UN CARAVAGGIO A MEZZOMONREALE?

 


di Agostino Spataro
 
1…  Le dichiarazioni dell’on. Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia, a proposito delle orribili traversie della “Natività” del Caravaggio rubata nel 1969 dall’oratorio San Lorenzo di Palermo, hanno suscitato un enorme interesse nell’opinione pubblica, nazionale e internazionale, e indotto la magistratura a riaprire le indagini sul clamoroso furto.
La cosa mi ha fatto ricordare una notizia casualmente attinta da un vecchio tomo, credo della seconda metà del ‘700 (?), relativa a un quadro di Michelangelo Merisi, detto il “Caravaggio" che - secondo quella fonte - si trovava nella dimora palermitana dei duchi Colonna Romano di Cesarò, a Mezzomonreale.
Lungi da ogni smania sensazionalistica, desidero segnalare questa sorta di “fumus notitiae”, tutta da verificare, a futura memoria e con il beneficio dell’inventario, nel caso qualcuno volesse proseguire la ricerca per i sentieri contorti dei mercati delle opere d’arte.
Per altro, c’è da dire che se la notizia dovesse risultare fondata non creerebbe problemi di sorta poiché si riferisce a fatti avvenuti qualche secolo addietro e pertanto esclude ogni, eventuale responsabilità di persone viventi.
Al massimo sarebbe considerata uno dei tanti episodi degni di nota che vanno a morire nel sottosuolo oscuro della storia di questa nostra Isola infelice.
Ma andiamo al fatto. Nel 1996, dovendo scrivere un libro sulla storia del mio paesino (1), chiesi ai proprietari del locale castello, appartenuto ai citati duchi Colonna, di potere consultare le carte della “segrezia” che trovai, ammassate, in un anfratto umido del magazzino principale detto “monte frumentario”.
Si trattava di carte di carattere contabile dell’amministrazione del casato, fra le quali rinvenni un grosso tomo, con copertina in pelle giallognola, contenente alcune centinaia di pagine (scritte a mano in bella calligrafia) che mi parvero in carta di riso.
Il librone aveva resistito, eroicamente, a secoli di abbandono, alle aggressioni di topi, di tarme,  all’umidità, all’incuria umana.
A certi “aristocratici” interessa soltanto il “contante”. Talvolta riescono a essere spietati perfino con i loro documenti e monumenti eretti con il sudore del popolo, dei contadini poveri trattati alla stregua di servi. A volte dimenticano di curare i sepolcri degli avi!   
 
2…  Il tomo conteneva un contratto di matrimonio fra un rampollo del casato Colonna Romano, duchi di Cesarò e baroni di Ioppolo G., e una nobildonna palermitana. Spiace, ma non ricordo i nomi dei promessi sposi.
Diedi una scorsa ai due lunghi elenchi degli apporti dotali e in quello del Colonna lessi di un quadro (cito a memoria) di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio che trovasi esposto nel corridoio della residenza (dei Colonna ndr)  palermitana di Mezzomonreale.”
Della tela erano indicati il soggetto e le misure (piuttosto piccole).
Purtroppo, non posso essere più preciso a causa del tempo trascorso e perché non sono in grado di ri-consultare le carte restituite al proprietario.
Oggi, non so dove si trovino poiché il castello (nel frattempo venduto a un privato) è stato ristrutturato e adattato per attività d’intrattenimento.
Tempo addietro, chiesi notizie a un parente dell’ex proprietaria del castello, il quale rispose che “le carte sono state riportate nel magazzino grande del castello e pertanto dovrebbero essere nella disponibilità dei nuovi proprietari”.
Da notare che sopra questo maniero ha sempre aleggiato un certo nonsoché, un aere artistico, autentico o presunto tale, accreditato dal lignaggio dei nobili proprietari e dai loro ospiti, fra i quali, più frequente, Sydney Sonnino, autore d’inchieste memorabili e futuro capo del governo italiano.
Ricordo che, un pò di tempo fa, il compagno della proprietaria, era solito mostrare ai visitatori alcune tele esposte alle pareti della sala dei ricevimenti che- secondo lui- erano di “scuola caravaggesca”.
Nel merito non mi pronuncio sia per scarsa competenza e sia perché il professore, che pure si dilettava con la pittura, tendeva a nobilitare tutto ciò che gli capitava per le mani.  
3...  Invece, considero di un certo interesse la lettera, che trovai fra le sopracitate carte dei Colonna, con la quale Ciccio, barone del Godrano scriveva (nel 1874?) al fratello Lollò (alias Calogero Gabriele, duca di Cesarò), relativamente a una spedizione di quadri da Palermo a Roma che, a sua volta, Lollò avrebbe dovuto inviare a Vienna.
Non certo per un’esposizione ufficiale.
Per capire lo spessore del duca “Lollò” aggiungo che fu fervente patriota e ufficiale garibaldino, (presente ad Aspromonte, a fianco dell’Eroe ferito), cognato di Sydney Sonnino (avendo sposato la sorella Emmelina), deputato alla Camera e molto amico di Francesco Crispi. (2)
Ovviamente, nella lettera non é specificato con nettezza lo scopo della spedizione.
Probabilmente, i due fratelli duchi “bazzicavano” il mercato europeo delle opere d’arte. Non sempre in modo legale.
Nella lettera, Ciccio, per giustificare il ritardo della spedizione, lamenta il rifiuto della soprinten-denza di Palermo a rilasciare le autorizzazioni per il trasferimento delle tele. Tale diniego dovrebbe avvalorare l'importanza straordinaria delle opere.
Per aggirare l’ostacolo, propone di ricorrere a una “tecnica” abbastanza in uso fra gli antiquari e i mercanti d’arte ossia “nascondere” le tele con pitture posticce per poi, una volta giunti a destina-zione, scrostarle e farle tornare all’originale.
Sicuramente, per prendersi tanta pena doveva trattarsi di opere di un certo valore.
Chissà se fra queste non ci fosse il piccolo capolavoro del Caravaggio?

(Ioppolo Giancaxio, 25 giugno 2018) 

Note:
(1) “Ioppolo Giancaxio: fra storia e memoria”, Edizione del Tricentenario, 1996
 
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