UN'ALTRA STORIA. No alla violenza contro le donne

NO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE
Le agenzie internazionali parlano di una donna uccisa nel mondo ogni 60 minuti. In Italia, lo scorso anno, sono state uccise 127 donne, circa una ogni 60 ore. Nei primi nove mesi di quest’anno sono già più di 100, e di queste ben 74 sono rimaste vittima della violenza di mariti e fidanzati.
In Italia, infatti, la prima causa di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni è la violenza domestica e, secondo le anticipazioni dei dati 2012 di Telefono Rosa, le violenze all’interno di rapporti sentimentali sono in ulteriore aumento. Nel nostro paese, almeno il 5% delle donne è stata vittima di stupri o tentati stupri e una su tre, tra i 16 e i 70 anni, (parliamo di più di sei milioni di donne), è stata vittima nella sua vita dell'aggressività di un uomo, di molestie fisiche o sessuali.
Dalla politica alla società civile, dalle ONG alle grandi organizzazioni per la difesa dei diritti umani, gli eventi promossi domenica scorsa, nella Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, hanno mosso anche un richiamo al rispetto. Si è chiesto ai politici e alle istituzioni di operare a favore della prevenzione, finanziando da subito misure concrete. Come fa “No More!” (convenzione promossa da Udi, Casa Internazionale delle Donne, GiULiA – Giornaliste Unite, Libere e Autonome, D.i.Re – Donne contro la violenza, Zeroviolenzadonne.it, Piattaforma Cedaw, Fondazione Pangea onlus, Giuristi Democratici, Be Free, Differenza Donna, Le Nove, Arcs-Arci, ActionAid, Fratelli dell'Uomo) che si oppone all'annunciata proposta di legge Buongiorno-Carfagna che punta a un aggravamento delle pene, fino all'ergastolo, per i responsabili di femminicidio. «Non serve condannare gli uomini all'ergastolo per impedire che altri uomini commettano violenze sulle donne; serve lavorare sulla prevenzione», spiega Vittoria Tola di “No More!”.
L’ufficializzazione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è relativamente recente: soltanto il 17 dicembre 1999, l'Assemblea Genrale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data per dire no alla violenza di genere in ogni sua forma. Questa data fu scelta da un gruppo di attiviste femministe riunitesi a Bogotà nel 1981, in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leònidas Trujillo, il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.
Nell'introduzione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 1993, nell'art. 1, si descrive la violenza contro le donne come «qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata».
Oggi, la violenza sulle donne è diventato tema e dibattito pubblico, ma continuano a mancare politiche in grado di contrastarla, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione.
Purtroppo, i dati raccolti negli ultimi dieci anni dimostrano che la violenza contro le donne è endemica, diffusa nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. Non conosce distinzioni o barriere: le vittime e i loro aggressori, senza limiti di età, appartengono a tutte le classi sociali o culturali, e a tutti i ceti economici.
Il male e la violenza non possono essere radicali. Possono essere estremi, nullificanti, ma non profondi. Come scrive Hannah Arendt, si tratta di una sfida al pensiero. Il pensiero vuole andare in fondo, alle radici delle cose, e nel momento in cui si interessa al male, viene frustrato perché trova il nulla. Solo il bene ha profondità e può essere radicale. Dipende tutto da noi.                                                     Anna  Dainelli
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