A BUDAPEST, LA CASA DI CARLOS, LO "SCIACALLO"

Di Agostino Spataro

Dal sito ungherese (http://www.hetek.hu/hatter/200110/a_sakal_oduja) si apprende che Ilich Ramirez Sanchez, alias "Carlos" e/o "lo sciacallo", il venezuelano a capo di una temutissima organizzazione terroristica internazionale, abitò con la famiglia in questa villa, ubicata all'angolo fra la Vend utca (via) e la Kupeczky utca, nell'elegante quartiere di Raszadomb di Budapest.
“A Sakál egykori "búvóhelye" a Rózsadombon. 

“… a terrorvezér majdnem egy tárat beleeresztett az autó ajtajába. Az öt golyóból kettő csupán centiméterekkel kerülte el a kocsiban posztoló egyik őrszemet. Körülbelül éjfél lehetett, mikor Carlos és társai a villához érkeztek, és már órák óta sikertelenül próbálták lerázni a kémelhárítás tisztjeit. Talán csak felfokozott izgalmát, vagy a kudarc miatti dühét vezette le így. 1979. augusztus 29., II. kerület, Vend utca…”

 

Ingresso della villa in Vend utca n. 9
Scheda segnaletica di Ilich Ramirez Sanchez alias Carlos. (foto da Google)
 

 

Uno scorcio della villa. immersa nel verde della collina di Buda, visto dal lato Vend utca.

"... Mentre il 28 luglio 1979, l’MFS segnalava agli organi del ministero degli Interni di Ungheria che Carlos si trovava nella Repubblica Popolare ungherese sotto il nome di Fawaz Ahmed ADIL. In seguito ai provvedimenti adottati per rintracciarlo, l’autorità ungherese costatava che egli aveva in affitto un appartamento Coopturist, nel secondo municipio di Budapest...". 
http://www.misteriditalia.it/lestragi/bologna/relazione%20Mitrokhin.pdf

Carlos con famiglia a Budapest (foto Spiegel)
 

In questo appartamento Carlos abitò con la moglie Magdalena Kopp, militante tedesca, e con il figlio, (vedi foto sopra), parrebbe fino al 1985, quando sarà espulso dal Paese per ordine di Janos Kadar, segretario generale del partito socialista, operaio ungherese.

 

 

La staccionata della villa fa angolo con Kupeczky utca

 

 

 

 

 

Ingresso della villa lato Kupeczky utca

 

Ingresso garage lato Kupeczky utca

 

A proposito della presenza dello "sciacallo" a Budapest da tempo girano voci più o meno attendibili. Mai però era stato indicato, con esattezza, l'indirizzo della sua abitazione. Oggi é noto. Perciò a me, che da quasi mezzo secolo frequento Budapest per ragioni di famiglia, é venuta la curiosità di andare ad osservare (e fotografare) la villa al n. 9 della Vend utca. Probabilmente, ci saranno stati altri covi, ma non ci sono notizie precise.
Il mio interesse si accese dopo aver letto la relazione sul "gruppo Separat", allegata alla risoluzione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta sul “Dossier Mitrokhin”, nella quale si accennava, fra l'altro, alla "pista libanese" (relativamente alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980), in qualche modo, rilanciata dai colloqui avuti da una delegazione parlamentare italiana (Dc. Pci, Psi, Pdup, di cui facevo parte) con Abu Ayad, capo dei servizi d'intelligence palestinesi.    
Ecco il passaggio della relazione sul "gruppo Separat":
• Ai primi di marzo del 1981, la “pista libanese” riprese nuovo impulso a seguito della visita a Beirut di una delegazione di parlamentari 16 Vedi doc. 221.1, fascicolo “O” intestato a Salah Khalaf, nome di battaglia di Abu Ayad, membro del Consiglio centrale dell’Olp e responsabile per al Fatah dell’apparato per la Sicurezza nazionale nonché addetto all’attività informativa in Europa e Medio Oriente, assassinato a Tunisi il 15 gennaio 1991… Khalaf dichiarò di aver fornito alle autorità italiane elementi di prova sulla responsabilità dei neofascisti che si addestravano in Libano. • Al rientro dalla visita in Libano, alcuni parlamentari facenti parte della delegazione riferivano alla stampa il contenuto del colloquio avuto con l’esponente palestinese e l’intera stampa nazionale diffondeva, pertanto, la notizia. • Il 7 marzo 1981, quale diretta conseguenza di queste dichiarazioni, il giudice istruttore richiedeva al SISDE di riferire se rispondeva al vero che il servizio era stato contattato dall’OLP nei termini riferiti dai parlamentari e, ovviamente, il 25 marzo 1981 il SISDE asseriva di non aver avuto contatti con l’OLP.
*Nota n. 18 - La delegazione, in missione in Libano, incontrò Abu Ayad il 5 marzo 1981. Era guidata dall’on. Giuliano Silvestri (Dc) ed era composta da Andrea Borri e Francesco Lussignoli (Dc), Guido Alberini e Giorgio Mondino (Psi), Agostino Spataro e Alessio Pasquini (Pci), Aldo Ajello (Partito radicale), Eliseo Milano e Alfonso Gianni (Psiup). Al seguito della delegazione parlamentare, vi erano quattro giornalisti: Igor Man (La Stampa), Maurizio Chierici (Il Corriere della Sera), Domenico Del Giudice (Ansa) e Vincenzo Mussa (Famiglia Cristiana). All’epoca, presidente della Commissione Esteri della Camera era l’on. Giulio Andreotti.
Siti collegati:
http://www.misteriditalia.it/lestragi/bologna/relazione%20Mitrokhin.pdf

http://www.lavalledeitempli.net/2018/08/03/38-anniversario-della-strage-bologna-nel-1981-beirut-abu-ayad-ci-disse/

Da qui la visita e le foto (mie) della villa. Nulla di clamoroso, per carità. Le pubblico solo per ragioni divulgative, se non proprio giornalistiche. Per quel poco che valgono.  
Per quanto riguarda la terribile attività di Carlos, sono state dette e scritte tantissime cose. Lui stesso ne ha fornito una versione nei processi e mediante numerose interviste e libri autobiografici scritti nel carcere francese dove si trova ristretto per scontare la pena dell'ergastolo. 
In ogni caso, chi desidera documentarsi, approfondire lo spessore del personaggio può cercare su Google dove troverà una messe d'informazioni.  
Il terrorismo é una bruttissima bestia che va condannata e combattuta senza esitazione e senza distinzione di natura e/o di colore. E anche prevenuta. Purtroppo, ancora oggi, questa piaga é abbastanza presente nelle strategie espansioniste e destabilizzatrici di varia tendenza, con risultati a dir poco catastrofici per la convivenza civile e per il progresso democratico dei popoli colpiti. 
Perciò, va rifiutata, combattuta come hanno fatto in Italia le grandi forze democratiche durante i cd. "anni di piombo". Poiché il terrorismo non può essere assunto come metodo di lotta politica. Nemmeno quando si tratta di lotta di liberazione nazionale.
Agostino Spataro
(27 agosto 2018)