Il nuovo libro di Agostino Spataro

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PENSIERI CORTI - I giardini della brigata

SCHEDA DEL LIBRO:

Il libro, pagine 186, codice ISBN: 9788891073631, prezzo di copertina Euro 14, è vendita è in vendita nella catena delle Librerie Feltrinelli o direttamente su “ilmiolibro.it” e in diverse librerie online.

E’ anche su Amazon in edizione Kindle a 2,20 Euro con il titolo “I giardini della nobile brigata”.

 

INTRODUZIONE

Al mio improbabile lettore

Di questo libro farò stampare soltanto due copie: una per docu­mentazione personale e un’altra per il mio, improbabile lettore al quale rivolgo la seguente nota.

Inizio con un dubbio: che cosa è questo testo? L’antiromanzo o una banalità spalmata sotto forma di “giardini”? Boh!

Quelli che qui presento sono diciannove giardini. Un piccolo Eden fuori di schema, dove convivono il bene e il male, cui sono ricorso per evitare la fredda gerarchia “capitolare”(capitoli, sottocapi­toli, pa-ragrafi, ecc) che, come nella vita militare, piega la libertà dell’autore e del lettore verso una rigidità reggimentale.

Si sarà capito che io, ormai sciolto da ogni contratto, scrivo quasi per esigenze “terapeutiche”, per combattere la nostalgia di una  vita spesa al servizio degli ideali socialisti e l’angoscia, che ogni tanto riaffiora,  di chi cerca l’errore e non lo trova.

D’altra parte, fra me e questo ignoto lettore non c’è alcun vincolo: siamo liberi entrambi, anche d’ignorarci.

Vorrei solo rassicurarlo che questi “pensieri”, sono corti, alcuni  anche contorti, ma sono, prima di tutto, liberi da ogni stereotipo, anche da certe cristallizzazioni della sinistra, frutto della mie esperienze politiche e di vita, dei miei viaggi.

Insomma, farina del mio sacco, anzi del mio porcellino salva-pen­sieri che ho svuotato per l’occasione.

Pensieri da tempo maturati e oggi liberati e proposti, un po’ alla rinfusa, secondo un ordine, direi, florovivaistico, quasi umorale.

Per quelli provenienti da altri“sacchi”sono indicati il nome e la fonte. Buona o cattiva farina? Bisogna farne pane per giudicarla.

Cose vecchie e recenti (talune non condivise) fra le quali si po­tranno incontrare fatti e personaggi di respiro nazionale e internazionale, luoghi della memoria e del dubbio, epi­sodi attinti dalle cronache consolatorie della provincia siciliana; sogni, bisogni e aspirazioni dei meno abbienti, ar­roganze e me­schinità dei potenti, ecc.

E anche qualche inesattezza e/o ovvietà. Capita quando si lavora appartati e soltanto con mezzi propri. Il tutto riportato, a volte, in chiave ironica, autoironica, per la nostra salvezza. Poiché, chi è capace di (auto) ironia è mezzo salvo.

Infine, un’avvertenza. Se questo improbabile lettore decidesse di visitare i miei “giardini”, lo esorto a farlo con rispetto, in punta di piedi, per non calpestare le aiuole… (a.s.)

 

Budapest, marzo 2014                               


 

ALCUNI TITOLI CONTENUTI NEI 19 GIARDINI

 

Il giardino delle fontane zampillanti

Messico e…Lila; Il padrone dell’orizzonte; Bella di notte; Alla Quisquina, nelle terre del socialismo spontaneo; La casbah: memoria e intelligenza della città araba; Vasary Tamas, il mistico della musica ungherese; Una notte damascena; Alessandria; Palermo di Buenos Aires; Nel magico paese di Magan; Il potere idrico: la meraviglia di Iguazù

 

Il giardino della sapienza a… buon mercato

Resurrezione: una promessa o una minaccia?; Schiavi; Comunismo; Oriente e Occidente;

Popolo e forze dell’ordine; Immortalità?; La sede dell’anima; Viaggiare, un diritto umano; Della tolleranza;

Quando un ateo favorisce la costruzione di una moschea; I doveri della (nuova) sinistra;

Urge una nuova idea di salvezza; Negli spazi anonimi della civiltà; Riflessioni sopra un tappeto afghano; Quella volta, Federico a Gerusalemme

 

 

Il giardino delle visioni notturne

 

I Lestrigoni sono fra noi; La profezia; Il potere dello zero; Sicilia: suolo e sottosuolo;La torre di Auckland; L’uccello di Andreotti; Chi fu veramente Giuda Iscariota?; La quarta Roma; La Bibliotheque Mazarin; L’assassinio di Aldo Moro; I figli dei Templari?; La bella morte; Vaghiamo bendati.

 

 

 

 

Il giardino dei frutti amari

 

La chiave dell’acqua; L’equità della pistola;

Inclusione o esclusione: questo è il problema!

Una questione fonetica; L’industria del reato; Azienda - Italia; Domandare o spiare?;

Mondo arabo: suolo e sottosuolo;

In Cina, quando ancora il sole illuminava il giorno; Gerusalemme: fra santità e conflitto; Il pozzo di Sofia

 

Il giardino delle nequizie

 

Sterilizzare i piccioni e gli…indiani;Il capolavoro dei ricchi; Il sogno dei tiranni; La circoncisione femminile; L’illusione del governo apolitico; Repubbliche ereditarie;

Il Papa polacco; Grecia, l’alternanza fra due… famiglie;

Lo strano crollo dell’Unione sovietica; Il potere delle sette; Ricchi e cretini; La dittatura degli investimenti;

Petrolio e dittatura; I delitti dei medici; L’economia del terrore; Usa, le guerre non vinte.

 

Il giardino delle armonie terrestri

 

Erice cilena; Ellade! Ellade!; Malta ovvero la Sicilia senza la mafia; Prevedibile; Ancora buone notizie dall’America del Sud; Rio Paranà; La Croce del Sud; Elogio del gelso rosso di Sicu-liana; La pecora nera; La residenza sulla Terra; Sulla tomba di Neruda;  Mercedes Sosa; La dolce canzone dell’acqua; Ombra infedele;

 

Il giardino delle foglie appassite          

 

La danza de la Muerte; Dalla cucina alla latrina; Fatiscente eternità; Gorbaciov o del corpo del reato; Il mio paese-voliera; Agrigento: da metropoli a necropoli; Il dono dell’ambiguità;

Il cimitero dei miti; Legofagi o mangiatori di leggi; La Sicilia dei “Vicerè”; Il Nobel ai “cartoneros” di Buenos Aires; L’eterna incompiuta: il tempio di Zeus Olimpico

 

Il giardino dei tormentati affetti

 

Amore per i cani e crudeltà verso gli umani;

Matrimonio e funerale;La porta dell’amore;

I siciliani, secondo Pirandello; Vita beata dei sicelioti:

Al funerale di Amalia.

           

Il giardino delle apparenze

 

I morti volanti;La pseudo- democrazia dell’alternanza;

Miseria nascosta; Il pozzo Dominici; Chant- Clair;

Gli “amici della Noce”; Il dramma dell’errore non trovato;

La sacralità delle mammelle; Maccalube: la morte del mito; Il lamento degli assenti.

 

Il giardino delle eroiche virtù

 

L’urlo dei tamburi a Buenos Aires; La morte del Che;

Ironia sotto la forca; Moro e Berlinguer; Fabbricanti di martiri; Para Alexandros; Il terzo palco, ai funerali di Pio.

 

Il giardino dei supplizi     

 

Il supplizio dell’omertà; Possesso maniacale; Uccelli suicidi; Le frontiere dell’intelligenza; Lo “sbadiglio” di Munch sul treno per Bergen; Il pedofilo in nero; L’invenzione del terrorismo; La matanza dei mapuches; Le guerre dei codardi; Domenicani che giocano a carte; Kamikaze e shahid; Concerto per l’inquisitore; Meno Stato, meno diritti

 

Il giardino dei fiori di cactus

 

Idiozia rivoluzionaria; Volontà e intelligenza;

Bienvenidos, nel primer mundo; Carrierismo;

Oligarchie illuminate; Gli immigrati; La profezia di Sciascia; Comunismo e consumismo; Pericolo turco;

Sicilia, perché non vogliamo essere una nazione;

Antisemitismo o antiebraismo?;

La cerimonia segreta della solitudine;

Lotta fra classi sociali o fra classi…d’età?;

Il separatismo egoista; Sicilia, un regime a sovranità limitata; La Tav e la Sicilia; Perché ci chiamiamo siciliani?; Il dramma degli affetti.

 

Il giardino degli oblii

 

Morte sotto la luna; Delirio urbano;

Il cimitero dei pensieri perduti; A nord dell’indifferenza;

Garibaldi marciò su Roma o verso i Balcani?

Mareb e i suoi due giardini; Ci hanno rubato il canto e le canzoni…

“Egli non fu”; Quella targa sulla parete della casa di fronte…; Il Genio di Palermo; Il paradiso degli “assassini”; Leonardo Sciascia deputato radicale; Il ritorno dell’assente; L’origine incestuosa dell’umanità;

“El Teniente”: la verità non è per sempre.

           

Il giardino delle pietre cadute   

 

Che tristezza la vita senza Marx; Ecatombe delle lingue; Bronzo sprecato; Tedeschi; La città fantasma; Sicilia militarizzata; Partito o movimento?; Se la destra governa mediante la sinistra; La spina e la presa; Le madri del Sud; L’opposizione stanca; La pazzia (in) esistente; Il sole malato;

Mezzogiorno, fuori del mondo; Pavarotti; Vecchia Europa?, Eurorussia: unire Europa e Russia.

 

 

 

 

 

Il giardino della seducente follia

 

Allo zoo degli umani; Poesia e follia; Il piacere del plagio; Rendez-vous fra un milione di anni; Insaccare il vento; La follia ci salverà; Il suicidio del poeta;

Il re della sintesi fonetica; Ladri di mani; 

La seducente bellezza dell’ira di Dio; Dedalo a S.Angelo Muxaro.

           

Il giardino delle dolci amenità   

 

Un futuro dietro di se; Una donna per marito; Il barbiere di Ganzirri; Fado; I monumenti di Uppsala; Il cielo all’ingiù; Il buon servo; Culto astrale; Dio mal sopporta i suoi emuli; Errore cromatico; Un mondo popolato di galline; La vela nera; Bellezza o ricchezza? Il paraninfo;

Il cugino americano; Fuori la mafia dal …vocabolario;

Un mondo senza uccelli?; L’albero della cuccagna (la “ntinna”); Impudicizia senile; Prova di morte;

Una regione a statuto speciale a… Gerusalemme:

 

Il giardino delle vacue beltà

 

Jet-set internazionale; La dieta ingrassante; I norvegesi nella UE; Il cinismo dei potenti; Cultura eurocentrica; Coiffeur pour femmes; Il Golem del potere; Amarissima; Scirocco; Blaha Luisa; Occidente; Il lato oscuro della Sicilia; Magnificenza e dittatura; Patria: di tutti o di chi?.

 

Il giardino dei bonsai

 

L’increato; Ossimoro siculo; L’arte nelle colonie;

Nelle alte regioni del sogno; Saddam alla guerra contro i “curti”; L’eredità di don Tanu Basile; Il delegato egiziano; Il caro piscio; Un’acca; Il piacere; La memoria del “fetu” (puzzo); Il gatto con l’occhio di vetro; La fotografia; Berlusconi: l’anti-Lega; Dietro il trono; Sciocchi; Argentina; Visit - Ancona; Un piede dentro il Pentagono.

           

Il giardino delle acque pendenti

 

L’ingravidamento fluviale di Nicole Kidman; Abbattere il tiranno e la tirannia;“Il re degli uomini”; La patria; Il gira foglio; Cardones patriottici; Complottisti; Comunismo con l’uniforme; Acqua giogia; Sesquipedale; Dalla parte dei carnefici; C’è chi sale e c’è chi scende, a Canicattì;

Le ceneri del padre; Il peso del deputato; Cina, lo strozzino intelligente; L’umanità del Partito; Il genitivo siculo; USA: un nome improprio; Terzo sesso?; Il dolce…dopo; Immigrazione: società laica o mosaico di comunità?


IL GIARDINO DEI FIORI DI CACTUS

Idiozia rivoluzionaria

Taluni sogliono sfogare la loro rabbia (repressa) contro i potenti, i pa­droni, ecc, “attaccando”, con pennelli e bombolette spray, i vetri dei bus, delle carrozze del metro, dei treni.

Come per dire: “Beccati questa schifoso padrone. Io, che ho il potere della bomboletta, renderò la vi(s)ta difficile ai… tuoi pendolari, alle tue vittime sfruttate e ammassate in queste fetide carrozze. Nemmeno il paesaggio devono vedere.

Devono viaggiare come in quei carri che trasportavano…”

A mio parere, in tutto ciò si riscontra un malinteso senso della “rivolu­zione”, contrabbandato per protesta anti sistema, che non danneggia i padroni, i quali notoriamente non viaggiano in bus e/o seconda classe.

In realtà, si tratta di un inutile atto di barbarie, di una forma d’idiozia “rivoluzionaria” che mette in cattiva luce ogni vero proposito di cam­biamento.

Rieducazione

(sogno) Alle 3,40 in punto vennero a prenderlo venti miliziani, armati di verghe d’ontani, che lo accompagnarono in un campo fiorito di pe­schi, di susini e melograni. La “rivoluzione” voleva rieducarlo alla vita, aiutarlo a riconciliarsi con la Natura che aveva più volte violato, obbligarlo ad amare gli uomini che aveva maltrattato.

Il non potere

Il non potere si ottiene per costrizione. Il potere, invece, per scelta o, di questi tempi in Italia, mediante il “porcellum”.

Volontà e intelligenza

La volontà è un’impennata del desiderio che, spesso, ha poco a che fare con l’intelligenza. (1997)

Bienvenidos, nel primer mundo

Ore otto. Colazione sulla terrazza dell’hotel Ibis, sul lungomare (rio) di Montevideo. Una piccola frazione di mondo. Mi soffermo a osservare un' alegra compagnia di brasiliani, pingui come le otarie della penisola di Valdes, che mangiano a schiattare, come se volessero recuperare una fame di secoli.

Sul lungo fiume la vita ferve: molti vanno di fretta in ufficio, altri cor­rono per “smaltire i chili di troppo”.

Non c’è verso: l’uomo (e anche la donna) sembra avere smarrito il senso della misura e non vuole convincersi che il problema non è quello di dimagrire, ma quello di non ingrassare.

Quasi a far da contrappunto a tutti noi in sovrappeso, vedo sul pianoro adiacente l’albergo un uomo secco con la barba irsuta uscire da un tunnel di cartone che gli fa da tetto.

Meticoloso, raccoglie le sue cose (un materassino e diversi sacchetti di plastica) e le depone in un carrello della spesa. Poi si guarda intorno, si stira gli occhi e la persona. Sorride. Sembra contento di esserci in que­sto nuovo giorno. Si avvia, fischiettando, verso il ventre della metro­poli, alla ricerca della… colazione.

Così gira il mondo anche qui dove il grande compagno Pepe Mujica è presidente. Montevideo è, ancora, un paradiso delle banche; è “primo mondo” come ricorda un poster gigante della HBC all’imbarcadero del buquebus: “Bienveni-dos, nel primer mundo”. (Montevideo, 2012)

Carrierismo

Talvolta, può accadere che chi si muove strisciando arriva prima di chi cammina correndo.

Madre argentina

“Al piè del monumento sepulcral de Gardel ví a una mujer, con los cabellos largos y negros y una niñita en los brazos, que miraba entre la selva de làpidas que alaban al atractivo irresistible de Carlitos, de su voz sensual y unica.

Una vision que me recordò nuestras amadas madres, con sus mamelas generosas que nutrieron catervas de hijos, extraviados por el mundo.

Una escena muy tierna en esta placida y silente immensidad de la Chacarita que inmortalicè con una foto de fraude.

Por un instante crucè la mirada pùdica de la joven. En sus ojos liquidos leì como un sentimiento còsmico que se enciende en muchos al solo escuchar el nombre de Carlitos, "el zorzal criollo".

Oligarchie illuminate

Ruoli imposti e accettati ovvero il trionfo delle oligarchie illuminate. (1994)

 

 

Oriente

Sempre più, nella ricerca della madre volgo lo sguardo a Oriente… (1998)

Su WikiLeaks

Thursday 5 July 2012, WikiLeaks began publishing the Syria Files – more than two million emails from Syrian political figures, ministries and associated companies, dating from August 2006 to March 2012.

Fra i messaggi intercettati, uno è mio for ministry Mohsen Bilal, di  cui trascrivo alcuni brani:

 “Caro Bilal, sono Agostino Spataro, ex deputato del Pci e membro della commissione esteri della Camera dei Deputati. Ci siamo incon­trati più volte a Roma (quando venivi per incontrare Pajetta, Andre­otti, ecc) e a Damasco dove, una volta, mi hai presentato al Presidente Hafez Assad. Ora, io non faccio più attività politica, ma ho ripreso la mia attività di giornalista…

L'altra sera navigando sul web ho trovato articoli e foto su di te e mi sono ricordato dei bei tempi andati. Non avendo la tua email, l'ho chiesta alla vostra ambasciata di Roma che gentilmente me l'ha data.

Ti scrivo solo per il piacere d’inviarti i più cari e amichevoli saluti e i migliori auguri per il vostro lavoro politico e di governo.

Sperando di poterci rivedere qualche volta, ti prego anche, se ti è pos­sibile, di salutarmi il signor Vicepresidente Farouk Al Shara che spero ricordi i nostri incontri a Roma e a Palermo mentre era amba­sciatore in Italia.” ( 21 ottobre 2010)

Pensavo di avere scritto una banale lettera a un amico, invece qualcuno ha pensato di ricamarci sopra.

Comunismo e consumismo

Il comunismo non è stato sconfitto dal capitalismo neoliberista, ma dal consumismo, suo figlio primigenio.

Il ciclo

Chi d’emigrazione perisce, d’immigrazione rinascerà.

Gli immigrati

È inutile negarlo: l’immigrazione, specie quando non regolata, crea problemi e disagi sociali soprattutto nelle aree dove è maggiormente concentrata. Problemi che non bisogna lasciare incancrenire, ma af­frontare con leggi e idonee misure di giustizia e di umanità, per evitare che si possa trasformare tale disagio in pericolo per la convivenza, ad­dirittura come una sorta d’inva-sione.

In altri termini, i governi, specie locali, devono preoccuparsi dei pro­blemi dell’accoglienza agli immigrati, ma anche di quelli che si creano per chi li dovrà accogliere nei loro quartieri e vie. (2006)

Nutrimenti

“La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo.” (Seneca)

La profezia di Sciascia

Il depliant annuncia, a lettere cubitali, che nella piazza centrale di Kri­stiansand si possono ammirare quattro palme provenienti da deserti lontani.

Si tratta di due palme comuni (altezza 22,5 metri) e due nane che cre­scono, rigogliose, dentro enormi vasi di terracotta. Dal deserto alle propaggini del Polo nord: un vero miracolo cui il municipio presta ogni cura. Una vera attrazione per i bambini, per i turisti. Senza queste piante, altro non ci sarebbe da vedere in questa spoglia cittadina.

Perciò, le palme sono l’orgoglio del sindaco e dei concittadini.

Ma loro, poverini, forse non sanno quel che noi sappiamo a proposito di questa pianta ossia della profezia di Leonardo Sciascia secondo cui la palma, salendo verso il nord, porta con sé i mali  più opprimenti delle terre in cui cresce rigogliosa: la cultura mafiosa e la corruzione.

“Teoria” discutibile, anche se lo scrittore usa la palma come metafora.

Altrimenti, oggi, dovremmo gioire nel vedere morire le nostre belle palme, distrutte dalla maledizione del “punteruolo rosso”. Per altro, c’è da notare che mentre la palma perisce, la mafia fiorisce e si diffonde.

Le Monde

Leggo su “Le monde” le solite fregnacce:

Secondo un vecchio rapporto (1924) dei servizi segreti francesi, Kon­rad Adenaur, il grande statista tedesco del secondo dopoguerra, è un “falso modesto”, un “funzionario competente, ma uno spirito subal­terno”.

 Michel Rocard si lamenta che “mentre gli altri avanzano noi (i fran­cesi ndr) siamo fermi a vituperare l’epoca”, la “Francia è condannata a una sorta di fuga in avanti tecnologica”, altrimenti non potrà reggere la concorrenza con la Cina e non solo.

Stamattina, a Parigi, c’è una radiosa giornata di sole. M’intrufolo fra le bancarelle di Natale al “Jardin de la Toulierie”.

Tutto è bello, gioioso intorno a me. Eppure sono inquieto: mi domando se stamattina “La Repubblica” ha pubblicato il mio pezzo su Leonardo Sciascia, per il ventesimo anniversario della morte, al quale tengo tanto, non per vanità ma per “regolare” qualche conto in sospeso. (Pa­rigi, 20 /11/2009)

Il silenzio

Quanto pesa l’altrui silenzio! Soprattutto, quando è inesplicabile.

Pericolo turco

Stenterete a crederci ma così è. A Buda vi sono un grande, elegante quartiere e una lunga via che l’attraversa denominati “Torokvesz”, letteralmen-te, “pericolo turco”.

A distanza di tanto tempo, gli ungheresi ricordano questa dominazione, terribile e sanguinaria, che afflisse e bloccò lo sviluppo dell’area car­patico  danubiana per diversi secoli.

Con l’aria di revanchismo che spira in Turchia, forse, fanno bene a tramandare ai posteri il ricordo. (7/2012)

La rivoluzione non è di genere

Abbiamo sempre saputo, e predicato, che l’uomo è maschio e la donna è femmina. Anche il pensiero rivoluzionario concorda con tale assunto, ponendo i due generi su un piano di parità.

Insieme, uomini e donne fanno la rivoluzione, costruiscono e dirigono il nuovo Stato, orientano la società delle masse che plasmano con le loro idee innovative.

Insieme, uomini e donne generano figli per fortificare la società soli­dale, ugualitaria.

Questa è stata, è la norma. Oggi, però, riaffermando tali concetti, si rischia di essere tacciati di autoritarismo, d’intolleranza, di risultare in­visi a certa società radical-chic.

Un rischio che, tuttavia, bisogna correre per affermare un principio che implica la sopravvivenza dell’umanità.

Ovviamente, nessuna condanna per chi non desidera vivere nella norma.

Dragunera

Vento maligno e distruttore. Arriva sempre di notte, a tradimento. Una vendetta o un capriccio del tempo? Nessuno sa dirlo. Da secoli, la gente, atterrita, va in cerca delle sue scaturigini, per soffocarlo nella culla. Ma il vento non ha un letto in cui dormire.

I figli della roccia vanno alla guerra

Poi l’uomo aguzzò l’ingegno e dalla pietra creò le armi. Fabbricò lance, frecce e coltelli acuminati. S’inorgoglì del suo potere orrendo, pensò di possedere una dignità superiore.

Dopo le armi, fabbricò il nemico, tanti nemici. Così nacque la guerra e gli uomini divennero guerrieri, eroi, conquistatori, ladri e stupratori di donne e di bambini. Comandati da un re.

Quant’è bella la guerra! I figli della roccia parevano trovarvi un gran sollazzo.

Fino a quando, una mattina piovosa, andarono contro un nuovo ne­mico, armato di ferri, che ne fece strage. Molti non rividero il sole del nuovo mattino. Restarono, insepolti, in quel campo di grano. I pochi superstiti vagarono, laceri e sconfitti, inseguiti da un re cornuto che in­dossava una corona di piume d’uccelli misteriosi.

Commissioni consultive

“I corpi consultivi sono un ricettacolo per spiriti deboli.(F. Crispi)

Sicilia, perché non vogliamo essere una nazione

In fondo in fondo, noi siciliani non desideriamo essere una “nazione”. Tanto meno una consolatoria “quasi  nazione”.

Perché non siamo una nazione (cos’è la nazione?) e, in ogni caso, tale dimensione ci starebbe stretta. Noi siciliani siamo qualcosa di più e di meglio di una nazione. Siamo un popolo multietnico, multiculturale, cosmopolita, multilingue; siamo tanti popoli in uno, tante identità in una, tante storie in una.

Siamo il risultato di processi millenari di contaminazioni, di domina­zioni non stratificate ma fuse, di tragiche vicende e nobili virtù, di mi­grazioni in entrate e in uscita, siamo…

Siamo il cuore pulsante del Mediterraneo e il ponte ideale che unisce tre continenti: Europa, Africa e Asia.

Occupiamo una posizione geopolitica decisiva, purtroppo mai sfrut­tata a nostro favore.

Liberata da taluni mali atavici, la società siciliana potrebbe rappresen­tare un “modello” per la nuova comunità mondiale in formazione. Per­ché ridurla a una piccola entità senza un’identità certa e condivisa? Perché consegnarla al predominio di forze oscure e distruttive, interne e internazionali?

Cina, espandersi o perire!

Che ci fanno tutti questi cinesi a Budapest?

Molti commerciano (in un mercato povero!), altri lavorano in strutture sommerse.

Comunque connotata, si tratta di una presenza eccessiva che sembra più obbedire a logiche espansive che a ragioni migratorie, di lavoro.

D’altra parte, per non implodere, la Cina ha necessità di espandersi. Oggi, i cinesi puntano alla conquista dei mercati, domani, probabil­mente, tenteranno di conquistare, per via demografica e finanziaria, anche i territori in cui insistono tali mercati. (2009)

Governo e potere

I confini del governo non coincidono mai con quelli del “potere”; non sono sovrapponibili.

Il potere è sempre qualcosa di più ampio, di più forte, di più tetro del governo.

Antisemitismo o antiebraismo?

Quando si è a corto di argomenti per confutare le critiche verso l’avventurismo dei governanti israeliani, molti ricorrono alla facile, e abusata, accusa dell’antisemitismo.

Una fallace scorciatoia che non si giustifica neanche con la mitologia del racconto biblico secondo cui “semiti” sono tutti i discendenti di Sem, arabi compresi.

Addirittura, il mito vorrebbe che Sem abbia edificato la sua fortezza sul monte Nogum che domina la città di Sana’a, nello Yemen.

Queste, appunto, sono leggende anche suggestive, da raccontare ai bambini, agli spiriti semplici, che non possono essere assunte a base della storia, delle moderne relazioni internazionali.

Per altro, la scienza, di fatto, smentisce tali leggende quando afferma che tutti i popoli rivieraschi del Mediterraneo (ebrei compresi) hanno comuni basi biologiche e culturali e un forte grado di affinità genetica. (in “Le risorse umane del Mediterraneo”, Ed. Il Mulino, 1990)

Appare quantomeno anacronistico continuare a parlare di “semitismo” e “antisemitismo”. A proposito: perché nessuno rivendica la discen­denza camitica ossia di Cam che era fratello di Sem? Forse, perché la mitologia biblica assegnò ai camiti i territori, oggi, poverissimi dell’Africa nera?

Fuori da tali fantasiose architetture, credo sia più corretto, quando ve ne siano le ragioni effettive, parlare di “antiebraismo” ossia di un odioso sentimento razzista, nato e sviluppatosi in Europa e in genere nell’Occidente cristiano, che ha dato luogo alla Shoa ossia a una delle più immani tragedie dell’umanità.

Miseria

La miseria è un affronto alla generosità equanime di Madre Natura, é una violazione dei diritti umani.

Omicidi che allungano la… vita

Vi sono omicidi che, invece di stroncare la vita al malcapitato gliela allungano. Metaforicamente s’intende.

Quello di Imre Nagy è un caso esemplare. Giustiziato per avere gui­dato la rivolta ungherese del 1956, subì un destino a dir poco bizzarro: agì da comunista contro lo strapotere di Rakosi, capo storico degli sta­linisti magiari; voleva salvare il comunismo, riformandolo, e per tale eresia sarà giustiziato dagli “ortodossi”guidati da un comunista già vit­tima illustre dello stalinismo. Una vera iattura per un comunista!

Fu giustiziato a 62 anni. Secondo gli standard della vita media del tempo, sarebbe potuto campare altri 1015 anni, nel grigiore e nell’oblio.

Invece, a causa di quell' odiosa sentenza, egli continua a vivere; a go­dersi una relativa eternità che è il traguardo cui aspira ogni essere umano, anche se con altri mezzi.

Oggi Nagy avrebbe 114 anni e sarebbe morto da un pezzo. A distanza di 52 anni dalla sua esecuzione, Egli è ancora vivo nella nostra memo­ria, ammirato e riverito. Vivo in “statua” potremo dire. Come in “sta­tua” erano bruciati gli eretici condannati in contumacia dalla Santa Inquisizione. Santo uffizio e stalinismo: due spietate inquisizioni. (Bu­dapest, 2014)

La percezione dello straniero

Quanto è cambiata la percezione dello straniero, del forestiero! Ieri su­scitava interesse, curiosità, oggi soltanto diffidenza, paura.

Dialogo

Quando si va al confronto armati di solide “certezze”, sicuramente non ci sarà dialogo ma conflitto.

Meglio andar disarmati, magari con qualche dubbio in testa.

La cerimonia segreta della solitudine

Beffarda ironia… della vita! La famosa cantante cilena Violeta Parra, indimenticabile interprete della celeberrima “Gracias a la vida”, morì suicida a Parigi. Nonostante il clamoroso successo, la sua vita si trasci­nava nella solitudine, specie dopo il trasferimento nella capitale fran­cese.

Chi avrebbe mai creduto alla disperazione di un’artista di successo che cantava “gracias a la vida che mi ha dato tanto…” ?

Una contraddizione intima, nascosta, vissuta come una sorta di ceri­monia segreta della solitudine che indusse Violeta al suicidio. Onore al suo talento e commosso rispetto per la sua tragica volontà.

Elogio dell’inclusione

“Nuestra región vive los mejores momentos de la democracia; no existen graves conflictos de fronteras, y los que pueden subsistir pueden resolverse diplomáticamente; tampoco tenemos armas nucleares y no queremos tenerlas, y nuestras políticas nacionales de defensa son de carácter disuasivo. El ciclo de crecimiento e inclusión social que vive la región no puede ser pasajero.”

(Luiz Inácio Lula Da Silva, ex presidente del Brasile)

Lotta fra classi sociali o fra classi…d’età?

L’egoismo generazionale continua nella sua mutazione pilotata. È in corso una vera metamorfosi: vent’anni fa, il “problema” erano i gio­vani inoccupati, oggi lo sono i vecchi pensionati che non si decidono a…morire. Quando ci si lascia catturare da tali, aberranti logiche, vuol dire che l’umanità è pronta a ritornare al cannibalismo e che il capitali­smo che la domina ha raggiunto un grado preoccupante di crudeltà.

Avendo sopraffatto la classe sociale antagonista, oggi il neoliberismo sta tentando di accendere un’odiosa lotta fra le fra classi… d’età.  (1997)

Una busta di “buone ragioni”

In Argentina, le tangenti si chiamano, eufemisticamente, “ buone ra­gioni”. Capita di leggere sui quotidiani che quel Tizio si è presentato al Caio con una busta piena di “buone ragioni”.

In Sicilia si chiamano “buone notizie”. Così mi confidò, senza far nomi, un piccolo imprenditore edile al quale, ogni qualvolta, si recava dal direttore per sollecitare lo stato di avanzamento dei lavori, si sen­tiva chiedere: “Cosa porta oggi il giornale?”.

“Buone notizie” lo rassicurava, allungandogli il quotidiano.

“Buone ragioni” e “buone notizie” viaggiano su corsie preferenziali. Della serie: tutto il mondo è paese.

 

 

 

Il separatismo egoista

In questo mondo globalizzato si fa strada una tendenza al secessioni­smo. Le cause sono molteplici. Si va dalla reazione (anche legittima) al disegno di omologazione, mirato ad annullare le specificità, al “risar­cimento” dei torti storici subiti.

Stranamente, il sentimento separatista è più vivo nelle regioni che hanno raggiunto un certo grado di prosperità economica e non la vo­gliono condividere con altre meno sviluppate o cadute in disgrazia.

Il benessere è interpretato come dimostrazione di una “superiorità” et­nica e, pertanto, diventa razzismo dichiarato o strisciante. Insomma, più ricchi più intelligenti!

Non a caso, in questa nostra civilissima Europa i movimenti separatisti fioriscono nelle regioni più ricche: dall’Eta dei paesi baschi alla Lega nord, dai catalani ai fiamminghi, alla Scozia, ecc.

Egoismo, puro egoismo e di corto respiro. Il loro progetto, infatti, si basa su un calcolo meschino quanto fallace poiché, a lungo andare, queste piccole cittadelle assediate non reggeranno all’urto dei grandi aggregati geo – economici che si stanno formando.

La peggiore condanna contro i separatismi egoisti sarebbe la “separa­zione forzata” dal corpo dello Statonazione. Ma non si può fare. L’impediscono il buon senso politico e il sentimento di solidarietà fra i popoli che deve prevalere sulle meschinità degli stolti.

La Sicilia secondo Petrarca

Anche il Petrarca s’interrogò sul dramma infinito che attanagliava la Sicilia.

“Dubitando se essa, Sicilia, debba essere Italia o Spagna, non è in­tanto né l’una né l’altra, in uno stato d’animo dubbio, in una schiavitù certa e indegna, se pur è indegno d’esser schiavo chi non sa esser li­bero.”

(Francesco Petrarca, “Le familiari, XV” a cura di V. Rossi e U . Bosco)

La rivincita degli esclusi

Terrorizzare, reprimere, dividere, emarginare, escludere i ceti meno abbienti. Questa sembra essere la direttiva politica principale delle oli­garchie dominanti in Sud America.

A forza di escludere, oggi si ritrovano isolate, assediate dalla gran massa degli esclusi che si stanno prendendo la rivincita.



L’Oriente visto dall’Occidente

I nababbi d’Occidente continuano a percepire l’Oriente musulmano come un immenso giacimento di petrolio, mentre per le elites intellet­tuali è un’entità indistinta, caratterizzata soltanto dal fattore religioso.

L’Oriente è rappresentato come un corpo estraneo, una realtà lontana dominata dal dispotismo politico e dal fanatismo religioso.

In genere, si vede l’Oriente musulmano come una barriera tenebrosa che s’interpone fra l’Europa e l’estremo Oriente. E sbagliano!

Certo, i problemi esistono e sono anche gravi, incancreniti. Tuttavia, quella realtà non è irredimibile. L’Occidente semmai dovrebbe contri­buire a sollevarla, modificando l’approccio, la prospettiva generale con cui la guarda.

A cominciare dal Mediterraneo che deve essere concepito come fattore di unione e non come un fossato che separa le civiltà.

L’Occidente visto dall’Oriente

Anche nel mondo arabo molti percepiscono l’Occidente attraverso le lenti deformanti della diffidenza, dell’odio, del fanatismo.

Tale percezione si combina con la legittima rivendicazione di un’identità politica e culturale, smarrita anche per colpa del coloniali­smo, e di un’effettiva indipendenza economica che lo Statonazione postcoloniale non è riuscito a realizzare.

La corrente islamista radicale vuole liberare, con ogni mezzo, l’Oriente musulmano dalla deleteria influenza dell’Occidente materialista, per­cepito – scrive Fatima Mernissi  “come una potenza che schiaccia e assedia i nostri mercati e controlla le nostre risorse…”. Evidente­mente, anche loro sbagliano!

Sicilia, un regime a sovranità limitata

Il solco fra la Sicilia e il Paese, fra la Sicilia e l’Europa continua ad al­largarsi. In questo “vuoto” si è insediato un sistema di potere arcaico, familistico, violento e parassitario che ha bruciato le migliori risorse e prodotto una classe dirigente consociativa, oscillante fra l’astrattezza politica e il gattopardismo più degenere. Un sistema opprimente che ha generato un regime a sovranità limitata, conculcato i diritti fonda­mentali dei cittadini trasformandoli in favori da concedere in cambio di voti e/o di tangenti, e sfumato i doveri dei governanti. Così conciata, la Sicilia non sa dove andare!

La Tav e la Sicilia

Gli abitanti dell’amena valle di Susa continuano a battersi contro il progetto di far passare sul loro ristretto territorio la linea per l’alta ve­locità ferroviaria che dovrebbe congiungere Torino a Lione in poco più di un’ora (contro le 4 attuali) e a Parigi in 3 ore e mezza.

Essi considerano la nuova linea dannosa per la salute pubblica e per l’ambiente e, soprattutto, superflua giacché sulla stessa tratta insistono una ferrovia a doppio binario, un’autostrada, due strade nazionali, ecc, ecc. Ad abundatiam, si potrebbe dire!

In Sicilia, invece, nessuno protesta per la nostra estenuante bassa velo­cità ferroviaria. Abbiamo linee e mezzi che secondo l’orario ufficiale di Trenitalia impiegano circa 6 ore per coprire la tratta Palermo Sira­cusa (244 km) e 9ore e 15 minuti per la tratta Agrigento Siracusa (307 km, via Gela). Un percorso incantevole, ma terribilmente lento che ho sperimentato di persona e denunciato sui giornali. Con tutta la buona predisposizione, non si riesce a capire l’ostinata contrarietà dei valli­giani.

Materialismo capitalista

Il materialismo del capitalismo liberista si sta rivelando più duro e de­ciso del nostro che ha la pretesa di essere storico e scientifico. I capita­listi vanno dritti al sodo ossia al massimo profitto e non badano ai va­lori, ai bisogni delle persone, delle comunità.

Perché ci chiamiamo siciliani?

Da tempo, ci s’interroga sull’esatta provenienza dei siculi da cui trae origine il nome della Sicilia e dei siciliani.

Un nome, quello dei siculi, dimostratosi così forte, affascinante da abolire il precedente (Trinacria?) e sopravvivere, fino a oggi, a tutte le dominazioni sopravvenute, talune molto potenti e longeve: dai greci ai romani, dai bizantini agli arabi, dai normanno-svevi ai francesi, agli spagnoli, ecc.

Stranamente, conosciamo origini e storia dei principali popoli domi­natori, ma non esattamente quelle dei siculi che ci hanno dato il nome.

In genere, la storiografia concorda sul fatto che i “siculi” giunsero nell’Isola, provenienti dal nord, senza, però specificarne la regione.

Oggi, forse, potremo considerare una nuova ipotesi: quella che porta alle regioni illirico – balcaniche e più precisamente all’attuale Transil­vania rumena dove vive un’attiva comunità di lingua ungherese che si autodefinisce “skèkelyfold”, terra dei szekely ossia dei siculi.

Una conferma di tale identità l’ho avuta scorrendo un antico tomo (in latino) “Geographica globi terracquei Synopsis” del celeberrum geo­grapho Hubnero (edizione: Cassovlae Typis Academicis Soc. Iesus…) in cui l’autore afferma, senza indugio, che Szekely vuol dire “Siculi”.

Scrive, infatti: “In Transilvania Siculorum, seu Szekelorum…à Szekely comitiorum loco habetur Warfalea castellum….”

Proseguendo nella ricerca, mi sono imbattuto in un altro libro (in fran­cese) “Manual de la geographie” dell’eminente geografo Louis De Foris (editeur: Chez Jh. Maronval Paris, 1831) il quale asserisce: “La Si­cile, appellé d’abord Trinacrie à cause de ses trois promontaires les plus remarquables… tire son nom actuel des Sicules, peuple illyrien, qui y passarent de l’Italie dont elle est separée par le phare de Mes­sine…”

Un altro elemento di conferma l’ho riscontrato, nello scorso febbraio (2014), alla fiera del turismo a Budapest, leggendo in un depliant della regione del “Szeklerland” (versione inglese) che:“In ancient records it appears under the name of Terra Siculorum and Regnum Siculo­rum…”.

Nessuna certezza, ma forse è il caso di andare alle fonti, a vedere come stanno le cose!

Il dramma degli affetti

Oltre alla perdita secca dell’investimento sociale, che va a beneficio delle aree forti destinatarie dei flussi migratori, il nuovo esodo ripro­pone il mai sopito dramma degli affetti.

Dove sta scritto che la gran parte dei genitori del Sud italiano, dei tanti Sud del mondo non possa vivere vicini a figli e nipoti? Perché tutte queste famiglie spezzate?