Global. Dossier sul nucleare , la destra e la sinistra

Gif 81Segnalato di giugno

 Nucleare. Perchè  la destra e la sinistra non sono uguali:Dossier a cura di Vincenzo Sena

Ci risiamo. Torna al potere il centro destra ed ecco che si torna parlare di nucleare o di ponte sullo stretto. E se gli italiani che hanno riversato i loro voti su quella coalizione avessero un po’ di “discernimento” e coscienza dei rimorsi, dovrebbero cominciare a pentirsi di quello che hanno fatto quel maledetto – quei due maledetti – giorni da cani. E ora spiego il mio pensiero a proposito. Un primo motivo è quello detto sopra: la solfa del nucleare e quella del ponte dello stretto. E ne aggiungo un altro che è subito balzato davanti agli occhi di tutti in queste prime settimane di “clima cambiato”, come in molti mass media si continua a leggere. Le “forze nuove” e vecchie della palude eversiva della destra più estrema, cominciano subito ad alzare la testa, a venir fuori dalle “fogne”, come si diceva una volta, e per dare “sicurezza” agli italiani che, per “paura della violenza di migranti, rom  e diversi” hanno votato centro destra, che prometteva il pugno duro contro la violenza,fanno violenze inaudite contro coloro che “rappresenterebbero” un pericolo per la sicurezza degli italiani.

Ma comunque non è questo che a me interessa trattare in questo dossier. A me interessa notare e far notare che la destra e la sinistra, al contrario di come qualche qualunquista spesso sostiene, la  destra reale e la  sinistra reale, si distinguono proprio in questi tre temi. Il nucleare, le infrastrutture mastodontiche,la violenza di gruppi fascisti contro singoli e indifesi che rappresentano, ai loro occhi, un pericolo per la società(?).La violenza, comunque, soprattutto quando corrisponde al farsi giustizia da sé, anche se si dichiara di essere di sinistra, è sempre fascista. E lo dico per “condannare” quel tale che a Roma, per “vendicare” il furto del portafoglio di una sua “amica”, ha fatto tutto quel casino che si sa. E poi…. si è dichiarato pentito.

Tralascio il ponte sullo stretto e  lascio che sia l’intelligenza di chi vuole intendere e riflettere sul cambiamento di  clima che politicamente si respira.

Il nucleare, dunque. C’è qualcuno che una volta “militava” a sinistra e addirittura professava la fede ambientalista che si è convertito al nucleare, come ho visto in diversi dibattiti televisivi, ma è sicuramente un caratteristica distintiva del centro destra sostenere che l?italia si salva dalla crisi energetica  costruendo centrali nucleari, le quali, “non solo potranno far fronte alle esigenze di consumo di energia domestica e industriale, ma addirittura potranno costituire una svolta per i cambiamenti climatici che stanno distruggendo il mondo”.

A questo punto mi metto da parte e faccio parlare le due parti in causa. Da un lato le argomentazioni del ministro Scajola e del leader Berlusconi che promettono miracoli e si manifestano favorevoli al nucleare, annunciando addirittura la costruzione di centrali in Italia entro la legislatura, e dall’altra la posizione e le argomentazioni di chi giudica un’illusione senza fondamento e “infantile”, direi io, quella che ci prospetta il ministro e tutti quelli che credono in questa proposta.

Io ritengo, avendo letto sia cosa sostiene il ministro che ciò che sostengono gli antinuclearisti, che, mentre il primo sembra di essere un alieno. di un altro mondo, le argomentazioni dei suoi avversari non solo sono convincenti, sono concrete, reali,incontrovertibil, piene di buon senso e di credibilità.

Leggete anche voi i pro e i contro sulla questione.

GOVERNO|

 Confermando la volontà di riportare il nucleare in Italia, al Senato il presidente del consiglio Berlusconi ha ribadito la portata per forza di cose limitata del ricorso alle fonti rinnovabili. Affermando che “chi si oppone alle innovazioni fa un danno all'ambiente”/ Legambiente: «Parla una lingua antica»

"Il nucleare è una scelta indispensabile per garantirci l'energia per il futuro e per tutelare meglio l'ambiente in cui viviamo". Nella replica al Senato, durante il dibattito sulla fiducia, Silvio Berlusconi parla delle questioni ambientali per la prima volta in questa legislatura. Lo fa replicando a Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente e responsabile ambiente del Pd, che aveva fatto notare come l’argomento fosse stato finora del tutto assente dai discorsi del presidente del consiglio incaricato.

Confermando la volontà di utilizzare le centrali nucleari per produrre energia, Berlusconi ha ribadito la portata per forza di cose limitata del ricorso alle fonti rinnovabili, annunciando che il ritorno al nucleare sarà avviato “adottando tutte le misure di sicurezza”. Prima di chiedere al Senato di votare la fiducia al suo governo, , il Cavaliere ha criticato la politica dei “no” a tutto, affermando che “chi si oppone alle innovazioni fa un danno all'ambiente” e “non c'è contraddizione fra sviluppo e tutela ambientale”.

Berlusconi ha anche annunciato che il consiglio dei ministri convocato a Napoli il prossimo 21 maggio avrà ad oggetto la crisi dei rifiuti in Campania, il decreto sulla sicurezza e il decreto con misure di sostegno alle famiglie, tra le quali l'abolizione dell'Ici sulla prima casa.

15 maggio 2008

 

ENERGIA

«Nucleare, prima pietra entro la legislatura»

Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: «Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente». Realacci (Pd): «Parole che tolgono consensi al governo»/ Legambiente: Dove le costruiscono? Con quali soldi?

«Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, intervenendo all'assemblea di Confindustria.

«Non è più eludibile - ha aggiunto - un piano di azione per il ritorno al nucleare», chiarendo che non si tratta di affermazioni di principio ma di un «solenne impegno assunto da Berlusconi, con la fiducia, che onoreremo con convinzione e determinazione".

Il Paese ha bisogno di energia «a costi competitivi, in quantità adeguate e in condizioni certe: la bolletta energetica pesa per 60 miliardi di euro e rende negativa la nostra bilancia commerciale».
Il ministro dello Sviluppo Economico ha spiegato che «bisogna agire con forza lungo tre direttrici: diversificazione, infrastrutture e internazionalizzazione».

Per raggiungere gli obiettivi e «rilanciare gli investimenti semplificheremo gli iter autorizzativi, promuoveremo il dialogo con il territorio, premiando con incentivi e iniziative di sviluppo le popolazioni interessate ai nuovi insediamenti». E in questa azione, sarà consentita anche la possibilità di «estendere l'uso dei termovalorizzatori per la produzione di energia, ottimizzando il ciclo dei rifiuti».

Il ministro ombra per l'Ambiente del Pd, Ermete Realacci, commenta così le parole del ministro Claudio Scajola sul nucleare all'assemblea di Confindustria: «Finalmente il governo ha detto qualcosa che gli farà perdere voti».
«Pensare di portare in cinque anni il nucleare in Italia - ha detto Realacci - è qualcosa di ideologico, una battaglia come quella per l'art.18, che sappiamo come è andata a finire».

22 maggio 2008

Le tante favole sul nucleare
di Massimo Serafini - 27/05/2008

Fonte: Il Manifesto [scheda fonte]

Ribellarsi alla sciagurata decisione di riaprire l’avventura nucleare è giusto, necessario, possibile e mi auguro divertente. «Nucleare no grazie» perché non aiuta questo paese a ridurre i gas serra e a cogliere le opportunità che farlo produce, ma lo condanna solo al declino, lo espone a pericoli, a proibitivi costi dell’energia, a un’opprimente centralizzazione di ogni decisione. Non sarà facile ribellarsi, visto che una centrale elettrica, ma anche una discarica, sono state equiparate a siti militari «invalicabili» e per chi protesta le botte di Napoli saranno la regola. Ma se si vuol bene a questo paese bisogna, come vent’anni fa, ribadire quel «no grazie» che pronunciammo allora: rimane una tecnologia intrinsecamente insicura che non si sa come dismettere, né come smaltirne le scorie.

Ribellarsi anche alla falsa informazione di gran parte dei giornali che da mesi imbottiscono di balle l’opinione pubblica, come quando scrivono di quarta generazione dei reattori, omettendo che per ora si tratta solo di una ricerca che forse fra dieci, quindici anni darà qualche frutto.

 Ribellarsi perché i costi di questa scelta saranno scaricati sulla collettività e non su qualche imprenditore disposto a rischiare. Chi pagherà, ministro Scajola, l’annunciato primo mattone e quelli successivi, la cui posa lei ha promesso, entro la legislatura, a una platea di imprenditori che festeggiavano la loro presidentessa, Emma Marcegaglia, nota nuclearista nonché convinta che Kyoto consista solo in «lacci e lacciuoli»?

 

Ministro, faccia il nome e il cognome di un imprenditore interessato a rischiare i suoi soldi in questa avventura. Sapendolo gli potremmo chiedere a quanto, per guadagnarci, dovrà vendere alla rete elettrica il kwh, dopo avere investito per costruire la centrale, ricostruire la filiera, la gestione e il riprocessamento dell’uranio e del plutonio, le necessarie strutture di verifica e controllo, lo smantellamento delle centrali a fine vita, l’immagazzinamento delle scorie per migliaia di anni e l’impegno militare per proteggere le centrale da attacchi terroristici? Altro che elettricità meno cara. Faccia dunque un nome ministro o se le cose stanno come per le cordate dell’Alitalia ci lasci chiedere ai «soliti noti» di ribellarsi. 

 

Mi rivolgo al ministro ombra dell’ambiente per sollecitarlo a convincere il suo governo a fare una determinata opposizione a questa scelta. Non le chiedo solo di dire no, ma di avanzare proposte alternative. Ad esempio potrebbe convocare architetti, ingegneri, muratori, pianificatori, e insieme a loro definire un progetto per eliminare, dalle 200 milioni di tonnellate equivalenti petrolio che consumiamo ogni anno, una parte di quel 50% di sprechi. Ad esempio quelli per riscaldare, rinfrescare e illuminare il nostro patrimonio abitativo. Oppure presenti un piano alternativo che produca, fra un anno e non fra dieci, gli stessi 10000 mw delle centrali previste, sfruttando il vento, il sole, i salti dei fiumi, i residui dei boschi e dei campi. E ancora proponga come prima grande opera le infrastrutture necessarie a trasferire in cinque anni il 10% delle merci da gomma a cabotaggio e ferro. Molti «ribelli» si metteranno in marcia per il clima e un’altra energia il sette giugno a Milano. Lo faranno dicendo no a nucleare e carbone e sì a un modello dì democrazia energetica fatto di fonti rinnovabili diffuse nel territorio, di gas perla transizione e di efficienza, ma anche di stili di vita più rispettosi del fatto che l’energia servirà presto a sette otto miliardi di persone
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Le varie balle di Scajola sul nucleare

Marcello Cini

 

 

Fonte: Il Manifesto.

Non credo che Scajola non sappia che sta raccontando un sacco di balle per giustificare la «storica» decisione di abbattere il «tabù del nucleare» nel nostro paese per portarlo finalmente (!) al livello tecnologico e produttivo dei paesi più avanzati dell'Occidente. Sa benissimo in primo luogo che, proprio in questi paesi (Stati uniti e Europa) di centrali nucleari non se ne costruiscono più dagli anni Settanta (la Finlandia ne ha una in costruzione che ha già sforato il costo previsto del 35 per cento) perché costano troppo e dunque sa che non è vero che l'energia prodotta in questo modo costa meno di quella proveniente da altre fonti.
In secondo luogo Scajola sa benissimo che gioca sulle parole quando parla, per tranquillizzare l'opinione pubblica sui problemi della sicurezza e delle scorie, di centrali «dell'ultima generazione» da iniziare a realizzare entro cinque anni, facendo surrettiziamente pensare che si tratterà di centrali all'avanguardia su queste questioni. In realtà, si tratta delle centrali di «terza generazione» disponibili oggi, che non contengono nessun sostanziale passo avanti in termini di sicurezza e di quantità e qualità di scorie prodotte rispetto a quelle che oggi l'Europa sta già in parte smantellando, mentre quelle di «quarta generazione» che dovrebbero incorporare importanti innovazioni su queste questioni dovrebbero essere disponibili soltanto e forse, fra 25 anni.
Infine Scajola sa benissimo che il contributo dell'energia nucleare alla riduzione dell'emissione di CO2 in tutto il mondo andrà addirittura diminuendo nel futuro. E in particolare che quello che potrebbero fornire le centrali nucleari da realizzare in Italia - dato e non concesso che tutti i problemi di individuazione dei siti, di realizzazione di misure di sicurezza e di stoccaggio delle scorie possano essere risolti a colpi di bacchetta magica - sarebbe assolutamente irrisoria.
Non è un caso che l'Europa (con l'obiettivo del 20 per cento di solare e di eolico nel 2020) escluda il nucleare come possibile contributo.
E, proprio su questo tema, Scajola sa benissimo che gli investimenti in centrali nucleari faranno abortire miseramente ogni speranza di raggiungere l'obiettivo europeo, ostacolando il decollo dell'industria del nostro paese nelle tecnologie energetiche dell'avvenire: il solare, l'eolico e soprattutto il risparmio energetico. Perderemo dunque la speranza non dico di competere, ma di rincorrere la Germania, che è all'avanguardia per il solare (ma non eravamo noi il «paese del sole»?) e la Spagna che è in testa alla classifica nello sviluppo dell'eolico. Perderemo soprattutto anche questa occasione per sostituire il miraggio, peraltro anacronistico, di uno sviluppo industriale fondato sul modello novecentesco dell'industria pesante e centralizzata con uno sviluppo economico centrato sulle tecnologie «morbide» e sulla soft economy diffusa sul territorio.
Bisogna dunque domandarsi che cosa c'è dietro questo colossale battage pubblicitario che improvvisamente esplode, coinvolgendo la politica (con preoccupanti contributi anche dell'opposizione), il mondo della produzione con in testa la nuova Confindustria della Marcegaglia, e, naturalmente, il coro pressoché unanime dei media.
Non sono un esperto delle multidecennali faccende più o meno pulite dei protagonisti del capitalismo nostrano, che si è sempre ingrassato mettendo le mani - per usare uno slogan spudoratamente usato da uno dei maggiori esperti in materia - nelle tasche dei cittadini, ma non posso non rilevare collegamenti impressionanti tra questa operazione e alcuni episodi clamorosi di promesse mancate, di incompetenze clamorose, di colossali appropriazioni indebite di denaro pubblico.
Il ruolo dell'Impregilo, nello scandalo della «monnezza» in Campania ne è un recente esempio paradigmatico, ma i precedenti di imprese del genere sono numerosi. Non sarà che anche in questo caso tutto si ridurrà a un altro progetto faraonico (una strana coincidenza con il rilancio del ponte sullo Stretto di Messina) finalizzato soltanto a far intascare miliardi di euro ai soliti noti (e ai loro amici)?

 

NUCLEARE|

La favola atomica

«L'energia prodotta dall'atomo è più costosa delle altre fonti e non ha fatto passi avanti in termini di sicurezza. L'esecutivo chiarisca dove vuole prendere i soldi e dove vuole fare le centrali». La reazione del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza all'opzione nucleare avanzata da Scajola. il punto sul dibattito in corso

«C’era una volta l’energia atomica poco costosa, competitiva, sicura…Ecco che riparte la favoletta del nucleare che risolve tutti i problemi energetici dell’Italia…». Legambiente commenta con ironia e durezza le dichiarazioni del ministro Scajola. Il titolare del dicastero dello sviluppo economico, intervenendo all’assemblea di Confindustria, ha annunciato che entro la legislatura partiranno i lavori di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione.

«Prima di sbandierare atomi a destra e a manca – sottolinea il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – l’esecutivo dovrebbe chiarire alcuni piccoli particolari. Pima di tutto: dove pensa di recuperare i soldi per realizzare gli impianti?».
Un esempio significativo riportato da Legambiente ricorda che il primo (e finora unico) reattore nucleare commissionato nell’Europa occidentale dopo Cernobyl – quello finlandese sull’isola di Olkiluoto – ha già sforato il budget di spesa previsto del 35%, passando dagli iniziali 3 miliardi di dollari agli oltre 4,1 attuali.

Il dibattito si è dunque acceso sulla possibilità di riportare nella nostra penisola il nucleare, in particolare con le tecnologie definite “di quarta generazione”.
Per Umberto Veronesi, senatore del PD, il nucleare è «una scelta obbligata per una corretta politica energetica globale».
«La possibilità di pagare meno in futuro i costi dell'energia, che già ci stanno schiacciando e non essere intrappolati da un gioco stringente dei fornitori» sono per Raffaele Bonanni, leader della Cisl, motivi validi per dire si alle energie nucleari. Infine, modernizzazione del sistema del Paese rispettando l’ambiente, autonomia nei confronti dei fornitori di energia e recuperare il ritardo accumulato rispetto alle altre nazioni europee sono le altre tesi che spingono verso l’energia atomica.

Insieme ai favorevoli ci sono anche chi rimane nel dibattito con un atteggiamento di apertura al dialogo sul nucleare. «Vedremo se fra cinque anni ci sarà la prima pietra di una centrale nucleare in un paese che non ha neanche il deposito di rifiuti radioattivi degli ospedali...». E' quanto ha affermato Pier Luigi Bersani, a margine della trasferta a Milano del Governo ombra, a chi gli chiedeva degli annunci del governo della prossima costruzione degli impianti nucleari. Così anche Fassino sottolinea che «la valutazione sul nucleare non possa essere di tipo ideologico, ma di tipo molto concreto. Ci sono tre interrogativi a cui bisogna dare risposte esaurienti: i costi in termini di investimenti, i tempi per l'adozione di questa tecnologia e soprattutto la soluzione adeguata e sicura al tema delle scorie».

«I sostenitori del nucleare dichiarano che il costo di costruzione più elevato delle centrali è bilanciato dai minori costi che si sostengono in seguito per il combustibile e il processo produttivo – aggiunge Cogliati Dezza – In realtà la Energy Information Administration degli Stati Uniti, non una setta di fanatici ecologisti dunque, afferma che l’elettricità proveniente da una nuova centrale nucleare è più costosa del 15% rispetto a quella prodotta col gas naturale e nel computo economico non sono considerati né i costi di smaltimento delle scorie né lo smantellamento dell’impianto alla fine del ciclo vita».

Altri aspetti non secondari da chiarire, secondo Legambiente, sono quelli che riguardano la “generazione” dei reattori.
Dire nuova generazione, afferma l’associazione, lascia intendere che si sta parlando della “quarta generazione”, che è però ancora in una fase embrionale: se tutto va bene impianti di questo tipo saranno disponibili tra 20-25 anni. Se davvero Scajola vuole una prima pietra entro i prossimi cinque anni allora sta parlando della terza generazione, quella che non ha fatto passi avanti in termini di sicurezza e che oggi l’Europa sta generalmente smantellando.

Legambiente chiede al Governo di indicare anche dove vorrebbe aprire queste nuove centrali. Che farà? Utilizzerà i siti del passato (Latina, Montalto, Caorso…) oppure ne individuerà di nuovi. «Comunque sia noi siamo pronti, su questa vicenda, a una opposizione durissima – conclude Cogliati Dezza – li aspetteremo al varco: sarà davvero dura far diventare realtà la vecchia favoletta dell’atomo».

26 maggio 2008