P. ANCONA.Trent'anni dopo.

Trent'anni dopo.
  Vidi per l'ultimo volta Pio La Torre il pomeriggio prima della sua uccisione. Ci siamo trovati ai funerali della mamma di un compagno. Come sempre era naturalmente sorridente e pieno di vitalità. Niente lasciava presagire la morte che già aveva steso su di lui una terribile ombra.  Il suo programma era: pace, lotta alla mafia e sviluppo e lo portava avanti con grandissima tenacia e ottimismo contagioso. Nei pochi mesi che era stato alla direzione del PCI  aveva messo sottosopra la Sicilia, aveva svegliato in ognuno di noi, in diecine di migliaia di compagne e compagni, le pulsioni profonde che ci portiamo dentro e che a suo tempo decisero della nostra scelta politica. I siciliani che, come scrisse Engels hanno un'anima rivoluzionaria che dorme ma non muore mai sotto quella che si acconcia ai tempi (caliti iungu ca passa la china) lo capirono ed accorsero a diecine di migliaia a Comiso . Pio scosse l'albero della Sicilia e copiosi frutti rotolarono ai nostri piedi. Migliaia di ragazze e ragazze avevano visto nella lotta contro i missili, contro la mafia e per lo sviluppo la strada per cambiare davvero e nel profondo lo stato della nostra infelice regione. A Comiso reincontrai compagni socialisti che non vedevo più nelle sezioni da molto tempo e che venivano perchè avevano intuito che finalmente avevamo una guida certa nella lotta politica, un compagno di cui potersi fidare. Un sentimento simile a quello che dovevano provare i descamisados messicani quando stavano con Zapata.
  Questa lotta contro i missili non era condivisa dalla Direzione del PCI di cui La Torre era autorevole membro. Non ci fu mai un forte documento di appoggio alle innumerevoli manifestazioni che si fecero a Comiso. A quanto ne so, lo lasciarono fare ma senza appoggiarlo nè condividerlo.  L'enorme agitazione antimissili in Sicilia era certamente fonte di grande imbarazzo per il processo di occidentalizzazione del PCI. Lo stesso Berlinguer dichiarava di sentirsi assai più al sicuro aldiqua della cortina di ferro e sotto l'ombrello della Nato.
 L'altra pagina dell'agenda di Pio era la lotta alla mafia nella quale ha dato un contributo che resterà nella storia del Paese. Con quella che poi divenne la legge Rognoni-La Torre introdusse il reato di associazione mafiosa che fino allora non era riconosciuto e la confisca dei beni posseduti dai mafiosi. Togliamo "la roba" alle famiglie mafiose e perderanno la ragione della loro attività criminale. Questa legge ha dato l'avvio ad una importante legislazione antimafia sulla quale si sono forgiati magistrati di grandissimo valore come Ingroa, Scarpinato e tantissimi altri che sarebbe troppo lungo elencare.
  Nella lotta per la pace,  contro la mafia e per lo sviluppo, Pio assegnava un ruolo fondamentale alle organizzazioni di massa. CGIL, CISL ed UIL percossero un lungo tratto di strada con Pio. I socialisti con  Salvatore Lauricella Presidente dell'Ars ed  Anselmo Guaraci segretario del partito  collaborarono nonostante le diffide che arrivavano da Roma financo con corsivi di Craxi sull'Avanti!
  La bella stagione politica animata dalle lotte organizzate da Pio finì con il suo assassinio che certamente è maturato in ambienti mafiosi ed internazionali disturbati dalla sua inosservanza della dottrina di Jalta. Chi tocca il filo-spinato dello equilibrio muore! Così è stato per Pio La Torre che non si piegò alla real politik e con la generosità straordinaria che lo animava mise in discussione il diritto degli USA di installare una base in Sicilia, la pretesa della mafia di governare il processo politico ed economico sostenendo il diritto ad uno sviluppo economico non colonialistico.
  A distanza di trenta anni dal suo martirio condiviso dal suo fedele compagno Rosario Di Salvo, l'Italia è lardellata da 113 basi militari USA, in Sicilia oltre Sigonella abbiamo il mostruoso orecchio elettronico di Niscemi che spia il mondo, dai nostri aeroporti si dipartono i Drone, i terribili aerei sprovvisti di pilota che vanno a seminare il terrore e la morte in lontani e sperduti villaggi abitati da povera gente ma agognati dagli USA per il loro impero planetario.
  A distanza di trenta anni gli epigoni del PCI di Pio La torre collaborano con un presidente della regione accusato di contiguità con la mafia dai giudici di Catania, ma che non si dimette perchè come Monti ha l'appoggio di tutta l'assemblea legislativa.
 La cerimonia di ricordo di Pio è stata ritualizzata e con ciò stesso svuotata di contenuto. Nessuno confronta la Sicilia che voleva e stava costruendo Pio con quella di Lombardo e dell'attuale gruppo dirigente del PD. Siamo andati molto oltre il consociativismo. Siamo all'aggregazione di un unico blocco sociale e politico a difesa degli interessi del capitale e della rendita.
Pietro Ancona