P. ANCONA. Visco e l'Italia dei vecchi lavoratori

 

Visco e l'Italia dei vecchi lavoratori
 
                                                                                                                                Il governatore della Banca d'Italia dr.Ignazio  Visco si unisce oggi alla canea delle voci degli squali più autorevoli del regime che tentano di influenzare la trattativa sul "mercato di lavoro". Lo scopo è portare a casa l'abolizione dello art.18 e fare saltare l'ultima difesa della dignità dei lavoratori senza la quale questi saranno  alla mercè di colui o dell'azienda per cui lavorano. Il Dr. Visco per chi non lo sapesse è da anni baby pensionato con assegno di 15 mila euro netti al mese. Riceve uno stipendio annuo di Governatore che è il più alto del mondo, maggiore di quello  di tutti gli altri d governatori  pari a 450 mila  ai quali bisogna aggiungere tutti i benefict della carica ed il costo del suo posto di lavoro. Per fare un raffronto basterà dire che lo stipendio del governatore della banca tedesca è  di 101 mila euro!
  Questo signore parla di "rendite di posizione e di resistenze (la difesa operaia dell'art.18). Naturalmente ripete il refrain propagandistico quanto falso che lascia capire come l'art.18 impedisce ai giovani di entrare pienamente nel mondo del lavoro. Fa finta di ignorare la legge Biagi che prevede 46 possibili contratti atipici che  creano precariato in quantità industriale. Ma il punto centrale dell'intervento di questo signore è quando afferma che bisogna lavorare " di più, in più e più a lungo" perchè l'Italia è un paese anziano (sic!).
 Desidero ricordare che nel 2012 la caratteristica prevalente del lavoro non è la prestazione manuale, muscolare in cui l'anzianità incide negativamente e produce prestazioni scadenti o discontinue. L'età avanzata dei nostri lavoratori viene mitigata dalla presenza di oltre quattro milioni di emigranti tutti in età giovanile e potrebbe esserlo molto di più dalla ricerca e dall'applicazione di innovazioni tecnologiche che suppliscano l'erogazione di mera energia muscolare. Certo l'allontanamento dell'età pensionabile crea ostacoli al turnover ma il livello tecnologico della nostra economia potrebbe permettere una riduzione dell'orario di lavoro al disotto delle 35 ore settimanali. Innalzamento dell'età pensionabile che è diventata la più alta d'Europa e che è stata accompagnata finora da politiche che tendevano a trattenere i pensionandi in servizio.
 Non bisogna lavorare di più ma lavorare in più e lavorare meno.Il problema della produttività è sopratutto un problema di organizzazione industriale. Ridurre la giornata lavorativa a sei ore.  E' inutile produrre più in fretta prodotti se questi poi sono destinati a restare in magazzino per settimane o per mesi. Quando Marchionne facendo lavorare come muli i dipendenti della Fiat produce più automobili in un tempo minore se queste poi rischiano di arrugginire in lunghe malinconiche file nei piazzali degli stabilimenti non combina  un grande affare.
  Si stanno rendendo le condizioni dei lavoratori invivibili. Si inducono i lavoratori ad odiare il posto di lavoro  nel quale si sentono sempre di più a disagio, sfruttati, estranei. Eppure ci sono stati  periodi in cui i lavoratori hanno avuto l'orgoglio della loro azienda, della loro capacità professionale. Essere ferrovieri o meccanici di precisione o altro rendeva orgogliose e motivate le persone e le aziende rilucevano della collaborazione dei loro dipendenti. Si, rilucevano. Un lavoratore soddisfatto e realizzato fa bene non solo a se stesso ed alla sua famiglia ma anche alla sua azienda.
uno squalo sazio che guadagna 50 o 60 mila euro al mese filosofeggia sull'Italia anziana e sul lavorare di più e più a lungo non si rende conto che può anche darsi che riesca a piegare i lavoratori alle sue voglie ma contribuirà ad approfondire la frattura piuttosto che a creare coesione sociale. Questa si crea con la giustizia sociale che comincia da una drastica riduzione della distanza che lo separa dalla media dei lavoratori italiani (23 mila euro l'anno).
   Pietro Ancona