Presentato il rapporto Svimez : Il Mezzogiorno è ultimo in Europa.di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

PRESENTATO IL RAPPORTO SVIMEZ: MEZZOGIORNO ULTIMO IN EUROPA.

                                           di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

 Venerdì 18 Luglio è stato presentato il Rapporto dello Svimez, che dal 1946, analizza la situazione economica e sociale delle Regioni del Sud dell’Italia.<!--break-->

Il primo, importante dato che si evidenzia dal Rapporto è che il divario tra Nord e Sud continua ad aumentare in maniera inesorabile, ma questa volta si evidenzia soprattutto una condizione di arretratezza del Sud Italia nei confronti delle altre aree in ritardo di sviluppo dell’Europa.

Tra il 2000 ed il 2007 il Mezzogiorno è cresciuto del 2%, mentre la Spagna è al 4,9%, la Grecia al 5,5% e l’Irlanda al 6,2%; le nostre Regioni diventano sempre di più la periferia della Europa.

Nel 2007 il Sud è cresciuto solo dello 0,7% a fronte dello 1,7% del Nord . In termini totali il reddito pro capite dei cittadini del Sud è di 17.482 euro a fonte di 30.380 del Nord, con una differenza di circa 13.000 euro.

Il dato di crescita del Sud, così basso è determinato da tre Regioni: la Campania con un più 0,5%; la Sicilia con solo lo 0,1% e la Calabria con lo 0,9%. Le Regioni che crescono di più sono la Puglia con il 2%, il Molise con 1,7% e la Basilicata con lo 1,5%.

Sicilia, Campania e Calabria sono le Regioni che crescono di meno in assoluto nella Europa dei 27 Stati membri; meno della Romania, della Bulgaria, della Polonia e di Cipro.

Gli altri due elementi che è importante rilevare nel complesso ed articolato Rapporto dello Svimez, sono il tasso della occupazione e la emigrazione. Il tasso di disoccupazione del Sud rilevato è pari allo 11,2%, ma poiché i disoccupati meridionali non cercano più il lavoro attraverso i canali istituzionali , non si registrano più e non sono censiti.

In Campania nel 2007 risultano non censiti ben 38.000 disoccupati, mentre contemporaneamente i posti di lavoro diminuiscono di 11.000 unità.

Esiste,quindi, un livello di disoccupazione non percepito, del 28%, tra i più elevati di Europa.

Questo dato è accompagnato dalla rilevazione della occupazione femminile che si attesta appena al di sotto del 30%, la percentuale più bassa di Europa, che fa della Campania la Regione maglia nera d’Europa in materia di occupazione.

Il lavoro sommerso nel Mezzogiorno è un fenomeno rilevante e che addirittura nella industria raggiunge l’undici per cento.

L’altro interessante fenomeno rilevato dai dati dello Svimez riguarda la emigrazione interna ed i flussi che vanno in una solo direzione: dal Sud al Nord .

Un vero e proprio fenomeno di migrazioni interne , unico nel suo genere.

Dal 2000 al 2007 sono stati ben 660.000 i meridionali che per lavoro hanno ottenuto il cambio di residenza nelle regioni del Nord . Solo nell’ultimo anno sono stati 120.000.

Infine si registra l’incremento del numero dei lavoratori pendolari che si spostano nelle Regioni settentrionali per lavoro, sono stati censiti ben 150.000 persone che settimanalmente si spostano per lavoro. La maggiore parte di loro sono diplomati e laureati e forniti di qualifiche professionali e di specializzazioni medio alte che non trovano nel Sud un adeguata collocazione; a dimostrazione del livello basso della innovazione e della qualità produttiva del Sud.

Quali sono le riflessioni da fare di fronte a questo dramma senza fine del Mezzogiorno?

La prima considerazione è che il problema del Mezzogiorno non è in fase di risoluzione, bensì di aggravamento.

La seconda e che da anni il Mezzogiorno non fa parte più della Agenda Politica Italiana. Infine, che il Sud rincorre uno sviluppo che si allontana sempre di più, con strategie che si rivelano tutte sbagliate e fallimentari.

Il Rapporto evidenzia inoltre che nelle tre Regioni in cui la delinquenza organizzata e forte, il degrado sociale si accompagna con una mancata crescita che penalizza tutto il Sud. Inoltre, in queste tre Regioni ci sono tre tipi diversi di Governo politico ed il risultato rimane lo stesso. La mancata crescita dipende dalla presenza massiccia e determinante della delinquenza nella società e nella economia.

Il problema dello sviluppo del nostro paese si risolve con la crescita ed il rafforzamento della economia meridionale, questa affermazione deve essere fatta perché si tende a dimenticarla troppo spesso. Non sarà certo facile, nelle attuali gravi circostanze di crisi internazionale dare concretamente l’avvio alla ripresa del Sud, ma deve essere fatto.

Si deve ripartire dagli unici dati a disposizione, quelli Europei, che devono essere utilizzati fino in fondo, in tempi brevi e indirizzati verso interventi necessari a garantire la crescita complessiva del Meridione.

A questo intervento occorre accompagnare una lotta senza quartiere alla delinquenza organizzato che rappresenta il grande freno dello sviluppo del Sud.

Infine, bisogna garantire ai cittadini meridionali una crescita democratica che li aiuti a diventare i protagonisti del proprio sviluppo, consentendo in questo modo alla crescita di un ceto politico onesto e radicato ai bisogni ed alle esigenze del territorio.

 

Napoli,22/07/08