Giovani industriali, vecchie proposte. Di R.Pirozzi e G.Biasco

GIOVANI INDUSTRIALI,VECCHIE PROPOSTE ED A PAGARE SONO SOLO I LAVORATORI Di : Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

 

Il gruppo dei Giovani Industriali di Confindustria, si riunisce, abitualmente in località di mare molto eleganti come: Santa Margherita Ligure in primavera oppure a Capri alla fine dell’estate.

Questi due appuntamenti sono diventati molto importanti, perché i giovani rampolli degli industriali italiani, in quelle sedi presentano proposte molto spesso di mera provocazione, che servono ad orientare il dibattito tra Imprenditori, Mondo Politico, Sindacato e Finanza.

Federica Guidi, la trentaseienne presidentessa dei Giovani Industriali, figlia di Guido Alberto Guidi, già membro della Giunta di Confindustria con Montezemolo, ha preso la parola per il suo primo intervento da responsabile della Associazione parlando dei Sindacati e dei contratti.

“E’ un paese perduto quello che rifiuta di evolversi.” Ha affermato, nel suo intervento la Guidi, con tono profetico ed ispirato che ha colpito tutti.

Quale è l’evoluzione che bisogna fare secondo la manager della Ducati Energia? Bisogna cambiare il sistema contrattuale, in termini geografici sicuramente e evolvendo la società italiana fino ad immaginare i contratti ad personam, ovvero individuali.

La proposta è solo abbozzata, non entra nel merito di come dovrebbe essere organizzato un sistema del genere, ma ha molto colpito la platea degli industriali, anche se BOMBASSEI, ha affermato che occorre un po’ di moderazione.

Ma si sa, i giovani sono irruenti e generosi!

Purtroppo, le proposte che sono sul tappeto non sono veramente innovative. Le gabbie salariali e le paghe di posto erano un elemento centrale della organizzazione del lavoro nelle aziende italiane fino al 1973, quando fu sottoscritto il Contratto dei Metalmeccanici che diventò il riferimento per tutte le categorie industriali.

Quel Contratto eliminava il cottimo individuale, introduceva l’inquadramento unico e una nuova organizzazione della attività produttiva che consentiva la ricomposizione delle mansioni ed il superamento della eccessiva parcellizzazione del lavoro operaio.

I contratti locali, se fossero attivati, porterebbero ad un diverso sistema di retribuzione nel nostro paese. Infatti, laddove è più forte il sistema delle imprese o più alta la percentuale della disoccupazione, le paghe saranno più basse, mentre in altre realtà sarebbero più alte.

Questo porterebbe ad uno spostamento di massa di manodopera da una provincia ad un'altra, provocando nel paese quello che abbiamo già vissuto negli anni del boom economico con l’emigrazione dal Sud verso il Nord con tutto il problema sociale che produsse.

Ogni volta che si presenta una crisi, grave o congiunturale che sia, l’unico problema che hanno gli imprenditori italiani è quello di riflettere su i rapporti di lavoro, su i salari e sulla produttività, senza mai porsi il problema di trovare soluzioni che servano a tutto il paese, nella consapevolezza che se riprende il mercato riprende la crescita.

Se le famiglie ritornano a livelli accettabili di spesa ne beneficia l’intero sistema.

Gli imprenditori italiani non hanno una grande vocazione sociale, si preoccupano poco del benessere del paese, perché ritengono che il loro benessere è quello del paese; ma con questa cultura non si va avanti e si corre il rischio di aprire una fase di conflittualità sociale tanto vasta quanto grave.

Occorre sempre misurare le parole, quando non si hanno le idee chiare, mentre si coltivano solo dei desideri.

Il dibattito in questa circostanza è strumentale, e non è fatto per risolvere i problemi. Infatti i nostri imprenditori predicano bene e razzolano male; La Guidi, mentre parla di merito in Italia, sta investendo in Cina in un Centro di Ricerca ed in India per nuove produzioni; non si tratta di premiare il merito allora, se nemmeno la ricerca si finanzia in Italia, ma l’unico problema che gli imprenditori italiani hanno è quello di tenere sotto controllo il costo del lavoro nel nostro paese.

Ci resta la speranza che prevalga il buonsenso, non abbiamo bisogno di perdere il tempo in inutili crociate, che non risolvono i problemi e che rischiano di acuire una frattura nel paese che alimenta una devianza giovanile non ancora completamente compresa nelle sue più esacerbate manifestazioni.

 

 

 

Napoli, 09/06/08