“Occidente / Oriente LA FRATTURA”

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Dedicato ad Aldo Moro e a Enrico Berlinguer

(In copertina: soldati Usa all’assalto della Ziqqurat di Ur durante l’aggressione all’Iraq. Il monumento, innalzato dai Sumeri intorno al 2000 a.C., era consacrato al Dio Luna e simboleggiava l’unione cosmica tra Terra e Cielo, tra uomini e dei. Foto da Google)

 Introduzione

La frattura, le fratture

1...           Questo lavoro ha uno scopo prevalentemente archivistico, ma vuole essere anche una  testimonianza del travaglio che stiamo vivendo in questa lunga e confusa fase di transizione dal vecchio al nuovo ordine internazionale.

Ovviamente, muovendo dal punto di vista di una sinistra dispersa ma diffusa la quale, nonostante il crollo del 1989, cerca la via per continuare la sua missione storica e politica, a difesa della pace, dei diritti delle classi lavoratrici e, in generale, dei popoli che più subiscono le conseguenze delle strategie del neo-liberismo dominante. Un compito arduo che implica una diversa lettura della crisi del mondo e, in primo luogo, l’uscita dall’equivoco di scambiare l’attuale globalizzazione neo liberista per quella, di la da venire, propugnata dalle teorie socialiste d’ispirazione marxista.

Oggi, l’umanità è in preda a una contraddizione insanabile. Si assiste alla crescita tumultuosa della popolazione mondiale (più che triplicata nell’arco di 70 anni) e allo scandaloso accentramento della risorse e della ricchezza nelle mani di ristretti gruppi di potere economico e finanziario.

C’è grande incertezza per il futuro dello stesso Pianeta. Si rendono obbligatorie politiche di salva-guardia del "capitale" naturale per salvare la Terra e di equa dis­tribuzione delle risorse per far fronte alla crescita incontrollata della popolazione mondiale passata dai 2,3 mi­liardi (mdl) di perso-ne del 1950 agli attuali 7,2 mld, che saranno 10.5 mld nel 2050.

Purtroppo, sta accadendo l'esatto contrario: aumentano l’inquinamento dei mari, del cielo e della Terra, la produzione di armi di distruzione di massa e l'accentramento della ricchezza e l‘approp-riazione delle risorse strategiche. 

Invece d'includere si escludono masse crescenti d’inoccupati, di neo-poveri, d’indigenti, destinati a all’emigrazione. E' in corso un attacco durissimo allo stato sociale, ai bilanci della sanità, della scuola pubblica, delle pensioni e alle politiche di assistenza in genere.

 

2…         Tutto ciò è assurdo. Non si sa che cosa pensare. Come se al vertice del potere mon-diale si fosse insediata una perfida genìa, una sorta di “governo profondo” detentore di un potere immenso (finanziario, commerciale, tecnologico, mediatico, politico), ai più incogni-to ed esercitato al di fuori di ogni controllo democratico, che agisce in nome del neoliberis-mo trionfante.
In realtà, é una degenerazione evidente del capitalismo produttore, di un’oligarchia che vuole irreggimentare l’umanità dopo averla deprivata dei suoi beni e diritti. 

Per realizzare tali obiettivi ricorre alla guerra, al terrorismo, alla divisione fra i popoli, delle società nazionali; ripudia la pace e la solidarietà fra gli uomini e l’armonia fra essi e la Natura.

Vivere, sopravvivere sono divenuti fattori negativi. 

Le grandi istituzioni finanziarie internazionali (Fmi, Banca mondiale), le agenzie di rating, ispiratrici di tali politiche, hanno indicato, a chiare lettere, l'innalzamento della vita media delle persone fra le cause della crisi attuale.

Per lor signori oggi si vive troppo a lungo. An­che il diritto alla vita umana si assottiglia. L'aumento delle speranze di vita non è salutato come un progresso sociale, ma visto come una grave remora per lo sviluppo.

Ma quale sviluppo?

Forse quello volumetrico e senza qualità imposto dalle multinazionali che stanno impoverendo le masse popolari e avvelenando la Terra, gli oceani, la biosfera?

Questo non è sviluppo, ma solo disumano cinismo di vecchi asserragliati al comando che genera odio e nuove fratture. Che altro dire?

Quando si auspica la morte delle persone (domani, chissà, si potrà anche procurare) per "recupe-rare" quote di spesa sociale da destinare all’accumulazione e alla speculazione private, vuol dire porsi fuori di qualsiasi concezione economica razionale, anche moderata, classista, per en­trare in una visione “liberal - nazista” del governo delle società.

 

3...              Tali politiche hanno creato la più grande frattura sociale e morale, una disarticolazione degli equilibri sociali e rafforzato i nuovi  assetti dei poteri globali che dominano il mondo. Accumulare per che cosa? 

Per produrre, e consumare, beni di lusso e nuovi, terrifi­canti sistemi d’arma, per alimentare vecchi conflitti e scatenarne di nuovi, per impinguare il lucroso mercato delle loro armi?

L’'unico che non cono­sce crisi. Insieme a quello delle droghe. Armi e droghe: il binomio “vincente”.

I sedicenti  “potenti della Terra” hanno bisogno della guerra come dell’aria per respi­rare!

Altre fratture, di varia natura e portata, sono in atto in altre parti del pianeta (anche all’interno dei paesi più ricchi) fra l’Occidente, oggi unificato sotto le insegne di un neo-liberismo aggressivo e impenitente, e talune grandi aree geo-politiche povere e/o in via di sviluppo del Sud e dell’Oriente.

Particolarmente preoccupante appare quella provocata nell’area mediorientale e del Mediterraneo,  dove convergono le propaggini di tre continenti (Africa, Asia ed Europa) che hanno dato vita a culture diverse e feconde, a storie e a civiltà grandiose.

Vale la pena concentrare l’attenzione su tale frattura perché è la più grave e, a noi, più vicina.

Le guerre non hanno risolto i problemi preesistenti, anzi, li hanno aggravati.

Con esiti disastrosi per la stabilità degli Stati e per le condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni civili, vittime di eccidi e di malattie, e pertanto indotte alla fuga, all’esodo di centinaia di milioni tra  profughi e migranti.

Di questo passo, l’umanità sarà trascinata in un vicolo cieco. Bisogna cambiare l’approccio ai problemi di quest’area fondamentale del mondo, dove, per altro, sono “immerse” l’Italia e gran parte dell’Europa; lavorare per una nuova prospettiva politica. Si può fare.  

A condizione di liberare il campo da ogni ingerenza esterna e di riavviare il dialogo fra i popoli e gli Stati della regione. Arabi, europei, africani insieme per risolvere la “questione”, all’insegna dell’interdipendenza economica, non autarchica ma aperta al mondo, mediante un fecondo dialogo di pace mirato a favorire il progresso laico e democratico. 

Nel Mediterraneo e nel Medio Oriente si dovrà passare dal conflitto alla cooperazione,  reciproca-mente vantaggiosa, per creare un nuovo polo dello sviluppo mondiale.

Questa è la sfida del secolo, il punto politico dirimente, purtroppo osteggiato dalle vecchie e dalle nuove superpotenze!

 

L’Europa senza progetto.

 

1...              Dopo l’implosione del sistema statalista sovietico, i vincitori neo-liberisti promisero al mondo più benessere, più libertà, più giusti­zia, più democrazia, una più equa ripartizione delle risorse e dei beni, della ricchezza prodotta sul Pianeta.

Furono promessi un nuovo ordine internazionale, la pace e la prosperità, il lavoro e i di­ritti a tutti gli abitanti della Terra.

La “globa­lizzazione” dell’economia e dei mercati avrebbe garantito il supera­mento delle vecchie “fratture” derivate dalla “guerra fredda”, degli squilibri sociali e territoriali.

Davvero un bel programma che, però, non ha retto alla prova dei fatti.  Anzi, si è dimostrato ingan-nevole. Nell’ultimo trentennio, infatti, si sono acuite le contraddizioni e alle fratture preesistenti se  ne sono aggiunte di nuove, più pericolose e laceranti.

E’ tornata la “guerra fredda” fra le potenze della Nato e la Russia, mentre il pianeta sembra essere entrato in un vortice di guerre e violenze, d'inquinamenti, di fame e malattie, di diritti negati e/o conculcati e di … arricchimenti scandalosi.

Come rivela un rapporto Oxfam: “ 8 uomini possiedono la stessa ricchezza (426 miliardi di dollari) di 3,6 miliardi di persone. Dal 2015, l’1 per cento della popolazione possiede la maggior parte della ricchezza mondiale. Al momento otto uomini possiedono il corrispettivo della ricchezza del 50 per cento della popolazione mondiale…”

Una disuguaglianza smisurata, offensiva della dignità umana e della convivenza pacifica. Una frattura incolmabile da… non far sapere in giro.

Sarà un caso, ma un mese dopo la pubblicazione del rapporto del gennaio 2018, la Oxfam è “caduta” su uno scandalo sessuale e rischia di scom-parire per sempre.

Con i suoi dissacranti rap­porti annuali.

 

2...           Fra Occidente e Oriente la frattura più profonda e destabilizzante, anche perché presenta risvolti d'ordi­ne culturale e morale, è quella in atto nella cosiddetta “regione Mena” che include l’area del Mediterraneo e del Medio Oriente.                    

Alle antiche incomprensioni, agli odi razziali si sono aggiunte le false rappresentazioni dell’altro, le guerre “umanitarie” e religiose, i terrori­smi, le “primavere” etero dirette, i flussi migratori incontrol-lati. Una situazione esplosiva che rende insanabile la rottura.

“Mena” è la nuova strategia Usa per il Mediterraneo e il Medio Oriente che, con l’ausilio di alcuni paesi europei, in primo luogo della Francia di Sarkozy, ha bloccato sul nascere un processo ben strutturato, avviato con gli accordi intergovernativi di Barcellona (1995), sul partenariato euro-arabo-mediterraneo finalizzato al consolidamento della pace nella regione e nelle zone contigue, alla cooperazione economica, tecnica e politica fra gli Stati e le diverse entità sovranazionali.

Il massiccio, diretto intervento Usa nella regione ha degradato il ruolo dell’Unione Europea nell'area: da prima potenza economica e commerciale a comprimario subalterno. Il Dialogo euro-arabo è stato cancellato dall’agenda internazionale. 

Al suo posto c’è “Mena” che tende ad affermarsi in un contesto di guerra, di terrorismi e di spolia-zioni delle risorse naturali e fi­nanziarie, ecc.

Tutti fattori che hanno trasformato il Mediterraneo e il Medio Oriente in aree ad alta densità di conflitti.

La differenza fra i due progetti sta nelle divaricanti finalità e nei mezzi per conseguirla. “Mena” è un progetto neo-colonialista, espansionista perfino, mentre il partenariato euro-mediterraneo puntava sulla pace e sullo scambio reciprocamente vantaggioso, sul progresso condiviso e sul rispetto dei diritti umani. Vedi (https://www.agoravox.it/Siria-perche-Il-cerchio-mena.html)

Dopo l’11 settembre gli Usa, con il sostegno di varie coali­zioni di paesi Nato, hanno iniziato a destabilizzare il Medio Oriente, estromettendo, sul piano geo-strategico, l’Unione Euro­pea che poteva giocare un ruolo primario di pace e di mutua comprensione.
In meno di un ventennio (2001-18), sono stati azzerati trent’anni di politiche comunitarie e, fatto ancor più grave, la prospet­tiva di Barcellona che puntava a coinvolgere i Paesi rivieraschi attorno a una piattaforma condivisa.
L’Unione Europea, così malridotta anche per responsabilità della sua eurocrazia, non ha più un progetto credibile per quest'area vitale del mondo. La sua unione (incompiuta) é sottoposta a un poderoso attacco politico, economico, istituzionale e territoriale (Brexit, movimenti secessionisti, populisti, ecc,) che mira a debilitarla, a restringerla, per indurla ad allinearsi e a rinunciare alla sua aspirazione di terzo polo del nuovo ordine in­ternazionale. 

 

3...              Attualmente, la linea della “frattura” si attesta lungo il tragico per­corso che dalla marto-riata terra di Palestina si snoda, attraverso il Libano, la Siria, l’Iraq, fino all’Afghanistan.

Tale linea obbedisce, anche fisicamente, a uno schema ben definito di carattere politico, economi-co, militare e perfino religioso (antisciita).

Dopo l'Afghanistan, l'Iraq, la Libia, lo Yemen, il Libano, i Territori palestinesi e la Siria, potrebbe essere la volta dell’Iran che, forse, gli strateghi di Washington si riservano per ultimo, pur avendolo collocato in cima della loro “lista nera”, giacché senza il controllo politico e militare del paese degli ayatollah non si potrà far “quadrare” il “cerchio Mena”. 

Per imporre tale strategia sono stati provocati disastrosi eventi bellici che hanno fatto saltare i preesistenti, precari equilibri nel M.O. e nel Mediterraneo, generando il caos e/o favorendo terrorismi di varia matrice politica e religiosa. Così operando si acuiranno i conflitti vecchi e nuovi. In primo luogo quello, infinito, fra palestinesi e israeliani occupanti. 

Per realizzare questi piani è stata creata una sorprendente triangolazione fra Usa, Israele e Arabia Saudita che l’elezione di Donald Trump ha pericolosamente rafforzato e rilanciato.

Stranamente associati, questi tre governi impiegano ingenti risorse militari e finanziarie per “normalizzare” i Paesi recalcitranti e, al contempo, innalzare una sorta di “grande muraglia” per impedire alla Russia lo sbocco verso Sud e alla Cina quello verso ovest. 

Un cruccio antico che si ripropone...  (a.s.)