ARS. Mozione deputati Unione su gestione dell'acqua

    ARS: Mozione dei deputati dell'Unione sulla gestione dell'acqua

 

L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

Premesso che:

• l’acqua rappresenta la principale fonte di vita dalla cui disponibilità dipende il benessere delle popolazioni ed è dunque bene comune e diritto umano inalienabile; in quanto tale essa costituisce patrimonio dell’umanità;

• l’acqua è una risorsa naturale per tutti, appartiene a tutti gli abitanti della terra e deve contribuire alla solidarietà fra i cittadini, le comunità, le generazioni. A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso di appropriarsene a titolo di proprietà privata;

• tutti gli usi delle acque devono essere indirizzati al risparmio ed al rinnovo della risorsa per non compromettere il patrimonio idrico totale;

• la legge Galli ha puntato ad una riforma strutturale del settore idrico in Italia basandosi sull’individuazione di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) tale da garantire il superamento della frammentazione gestionale, la gestione integrata dell’intero ciclo dell’acqua, la natura imprenditoriale della gestione stessa e una politica tariffaria tale da assicurare la copertura integrale dei costi di esercizio;

• in Sicilia la legge Galli è stata recepita con L. R. 10/99 e che, con decreto presidenziale del 16.05.2000, sono stati individuati nove ATO corrispondenti ai confini amministrativi delle province;

• tutti gli ATO siciliani si sono costituiti ed hanno elaborato Piani d’Ambito sovrastimati

basandosi sull’obiettivo di un immediato ingresso dei privati nella gestione del servizio idrico integrato prevedendo una serie di decisioni discutibili relative alla tariffazione, risultata sempre eccessivamente onerosa per i cittadini, e alla gestione delle reti.

• tutti gli ATO nei quali si è già arrivati all’individuazione del gestore risultano affidati prevalentemente a gestori privati;

• nel governo dell’acqua la privatizzazione si limita, in realtà, a sostituire il monopolio pubblico con il monopolio privato, il che non comporta alcun vantaggio al consumatore;


la Regione Sicilia è l’unica regione che ha provveduto a privatizzare un ente di sovrambito che gestisce la produzione ed il trasporto dell’acqua su quasi tutto il territorio regionale;


la Regione Sicilia è l’unica regione che ha delegato ad una struttura attivata ad hoc contemporaneamente la programmazione, la pianificazione, la verifica ed il controllo della risorsa acqua.

Considerato che:

• la carenza d’acqua nell’isola è sempre stata principalmente un problema politico e nasce da una cattiva gestione delle risorse,condizionata pesantemente da ingerenze mafiose e attuata per troppo tempo in assenza di un quadro di riferimento certo e di una programmazione coordinata;

• la protesta di comuni, di comitati civici e di singoli cittadini in questi ultimi mesi ha

testimoniato l’indisponibilità di larga parte della popolazione siciliana ad accettare un

sistema che li priva di una gestione pubblica dell’acqua a vantaggio del profitto di imprese

private con un aumento sostenuto delle tariffe corrispondenti.

Visto che:

• il Governo nazionale, in ragione della rilevanza sociale e della particolarità degli interessi sottesi al servizio correlato al bene pubblico acqua, è orientato verso una modifica della legislazione attuale che privilegi la gestione pubblica dell’acqua e dei servizi annessi;

• è gia stato approvato in Senato l’art. 26-bis recante disposizioni in materia di servizi idrici che prevede che non possono essere disposti nuovi affidamenti ai sensi dell’articolo 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 52 del decreto fiscale allegato alla finanziaria 2008,

ricomprese anche le procedure in corso.

• In Commissione Ambiente è in discussione la legge di iniziativa popolare sulla proprietà e

gestione pubblica e partecipata dell’acqua per la quale solo in Sicilia sono state raccolte oltre 53.000 firme da sole sufficienti a presentare la legge in parlamento.

• In molte realtà nazionali sia a livello regionale che a livello locale gli affidamenti delle gestioni del SII a società private o miste hanno dato come risultati un aumento indiscriminato delle tariffe ed un peggioramento della qualità dell’acqua potabile;

• Con l’affidamento del sovrambito alla SICILACQUE SpA è aumentato il costo dell’acqua per usi civili, risulta deficitaria la capacità di controllo delle reti di trasporto interprovinciali e non vengono individuati i prelievi abusivi che comportano notevoli disagi nell’approvvigionamento idrico di alcune realtà locali.

IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

• ad annullare tutte le procedure per la scelta del soggetto gestore del Servizio Idrico Integrato che abbiano portato o portino all’individuazione di un soggetto privato o di una società mista;

• a rendere la gestione del Servizio Idrico Integrato interamente pubblica ed a promuovere la partecipazione popolare alla stessa in funzione del preminente interesse generale per un servizio pubblico essenziale, con situazione di monopolio naturale (art. 43 della Costituzione);

• a fornire indicazioni per una gestione pubblica dei Servizi Idrici Integrati anche con modifica della legislazione regionale attuale;

• a verificare il numero e i confini degli ATO, tenendo conto di una ottimale gestione delle acque in Sicilia, garantendo altresì la funzione di controllo sui gestori;

• a differenziare la programmazione e la pianificazione dalla verifica e dal controllo dando corso di attuazione a quanto previsto nella citata legge Galli;

• a rinunciare ad ulteriori atti di commissariamento per l’emergenza idrica evitando poteri straordinari attribuiti ad un organo monocratico che evidenziano l’incapacità gestionale ed incentivano gli sprechi;

• a procedere all’attuazione degli interventi sulle risorse idriche principalmente rivolti alla lotta allo spreco, mediante il rispetto del ciclo naturale con l’utilizzazione delle acque reflue depurate per la ricarica delle falde acquifere impoverite e con il riuso delle stesse per scopi irrigui;

• a ripubblicizzare e riacquisire al patrimonio pubblico la gestione dei servizi e del patrimonio infrastrutturale acquedottistico dell’ex Ente Acquedotti Siciliani, oggi Sicilacque Spa; 

• ad assicurare infine un governo sostenibile dell’acqua come risorsa pubblica con tariffe adeguate che internalizzino i costi effettivi, prevedendo le necessarie deroghe per le fasce sociali protette, e che assicurino una gestione efficiente ed il diritto a tutti all’accesso a

questa indispensabile risorsa.