Il Mezzogiorno e il Mediterrano di fronte alla svolta Europea, di Raffaele Pirozzi

 

 

Il Mezzogiorno e il Mediterrano di fronte alla svolta Europea

di Raffaele Pirozzi

Mentre parte della politica italiana si attarda dietro i lazzi dei buffoni e i magistrati tentano ancora di imprimere al paese ritmi politici e gruppi dirigenti la dimensione epocale del crollo del muro di Berlino e dell’unificazione della Germania provoca, così vistosamente ormai, i suoi effetti che anche i ciechi dovrebbero vedere.

Dietro e sotto la crisi della vecchia Europa del trattato di Roma v’è questo movimento di fondo che ha modificato radicalmente la collocazione geopolitica dell’Europa. Se non si capisce ciò non si capiranno mai i capitomboli referendari, e non solo, né mai si capiranno le profonde diffidenze che istintivamente maturano tra le genti europee rispetto ad una costruzione europea ormai in via di decomposizione. Rimarrà solo un europeismo retorico di maniera, marcio quanto l’Europa dei padri fondatori.

In particolare il Mezzogiorno d’Italia non coglierà l’occasione inedita che la nuova geopolitica gli consegna.

La Francia gaullista-mitterandiana, che dell’asse Parigi-Berlino aveva fatto il perno dell’equilibrio europeo, era stata il paese più restio all’unificazione della Germania.

Comprendeva perfettamente che il suo antiamericanismo si reggeva solo se l’Est rimaneva chiuso alla penetrazione germanica.

Il crollo del muro di Berlino ha ricreato le condizioni della grande Germania e del pangermanesimo.

Con esso ha termine l’asse Parigi-Berlino. Chirac non se ne accorse, Sarkozy sì: qui, non altrove, la ragione del capovolgimento della politica francese e del suo riavvicinamento agli angloamericani.

Si ritorna a prima della seconda guerra mondiale, alle vecchie crepe europee, ai vecchi pericoli, ma con due novità decisive: globalizzazione, Cina e India da una parte, riconquista da parte del Mediterraneo di un ruolo strategico centrale dall’altra.

Il continentalismo, causa delle due guerre mondiali, può essere bilanciato dal mediterraneismo.

Questo Sarkozy l’ha capito, gli spagnoli anche, la Merkel con la sua diffidenza meglio di tutti, in Italia forse i leghisti, mentre noi siamo alle prese con dei guitti e con una magistratura che pretende di fare politica.

Eppure noi, il Mezzogiorno prima di tutti, siamo il crocevia decisivo dell’equilibrio europeo. Il Mezzogiorno d’Italia, centro del Mediterraneo, è la porta principale delle sue genti.

Non a caso fu il luogo, Ionio e Tirreno innanzitutto, dei grandi viaggi dell’antichità: di Odisseo e di Enea, di Pitagora e Parmenide, del cristianesimo, di Paolo, Pietro e Agostino.

Senza il Mezzogiorno d’Italia e il Mediterraneo non ci sarà un nuovo equilibrio europeo, che non può essere solo germanico, non ci sarà una nuova epoca di pace e l’Europa rischia di diventare di nuovo il vero casus belli.

Di noi, più che di altri, hanno bisogno gli stessi angloamericani, gli slavi e i russi.

In questa stretta possiamo rimanere stritolati o tornare grandi. E’ il Mezzogiorno che può fare tornare grande l’Italia, Napoli non Milano.

La questione meridionale deve però ridiventare questione geopolitica, sottrarsi all’economicismo e alla SVIMEZ. Solo così l’economia potrà rifiorire.

P.S. di Raffaele Dirozzi, Giuseppe Corona, ex- Presidente regionale della CIA ( Confederazione Italiana Agricoltori), “E’ un fine intellettuale autore di diversi libri ed un filosofo”.

Napoli, 01/08/08