PIETRO ANCONA. Il teatro del Potere

 

Il teatro del Potere
 Ieri abbiamo assistito a due rappresentazioni teatrali a beneficio del "dittatore democratico" Monti  come lo ha chiamato con un sorrisetto complice  Corradino Mineo facendo intuire di saperla più lunga di noi tutti. Il ruolo dei massmedia è stato fondamentale in tutte e due le recite. La prima rappresentazione è stata la "sciarra", la litigata tra Monti e Marcegaglia sul testo del ddl di riforma del mercato del lavoro. La Marcegaglia lo ha definito pessimo e lo ha sparlato anche all'estero con il Financial Times con il quale si è sfogata dicendo che è diverso da quello che aveva approvato. Il giorno prima di questa "uscita" il giornale della Confindustria aveva dato un giudizio quasi positivo del testo della proposta di legge. Come mai? Naturalmente Monti è subito intervenuto per bacchettare, come usa fare quasi con tutti, la Marcegaglia ripetendo il suo oramai noioso refrain che mentre la Confindustria è un sindacato come altri sindacati e come tale esprime interessi particolari, il governo esprime e rappresenta interessi generali. Cui prodest questa polemica su un testo che difatto sopprime l'art.18 spacchettandolo e riducendo i casi di reintegro, come ha ricordato lo stesso Monti, soltanto a casi sporadici ed eccezionali? I due sono accorsi in soccorso alla Camusso subito dopo il comunicato critico della minoranza della CGIL e prima che prendessero corpo e diventassero un movimento le critiche verso un testo che renderà davvero difficile il reintegro. Che cosa c'è di meglio per troncare critiche da sinistra all'accordo accettato dalla CGIL e realizzato dallo intervento di Bersani? Come si fa ad organizzare uno sciopero generale contro un testo che viene attaccato dalla Confindustria? La Camusso potrà dire ai suoi oppositori che sono davvero massimalisti ed utopisti ad attaccare qualcosa che non piace alla Confindustria.
Ieri c'è stata un'altra rappresentazione importante che, come la prima, converge e serve a rendere più facile la vita del "dittatore democratico" Monti. Bossi si è dovuto dimettere e, seduta stante, si è fatto un direttorio con al centro Maroni. E' interessante notare i toni soft fino quasi all'elegia ed al rimpianto affettuoso che i massmedia italiani hanno usato verso la Lega ben diversi da quelli che furono usati contro il PSI coinvolto e trascinato nella tragedia di Bettino Craxi. La Lega è stata carezzata da parole  quasi soavi tutto il giorno e la cosa continuerà anche oggi e continuerà nei prossimi giorni. La lega non viene criminalizzata assieme a Bossi ed alla sua famiglia perchè è stata affidata a Maroni il quale sosterrà il governo Monti. Cade Bossi perchè aveva duramente attaccato il governo sulle pensioni e sull'art.18. Con Bossi ci sono vecchie pendenze degli americani dalla guerra in Jugoslavia a quella contro la Libia. Gli USA hanno la memoria dell'elefante. A suo tempo la usarono contro Craxi ed Andreotti ed appena ieri l'hanno usata contro Berlusconi. Con ciò non voglio dire che la famiglia Bossi non fosse stata corrotta e ladra e non avesse abusato dei soldi del partito. Dico che queste cose dentro la Lega si sapevano da un pezzo e che al momento opportuno sono state usate per sbarazzarsi in Parlamento di un avversario molto forte e rappresentativo di una realtà che riguarda un pezzo importantissimo dell'Italia.
 Sono certo che la polemica sulle ruberie della famiglia Bossi non durerà a lungo. Insediato Maroni al vertice della Lega le polemiche  verranno lasciate cadere. Credo di non escludere un voto della Lega a favore della riforma del mercato del lavoro. In ogni caso la opposizione leghista a Monti si attenuerà fino quasi a scomparire.
  A questo punto in Parlamento l'unica opposizione che resta è quella dell'Italia dei Valori. Scommettiamo che se Di Pietro non si affretta a cambiare musica presto gli accadrà qualcosa?
  Questa è l'Italia. Una Italia che non è tanto diversa da quella dei pugnali e dei veleni, delle passioni e delle avventure descritta da Stendhal. Una Italia in cui venti milioni di persone sono costrette ad accettare la perdita dei loro diritti ed un impoverimento che qualche anno fa sarebbe stato inimmaginabile. Una Italia in cui è "normale" che almeno una persona al giorno si tolga la vita per cause economiche.  Una Italia governata da una borghesia che fino a ieri accettava la volgarità del duo Berlusconi-Bossi ed era attaccata al suo carro populista e che oggi sceglie il fascismo soft ed in doppio petto di Monti sostenuto da un incredibile surreale maggioranza dei quattro quinti del Parlamento. Maggioranza destinata ad accrescersi dopo la defenestrazione violenta di Bossi costretto come Berlusconi a far buon viso a cattivo gioco per evitare il peggio.
Pietro Ancona