LA MORTE DI ANTONIO GAVA ED IL POTERE A NAPOLI.,di R. Pirozzi e G. Biasco

LA MORTE DI ANTONIO GAVA ED IL POTERE A NAPOLI.

Di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco 

E’ morto Antonio Gava, aveva 78 anni e da molti anni combatteva con i postumi di un ictus che lo aveva colpito nel 1990.

Ha avuto il tempo di vedersi assolto dalle infamanti accuse di collusione con la Camorra, che gli avevano costato il carcere ed un lungo periodo di arresti domiciliari, la cancellazione dall’ordine degli avvocati ed un lungo esilio politico.

Per molti giovani che sono nati negli anni 80, il nome dei Gava non dice niente, per tutti gli altri invece significava il potere. Un potere tanto grande da sembrare eterno, invincibile ed inamovibile. I Gava: il padre Silvio, più volte senatore e ministro della Repubblica ed il figlio Antonio, Presidente della Provincia di Napoli per buona parte degli anni 60, e poi deputato e Ministro per molte legislature; erano esponenti di punta di quella corrente democristiana chiamata “Dorotea”: Era stata individuata in quel modo, perché si era formata in una lunga riunione che si era tenuta nel convento romano di Santa Dorotea.

Quella componente si caratterizzava perché era una semplice aggregazione politica per il potere.

Dopo il richiamo generico agli ideali democristiani, l’unico vincolo di quel gruppo era la gestione di incarichi istituzionali e di governo.

Il potere doveva essere esercitato come mezzo per ottenere consensi elettorali sempre più grandi, per consolidare il potere raggiunto e continuare afd allargarlo.

Una macchina elettorale spaventosa che significava una raccolta di centinaia di migliaia di voti espressi nelle preferenze per gli esponenti del gruppo politico che era in grado, in questo modo di eleggere sindaci, presidenti di Provincia, senatori e deputati in tale quantità, da rappresentare la spina dorsale del partito di maggioranza relativa.

La Democrazia Cristiana ha governato interrottamente dal 1948 al 1993, quando”Tangentopoli” sconvolse e travolse la “Prima Repubblica”.

La politica di potere del gruppo Doroteo nella D.C. fu possibile in virtù di quella democrazia bloccata che era in atto in Italia in seguito alla spartizione delle zone di influenza politica nate dopo l’accordo tra i quattro grandi a Yalta nel 1944.

L’Italia era stata assegnata al patto Atlantico ed alla influenza anglo – americana. I Comunisti potevano solo essere una opposizione sopportata, ma sotto controllo.

In questa logica i Governi ed il potere esercitato dalla Democrazia Cristiana guidata dalla componente Dorotea, era fine a se stesso, tutto quello che veniva messo in atto era finalizzato all’esercizio del potere, al proprio personale arricchimento.

I Gava sono stati il potere Doroteo a Napoli ed in Campania, per tutti gli anni che vanno dal 1950 fino al 1990.

Per capire che cosa ha rappresentato la cultura politica della Democrazia Cristiana nel nostro paese basta ricordare che nella Costituzione del 1948 era stato previsto l’istituzione delle Regioni come articolazione locale del potere centrale dello Stato per rendere più vicino le istituzioni alle esigenze ed ai bisogni dei cittadini.

Una autonomia regionale pensata dai Padri della Repubblica come risposta alle diverse caratteristiche del territorio del nostro paese che aveva bisogno di un potere locale più forte e radicato.

Una democrazia diretta che doveva coinvolgere i cittadini nelle scelte per lo sviluppo.

Solo dopo le lotte studentesche ed operaie della fine degli anni 60, si riuscì ad avere lo Statuto dei lavoratori e l’istituzione delle Regioni che videro la loro nascita nel 1970. Quella innovazione doveva essere immediatamente seguita dalla legge che regolava le competenze dei diversi enti territoriali di governo locale, che dovevano lavorare in armonia e coordinamento per attivare tutte le necessarie procedure dello sviluppo e del governo del territorio. Ebbene questa legge è arrivata nel 1990 ed è la 142 firmata proprio dal ministro degli Interni Antonio Gava, che finalmente concluse il lungo iter legislativo anche in seguito alla presenza in Parlamento dei primi esponenti della Lega. Infatti, nel 1987 furono eletti in Senato: Umberto Bossi ed il professore Miglio, il teorico del federalismo.

Ci sono voluti 42 anni per applicare la Costituzione, con tutto quello che nel frattempo si è prodotto sul territorio del nostro paese.

In particolare nel Sud: il saccheggio del territorio, l’abusivismo edilizio, la crescita della clientela come pratica quotidiana della politica delle istituzioni, l’assistenza elargita per disconoscere i diritti, lo sviluppo predicato e mai praticato.

Molti dei mali e dei problemi che ci portiamo ancora dietro, sono frutto di quella politica e di quel potere esercitato senza vergogna e senza rimorsi da una intera classe politica, che quando è stata emarginata dalla storia è rimasta meravigliata e sorpresa di quello che avveniva. Ma soprattutto incapace di elaborare una autocritica che sarebbe stata tanto importante per il nostro futuro.

Antonio Gava è stato assolto dalle gravi accuse che gli erano state mosse, ha chiesto ben 38 milioni di euro di risarcimento per il danno della sua immagine e nella sua professione.

Ora che anche la sua vicenda personale ed umana si è chiusa, la sua vicenda politica può essere consegnata al giudizio della storia.

In questo paese senza identità collettiva, perchè abituato a perdere sempre la memoria, diventa importante cominciare a dare un giudizio su quanto è avvenuto negli anni passati.

Questo è utile e necessario per i giovani e per il loro futuro in cui non devono essere commessi più gli errori che sono stati commessi nel nostro recente passato.

 

Napoli,12/08/08