo passeggiato per le strette e (fortunatamente) ombrose viuzze arrivando ad ammirare le chiese e i monumenti tipici, quali il teatro Pirandello e il monastero di Santo Spirito. Verso le 12.00 abbiamo proceduto verso l’ex centro manicomiale, ora dipartimento di salute mentale, dove eravamo attesi per un incontro con il responsabile della struttura e l’equipe di psicologi e assistenti sociali. L’obiettivo era creare un primo contatto per verificare possibili collaborazioni anche in vista di eventuali inserimenti di soggetti svantaggiati nella cooperativa Lavoro E Non Solo sul territorio di Canicattì.  Già oggi a Corleone tre soci della cooperativa sono persone che in passato avevano avuto problemi psicologici. L’accoglienza è stata un po’ caotica (siamo riusciti a sistemarci solo dopo aver cambiato tre sale!), ma lo stupore maggiore è stato scoprire che non si conoscevano molto gli scopi della cooperativa e le modalità di svolgimento dei nostri campi di lavoro: “Ma vi pagano?”, “Il viaggio e l’alloggio è a vostro carico?”. L’incontro in se non è stato particolarmente stimolante (ci siamo sentiti un po’ spettatori), ma a pensarci bene ha rappresentato un punto di partenza e ha gettato un ponte per il futuro: per una volta non si è parlato solo di passato e di mafia: la lotta alla mafia si fa soprattutto mettendo insieme la società civile, le persone, le istituzioni.

E da questo concetto è partito anche l’intervento del capitano dei carabinieri Diego Polio che abbiamo incontrato nel pomeriggio.

Quest’incontro a differenza del primo è stato più dinamico e coinvolgente; oltre alla simpatia e alla bella presenza (notata e apprezzata dalle ragazze) il capitano Diego ci ha raccontato la sua diretta esperienza e le problematiche sulla tematica mafiosa. L’incipit della serata è stata una citazione di Giovanni Falcone: “Per avere la mentalità mafiosa non c’è bisogno di essere criminali”. Con esempi molto concreti ci ha fatto notare come l’ostacolo maggiore sia cambiare la mentalità della gente che, crescendo con abitudini, tradizioni e modi “clientelari” di rapportarsi con le persone, talvolta non si accorge nemmeno di comportarsi in modo “mafioso”; ciò ci fa interrogare se anche nelle nostre piccole situazioni quotidiane non corriamo anche noi questo rischio.

Ci ha ripetuto più volte come la nostra presenza è importante anche per dare un esempio e scuotere le coscienze nostre e di chi ci vede sui terreni confiscati.

Il cambiamento viene da noi e dalla nostra capacità di testimoniare e comunicare che un diverso mondo è possibile.

 

Monica & Francesco

    

                  La vendemmi a Canicatti