ACQUA: LA PRIVATIZZAZIONE AUTORITARIA

Di Agostino Spataro

(L'articolo, del 2009, illustra un momento di acuta tensione sociale verificatosi in metà dei Comuni dell'agrigentino che rifiutarono di consegnare le reti idriche cittadine a "Girgenti acque". Allora l'assalto fallì grazie alle coraggiosa resistenza dei sindaci, dei consigli comunali e delle popolazioni. Nei prossimi giorni vorrebbero riprovarci, con il sostegno dei commissari inviati da questa "rivoluzionaria" Regione. L'acqua è un bene comune e non può essere privatizzata ad ogni costo, contro la volontà popolare. Da cittadini e da utenti ci opponiamo! Chiediamo ai deputati regionali e nazionali, agrigentini e siciliani, di far conoscere alle popolazioni minacciate dal provvedimento la loro opinione sull'argomento e sulle iniziative parlamentari che intendono intraprendere. Oppure dicano chiaramente di essere d'accordo con le pretese della società privata! Restiamo in attesa di gradito riscontro. a.s.)

L' ACQUA AI PRIVATI AFFARI E STANGATE

Di questopasso, la privatizzazione della gestione dell' acqua in provincia di Agrigento si farà solo con l' intervento di commissari e della forza pubblica. Esagerazione? Per giudicare basta seguire la lunga e controversa procedura di aggiudicazione alla società "Girgenti acque" della gestione trentennale e i più recenti contrastati episodi di consegna obbligata delle reti locali ai funzionari della società. A Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di "Girgenti acque" si sono scontrati con le popolazioni asserragliate in municipio per impedire la consegna delle reti cittadine. I funzionari si sono arresi e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell' avvenuta consegnai questo passo, la privatizzazione della gestione dell' acqua in provincia di Agrigento si farà solo con l' intervento di commissari e della forza pubblica. Esagerazione? Per giudicare basta seguire la lunga e controversa procedura di aggiudicazione alla società "Girgenti acque" della gestione trentennale e i più recenti contrastati episodi di consegna obbligata delle reti locali ai funzionari della società. A Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di "Girgenti acque" si sono scontrati con le popolazioni asserragliate in municipio per impedire la consegna delle reti cittadine. I funzionari si sono arresi e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell' avvenuta consegna. Roba d' anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l' autoritarismo. Sì, perché, a parte la questione specifica, in questa vicenda, unica in Sicilia e forse anche in Italia, vi sono elementi e comportamenti che - a mio parere - mettono in discussione taluni diritti fondamentali che la Costituzione attribuisce alle autonomie locali, soprattutto in materia di gestione dei servizi locali. Senza dimenticare il particolare che lo Statuto siciliano prevede la costituzione dei «liberi consorzi di Comuni», al posto delle attuali Province. Ma dove si vuole arrivare? Si tratta di diritti inalienabili di fatto mortificati da leggi nazionali e regionali quasi sempre approvate in sordina (con emendamenti cammellati) da maggioranze "trasversali". Trasversalità che nessuno capisce, specie quando serve per imporre la privatizzazione di servizi come la gestione di beni comuni quali sono l' acqua, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Leggi raffazzonate, contorte, difficili da applicare, se non per mezzo di commissari a ripetizione e domani, chissà, di battaglioni di carabinieri. Tutto ciò accade in una regione con uno Statuto di autonomia molto speciale, con un governatore che è leader di un Movimento per l' autonomia. Evidentemente, tutta questa traboccante autonomia si ferma a Palermo, a esclusivo appannaggio di una cerchia ristretta di politici e potentati, e non arriva ai municipi, ai cittadini i quali, dopo lo sconcio dei 27 Ato rifiuti, dovrebbero ingoiare, anche per il servizio idrico, una deficitaria gestione e le esose tariffe di improvvisate società private. Come, appunto, sta accadendo in provincia di Agrigento, dove da tempo è in atto uno scontro durissimo fra la maggioranza dei sindaci (30 su 43) e la quasi totalità delle popolazioni contro la presidenza dell' Ato idrico, l' Agenzia regionale per l' acqua e i rifiuti (ex commissariato) e la società "Girgenti acque", alla quale è stata aggiudicata, con atto d' imperio fra Natale e Capodanno del 2006, la gestione trentennale dei servizi idrici dell' intera provincia. Un affare per centinaia di milioni di euro, sbloccato mediante l' intervento sostitutivo di un commissario ad acta inviato da un altro commissario. Aggiudicazione contestata e impugnata dai sindaci davanti al Cga. Nell' attesa del pronunciamento, la situazione resta in movimento e per nulla scontata. Infatti nel frattempo è cambiato il presidente della Provincia (che è presidente dell' Ato idrico). Il nuovo, Eugenio D' Orsi dell' Mpa, ha dichiarato che quel natalizio contratto «è stato fatto con i piedi... perché penalizza l' utenza invece di avvantaggiarla». Ai controversi passaggi giuridici e formali bisogna aggiungere l' anarchia funzionale che caratterizza questa prima fase di gestione della "Girgenti acque", la sua inaffidabilità economica, le tariffe salatissime, i conflitti di competenze fra società, Comuni ed Eas per l' utilizzo e la sistemazione del personale e la gestione delle reti e degli impianti. Un quadro preoccupante. Domani se ne discuterà ad Agrigento nel corso di una manifestazione pubblica, cui parteciperanno sindaci e consiglieri comunali di altre province siciliane. Sarà presentata anche una bozza di proposta di legge di iniziativa popolare per ripristinare la facoltà dei Comuni di scegliere fra gestione pubblica e privata. Una scelta di libertà, oggi negata. Domanda: a sostegno della richiesta dei cittadini non si potrebbe presentare all' Ars una proposta di legge di iniziativa parlamentare, magari con carattere d' urgenza?

AGOSTINO SPATARO 27 febbraio 2009 sez.