Interviste ( A cura di C.Benfante)

Migranti a Parigi

Immigrazione, la moderna schiavitù

Intervista ad Agostino SpataroIntervista

Fra i problemi più spinosi per l’Italia, l’immigrazione occupa un posto cruciale nei programmi elettorali di tutti i partiti politici. C’è chi propone di blindare i confini, chi vede nei migranti l’unica soluzione alla decrescita demografica italiana, raramente vengono analizzate le cause del fenomeno. Immigrazione, la nuova schiavitù.

Dopo un interminabile e pericoloso viaggio, vero e proprio traffico di esseri umani che arricchisce criminali, i migranti, una volta sbarcati in Italia, spesso finiscono in un'altra catena di sfruttamento, costretti a lavorare in nero per miserabili paghe.

"Immigrazione, nuova schiavitù" è un libro (Edizioni Centro Studi Mediterranei) che presenta un punto di vista controcorrente sull'immigrazione. Quali interessi vi sono dietro i flussi migratori? Quali politiche servirebbero per risolvere "un'emergenza" senza fine? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Agostino Spataro, già deputato nazionale del PCI, autore del saggio in vendita nelle librerie Feltrinelli, su Amazon e IBS.

— Agostino Spataro, innanzitutto, perché ha deciso di dedicarsi al tema dell'immigrazione?

Agostino Spataro, già deputato nazionale del PCI
© Foto: fornita da Agostino Spataro
Agostino Spataro, già deputato nazionale del PCI

— Seguo questo tema fin dagli anni '80, quando ero deputato del partito comunista italiano alla Camera. Mi occupavo di mondo arabo e Mediterraneo e quindi dell'incipiente fenomeno dell'immigrazione. Oggi, alla luce dei grandi problemi esistenti e del dibattito deviante anche nell'ambito delle forze progressiste, ho cercato — con questo libro — di offrire un contributo, controcorrente e da sinistra. Anche per evitare, a mio giudizio, taluni errori di valutazione e per riportare il discorso nel giusto canale dell'accoglienza nella legalità. Perché noi non siamo contrari all'immigrazione, ma deve essere regolata, legalizzata e compatibile con le reali esigenze dello sviluppo economico e sociale dell'Italia.

— Già dal titolo si capisce che lei parla del fenomeno immigrazione come di una moderna schiavitù. Che cosa intende?

— Io propongo una lettura controcorrente, diversa da quella che si fa in televisione e sui giornali. Ritengo, che al di là dell'importantissimo aspetto umanitario sui disagi e sulle sofferenze della gente che arriva in Italia e in Europa, vi sia un problema di gestione a dir poco discutibile da parte di certe associazioni che non danno agli immigrati un'accoglienza dignitosa e/o li sfruttano con il lavoro nero. Tutto ciò avviene nell'ambito di un disegno più ampio delle forze economiche dominanti che è quello di usare la manodopera a basso costo per destrutturare il mercato del lavoro europeo, a danno dei nostri disoccupati giovani e non solo.

È un problema molto serio che la sinistra dovrebbe affrontare in termini di solidarietà nella legalità, promuovendo un'alleanza fra gli immigrati regolari e i lavoratori italiani ed europei contro il nemico comune che sono i profittatori, gli speculatori.

— Gli immigrati dall'Africa dopo le fatiche immense di un viaggio estremamente pericoloso si ritrovano spesso a lavorare in Italia sfruttati. Alla fine quindi iniziano un altro viaggio di sofferenza, no?

— Nel libro, infatti, parlo di due "catene" di sfruttamento. La prima, organizzata da gente senza scrupoli, da criminali violenti, che parte dai Paesi di origine, dal centro Africa per esempio, e arriva fino in Libia e che, da qui, prosegue, attraverso il Mediterraneo, verso la  Sicilia e le altre regioni meridionali.

Una volta che gli immigrati approdano in Italia vi è una seconda catena di sfruttamento gestita da diverse associazioni che mirano ad accaparrarsi i contributi statali. Moltissimi fra questi immigrati vengono sfruttati in agricoltura, nell'edilizia, nella ristorazione ecc, con paghe miserabili per 10-12 ore di lavoro al giorno.

Copertina del libro Immigrazione. La moderna schiavitù di Agostino Spataro
© Foto: fornita da Agostino Spataro
Copertina del libro "Immigrazione. La moderna schiavitù" di Agostino Spataro

— Spesso si parla di persone razziste, intolleranti verso gli  immigrati. Che cosa ne pensa?

— Si vuole rappresentare l'Italia come un Paese razzista. Ovviamente, i razzisti ci sono. Come esistono in altri Paesi. Tuttavia,  siamo in presenza- a mio parere- di una forzatura, di una mistificazione che vorrebbe dividere gli italiani in razzisti e buonisti. In realta, si tratta di due rumorose minoranze, di due opposti che alla fine convergono: da un lato una subcultura xenofoba che rifiuta l'immigrato per principio e dall'altro lato una visione "buonista" che non si fa carico di tutti i problemi (e dei diritti) delle comunità d'origine e di accoglienza.

Chi è, dunque, il vero razzista? Il lavoratore che si preoccupa di perdere il posto di lavoro? La vecchia signora che si lamenta per certi disagi che riscontra nel suo quartiere? O chi organizza e sponsorizza questi traffici per trarne vantaggi e profitti scandalosi? Queste sono le domande cui bisogna rispondere.

Senza dimenticare che esiste un'altra contraddizione evidente ma quasi ignorata: in Italia non abbiamo solo l'immigrazione, ma anche l'emigrazione. Negli ultimi anni, infatti, si assiste a una ripresa fragorosa dell'emigrazione; centinaia di migliaia di giovani italiani, diplomati e laureati, lasciano l'Italia e vanno a lavorare all'estero. 

— La sua critica è molto chiara, ma una domanda sorge spontanea: come andrebbe gestito questo fenomeno a partire dagli sbarchi fino alla tappa successiva dell'accoglienza?

— Non ho la ricetta perfetta. E' necessario avviare una riflessione fra tutte le forze sinceramente impegnate in questo campo e determinate a coniugare accoglienza e solidarietà con la legalità.

Si continua a parlare di "emergenza immigrazione". Ma l'emergenza è qualcosa che può durare alcuni mesi. Se dura vent'anni e più, come sta durando, non è più un'emergenza, ma un processo lungo e convulso, in qualche misura organizzato.

Oltre l'emergenza, il fenomeno va considerato in una visione nuova e affrontato con proposte chiare e ben mirate. In primo luogo, penso ad accordi di emigrazione bilaterali e multilaterali, fra i singoli Paesi europei, fra l'Unione europea e i Paesi di origine dei flussi migratori.

A tal fine, servirebbe una conferenza internazionale dell'immigrazione fra l'Unione europea e i Paesi di provenienza per affrontare insieme le linee programmatiche, la questione degli aiuti allo sviluppo locale e in genere gli aspetti umanitari, giuridici e legali. Un'immigrazione regolare, controllata, assistita é possibile. A tal fine, andrebbe reintrodotto l'atto del richiamo, un istituto che ha consentito a milioni di emigranti italiani di potere essere accolti e inseriti, legalmente, in tanti Paesi d'Europa e delle Americhe.

— Da una parte i giovani italiani scappano all'estero per trovare lavoro, d'altra parte arrivano giovani e disperati immigrati in Italia per lo stesso motivo. Il quadro non è dei migliori. Lei come vede il futuro del Paese, è ottimista?

— Intanto bisogna capire perché questo avviene. Nulla succede a caso. Certo, vi sono situazioni drammatiche in varie parti del Sud del mondo. Tuttavia, a me pare che il fenomeno, così come si sta manifestando, é promosso, organizzato, non solo dagli sfruttatori di vario tipo, ma anche da certe oligarchie economiche e finanziarie che vogliono importare il terzo mondo nel primo, cioè in Italia e in Europa, per realizzare un abiettivo ambizioso quanto immorale: produrre a costi da terzo mondo e vendere a prezzi da primo mondo.

Il futuro dell'Italia dipende da diversi fattori. I flussi migratori sono una componente importante. Il futuro dell'Italia, dell'Europa dipende anche dalla loro crescita (o decrescita) demografica.  Abbiamo bisogno dell'immigrazione che, però, deve avvenire nella legalità e nella solidarietà. Sotto l'egida degli Stati e degli organismi internazionali preposti.

— Vorrebbe aggiungere qualcos'altro?

— Credo sia necessario pensare a un serio progetto nazionale ed europeo sull'immigrazione. Tenendo ben presente la differenza esistente fra profughi e altri flussi di migranti. I profughi hanno una priorità tutelata dalle convenzioni internazionali e pertanto devono essere accolti nel migliore dei modi, ripartendoli equamente fra i vari paesi europei.

Infine, un concetto nuovo, trattato nel libro, é quello delle responsabilità politiche e materiali dei Paesi che, con le loro guerre, aggressioni provocano morte, distruzioni e grandi flussi di profughi. Oltre alla responsabilità morale, a questi Paesi, in genere molto ricchi e militarmente potenti, va attribuito l'obbligo dell'accoglienza e della ricostruzione dei territori distrutti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.