CRISI ECONOMICA, INFLAZIONE E PRIME MISURE DEL GOVERNO

CRISI ECONOMICA, INFLAZIONE E PRIME MISURE DEL GOVERNO

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

L’ultimo intervento in ordine di tempo è stato quello di Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia che ha ribadito la necessità di diminuire la pressione fiscale su i redditi dei cittadini, per consentire una ripresa dei consumi e della crescita.

Poco prima si era espresso Guglielmo Epifani segretario Generale della CGIL, che in chiusura della Conferenza di Organizzazione del suo sindacato aveva ribadito la necessità di una diminuzione generalizzata della pressione fiscale sugli stipendi e sulle pensioni e contemporaneamente la chiusura dei contratti di lavoro di molte categorie che sono ancora aperti e che non permettono ai lavoratori nemmeno di riprendere il valore salariale perso con la inflazione.

Anche Emma Marcegaglia nuova presidentessa della Confindustria si era espressa per un intervento a favore della diminuzione delle tasse, un aumento delle retribuzioni legate alla produttività delle aziende, anche attraverso un nuovo sistema contrattuale.

Persino il Cardinale Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale ha ritenuto di avanzare una forte richiesta di aiuto per le famiglie in difficoltà, molte infatti sono quelle che rasentano la soglia della povertà.

I dati che in questi giorni sono stati pubblicati dall’ISTAT fotografano una situazione di crisi e di difficoltà del nostro paese in cui ben il 13,6% delle famiglie vive al di sotto della soglia di povertà, mentre un altro 20% è a rischio, mentre la maggioranza delle famiglie rientra a stento nella media italiana che definita da un reddito di 1900 euro al mese. E’ inutile dire che il divario nord sud del paese è aumentato, mentre è ripresa forte l’emigrazione dei giovani laureati e diplomati verso il Nord e verso altre mete europee.

In questo difficile contesto si inserisce la autorevole indicazione della Banca Europea che avverte i paesi dell’Unione che la inflazione in un anno è raddoppiata, passando dal 1,7% al 3,6% .

L’inflazione nel nostro paese è percepita in aumento del 20%.

Inflazione alta, salari bassi, consumi in diminuzione. tasse alte, perdita di posti di lavoro, rischio di recessione grave per il nostro paese.

In questo quadro i primi provvedimenti di Tremonti non rispondono alle esigenze ne delle famiglie italiane, ne delle imprese.

La tassa abolita dal Governo ,l’ICI, riguarda solo una parte degli italiani, ed in particolare quelli che abitano nelle grandi città, in quartieri di particolare pregio con case grandi e di categoria superiore. Questi proprietari risparmieranno abbastanza, mentre la grande maggioranza degli italiani che vive in case di edilizia civile in quartieri semi periferici o in piccole città, risparmieranno veramente poco.

Per quanto riguarda i mutui, quelli veramente in sofferenza, vale a dire a rischio di sequestro dell’immobile per morosità, sono 300.000, mentre quelli stipulati con mutui a tasso variabile sono due milioni.

Questo provvedimento, più che sostenere il reddito delle famiglie sembra aiutare le banche a sostenere i mutui stipulati ed a far ripartire il mercato immobiliare, da sempre settore trainante della finanza e della Borsa italiana.

Anche la misura della detassazione degli straordinari è più indirizzata verso i lavoratori delle piccole imprese e non tanto per quelli delle grandi fabbriche, legati a ritmi di catene di montaggio che non possono andare oltre i turni stabiliti.

Le analisi sono state fatte, tranne le prime misure di immagine adottate dal Governo, siamo ancora in attesa di interventi risolutivi, che indichino quel cambiamento di tendenza che tutti si augurano.

Due fenomeni bisogna tenere sotto controllo, per riavviare il sistema economico del nostro paese: l’inflazione e la spesa pubblica.

La crescita dei prezzi è determinata dal continuo aumento delle materie prime, il petrolio innanzitutto che trascina nella sua costante crescita il costo di benzina e di gasolio sia da trazione che da riscaldamento. E’ chiaro a tutti che esiste un cartello delle società produttrici e distributrici di prodotti petroliferi che fanno aumentare i costi dei prodotti distribuiti, così come aumenta il barile di petrolio su i mercati internazionali. Non vale a niente il cambio favorevole, non esiste concorrenza, ne differenza tra costo alla pompa oppure servito.<<<<<<questo settore è un mondo di speculazione in cui i cittadini sono completamente abbandonati alla mercè della speculazione.

Innanzi tutto bisogna diminuire il peso delle accise sul costo dei prodotti petroliferi, aumentare i controlli sulle offerte dei distributori, creare molti punti di distribuzione gratuita che consenta un vero mercato ed una reale concorrenza.

Quello che aveva messo in atto Bersani e che non si è potuto fare.

D’altra parte occorre diminuire la spesa pubblica, quando si parla di questo tutti pensano ai dipendenti dello Stato fannulloni, come dice il neo ministro Brunetta. Invece, bisognerebbe pensare al caso ALITALIA, di cui non si parla più e che corre velocemente verso il fallimento, dopo aver consumato anche il prestito ponte di 300 milioni di euro che il Governo Prodi gli aveva assegnato. In questi ultimi sei mesi la Compagnia di bandiera ha bruciato ben 700 milioni di euro, a fronte del ricavo di 1 miliardo e 300 milioni che lo Stato avrebbe incassato se la Air France, avesse comprato l’ALITALIA.

Ben 2 miliardi di euro, un piccolo tesoretto utile per il rinnovo dei Contratti agli Statali, senza tenere conto che Air France avrebbe investito in Italia 3 miliardi di euro, mantenuto i livelli occupazionali e reinserito il nostro paese nel circuito delle rotte importanti.

La situazione del nostro paese è grave, l’inizio del Governo Berlusconi, appare sicuramente sottotono, il che dimostra ancora una volta che vincere una elezione può essere relativamente semplice, poi bisogna Governare bene.

Certo che alla compagine del centro destra non mancano i numeri, perfino il Papa se ne accorto, mentre la situazione si fa sempre più difficile, restiamo in attesa di innovazione e coraggio nelle scelte economiche e politiche.

Il paese non può aspettare ancora a lungo.

 

Napoli, 03/06/08