VARIE SFUMATURE DI ROSSO.......

GIOCO DELLE PARTI NEL PD ?

Di Agostino Spataro

1… Il sistema politico italiano si sta avvitandosu se stesso, allontanandosi, progressivamente, dai cittadini, dalle istanze, dalle pulsioni più vive della società. Certo, per effetto della perdurante crisi economica e sociale, ma anche per carenze di credibilità, di affidabilità degli attori politici. Si è creato un disagio piuttosto diffuso al fondo del quale si agita come un grumo d’insofferenza e di protesta che potrebbe essere usato per disegni di predominio, anche destabilizzanti.
Disagio, in gran parte, motivato che reclama una svolta radicale per ristabilire il buongoverno e la  legalità e l’autorità dello Stato democratico e dei suoi organi amministrativi, sulla base di politiche d’inclusione sociale e non di emarginazione, come sta avvenendo.
Anche questo è gufismo? Anche se così fosse interpretato, tale “epiteto” non mi turba poiché, vivendo in un paesino* detto dei “cucchi” (gufi), sono abituato a convivere, in armonia, con gufi e barbagianni (veri).
Ma, lasciamo l’ornitologia e andiamo alle preoccupazioni sicuramente legittime che non vanno rimosse con le battutine, ma valutate nella loro effettiva importanza.
Il campo è vasto, perciò desidero soffermarmi su talune tendenze, convulsioni addirittura, che si manifestano nella vita interna delle tre principali rappresentanze parlamentari. Meno nei partiti che, purtroppo, sono stati ridotti a meri strumenti di potere più identificabili con i rispettivi “leader” che con i loro mutevoli acronimi.
 
2… Inizio con il movimento di Grillo, che tante speranze aveva acceso negli spiriti semplici, il quale sembra voler esorcizzare la crisi espellendo il dissenso e ammutinando il consenso; seguono  il partito di Berlusconi che non riesce a bloccare l’emorragia di voti e d’iscritti e stenta a ritrovare un ruolo primario, la via della risorgenza e quello di Renzi che “trionfa” alle europee, conquista nuove regioni, ma perde (in valori assoluti) fette cospicue del suo elettorato (Emilia), si spacca in Parlamento e cala vistosamente nei sondaggi. Vincere?
Attenzione, compagni. Oggi, in Italia, è facile vincere la “guerra” contro avversari piuttosto malmessi, ma si può perdere il dopoguerra.
Da tale contesto si originano preoccupazioni, interrogativi, anche inquietanti, che non trovano risposte convincenti e, soprattutto, riforme, progetti, atti concreti di positivo cambiamento.
In particolare, colpisce un dato politico raramente considerato: la crisi (mi auguro irreversibile) del leaderismo che è l’anticamera dell’autoritarismo.
Soprattutto in Italia corrisponde a concezioni e pratiche elitarie e cialtronesche che contrastano, di fatto, con lo spirito della vigente Costituzione e con la tradizione politica ed elettorale italiana.
Ma, davvero, si possono affidare le sorti di un paese, di una delle economie più importanti del pianeta ad un “sol uomo” che, per altro, detiene anche il potere di nominare il Parlamento e gli organi amministrativi e di controllo?
Non so a voi, ma a me sembra una bizzarria, una pericolosa “stravaganza”.
D’altra parte, l’esperienza di questo ventennio dimostra che i leader, avvicendatisi al governo e alla direzione dei partiti, hanno solo aggravato la crisi italiana che, nell’ultimo lustro, è divenuta recessiva.
 
3… La condizione generale del Paese, infatti, continua a degradare, con particolare accanimento nelle regioni del Sud (che ancora esiste!), senza che s’intravveda una luce in fondo al tunnel.
A destra e a sinistra si brancola dentro un mondo avvolto nelle tenebre del malaffare e della mala politica (il bubbone scoppiato a Roma ne è l’esempio più clamoroso), dove ogni ombra che si muove, controcorrente, è percepita come nemica.
Ancora una volta, la politica, l’informazione, compresi quei, vacui chiacchiericci lottizzati dei salotti  televisivi, arrivano dopo i provvedimenti della magistratura.
Ritardo colpevole poiché conferma la necessità di garantire un’autonomia responsabile ai magistrati e, al contempo, di attuare una riforma profonda del sistema politico e della legislazione elettorale, restituendo ai cittadini il diritto (ribadito, con sentenza, dalla Corte costituzionale) di potere eleggere i propri rappresentanti in Parlamento e nelle altre assemblee elettive.
Per essere chiari: non abbiamo bisogno di altre “porcate”, ma di una legge elettorale sufficientemente proporzionale e che re-introduca il voto di preferenza per tutti i candidati, compresi i capilista. Secondo il principio di uguaglianza, non vi può essere diversità di trattamento fra candidati. 
 
4… Il caso del PD è certamente il più controverso. Si ha, infatti, la sensazione che in questo partito si stia svolgendo una sorta di “gioco” delle parti secondo un copione dettato dalla contingenza e dalla necessità di tenere unito questo grande contenitore elettorale che minaccia di franare, di andare in cocci. Che cosa sono questi mal di pancia, queste dissociazioni, divisioni che si verificano, frequentemente, all’interno dei suoi gruppi parlamentari?
C’è molta agitazione ma senza conseguenze apprezzabili. Si odono soltanto clamori che paiono funzionali alla necessità di “coprire” politicamente e trattenere aree, pezzi di elettorato, soprattutto di sinistra, che minacciano di abbandonare il carro di Renzi.
L’astensionismo nelle recenti regionali emiliane è un pericoloso campanello d’allarme, forse l’ultimo avviso ai naviganti a cambiare rotta se vogliono evitare l’annunciata tempesta.
Il grande problema è quello di mantenere unito il bacino elettorale del PD. Ma come fare?   
Semplice, trasformandolo in una forza pigliatutto (addirittura in “partito-nazione!), flessibile,  interclassista e contraddittoria più della defunta DC; in partito di governo e di lotta, ma non troppo di lotta solo quanto basta per tenere buono l’insofferente elettorato, almeno fino alle prossime elezioni, anticipate o meno.   
Questa è la percezione che molti hanno tratto dalle rituali distinzioni, astensioni, uscite dall’Aula,  voti contrari, da certe dichiarazioni di fuoco, dagli scioperi generali convocati fuori tempo massimo ossia quando la materia del contendere è diventata legge.( vedi questione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori). Insomma, varie sfumature di rosso per ravvivare il ruolo delle parti in gioco, per stemperare il dissenso, le tensioni, per tenere accesa la speranza di un cambiamento nel senso del progresso e dell'equità sociale.
                                    Agostino Spataro
 
(4 dicembre 2014)
 
 
*  Joppolo Giancaxio (Ag.)