Orestiade di Eschilo (teatro greco di Siracusa) Di C.Benfante

                                           Il manifesto del XLIV ciclo di Rappresentazioni Classiche. Foto di Ferdinando Scianna

                       Orestiade di Eschilo (teatro greco di Siracusa)

Basta fare un pò di chilometri per passare un pomeriggio indimenticabile. Proprio ieri (domenica 25 maggio) sono adata a Siracusa per vedere Le Coefere e le Eumenidi. Subisco da sempre il fascino dell'antica Grecia e dei suoi racconti. Ricordo che alle suole medie divoravo il mio libro di Epos. Ho scelto di fare altri studi per cui conosco ben poco.  Non perdo però  occasione per andare a vedere una tragedia greca. Se poi posso vederla al teatro greco di Siracusa, tocco il cielo con un dito. Quel teatro ha un fascino straordinario. E' lì sa secoli ma è sempre giovane.L'aria primaverile avvolge tutto l'ambiente. La gente silenziosa ed attenta è una presenza quasi eterea. L'attualità delle tragedie è un altro miracolo di contemporaneità. Nella storia della triliogia ( che non racconterò perchè in calce ne troverete un sunto ) i messaggi sono chiari e straordinari. Il matricida (Oreste) viene inseguito dalle Erinni, le quali rappresentano il suo rimorso e la necessità della giustizia. Qualche tempo fa si uccideva quasi per diritto ( ricordate il delitto d'onore?)  si era giustificati, e tacitamente autorizzati. Anche Oreste era stato autorizzato da Apollo. Ed anche Clitennestra (la madre) a sua volta aveva ucciso Agamennone, il quale prima aveva ucciso la figlia Ifigenia. Ma le Erinni chiedono giustizia. La dea Atena convoca un tribunale popoloare per giudicare Oreste. Nasce l'Aeropago il tribunale. Le Erinni vengono accolte da Atena, e dal quel momento diventano : LA LEGGE. Le regole per una convivenza davanti alla quale tutti sono uguali : Oreste (figlio di re) ma anche l'ultimo degli uomini. Oreste viene assolto. La giustizia non deve mandare tutti alla forca, deve essere clemente. E mentre guardavo la tragedia ho pensato ad Anna Maria Franzoni. Mi sono chiesta:  "se fosse stata giudicata dall'Aeropago con Atena, forse sarebbe stata perdonata".Quanta attualità in quella tragedia, quanti messaggi, quanti collegamenti con i fatti che accadono ogni giorno. Sottoporsi alla giustizia, e non fuggirne (fallo capire a Berlusconi) difendersi ed argomentare (per Oreste lo ha fatto Apollo, il quale però ha fatto un'arringa misogina). Accettare il giudizio. Scontare la pena e pagare. La legge e le regole nascono e regolano la convivenza  civile assicurando diritti e liberà. Ma....bisogna rispettarle.

"Grazie agli amatissimi Daniela e Massimo miei preziosi compagni di viaggio."

 

L'Orestea è una trilogia (formata dalle tragedie Agamennone, Coefore, Eumenidi e seguita dal dramma satiresco Proteo, oggi perduto) con cui Eschilo vinse gli agoni tragici (ossia concorsi per rappresentazioni teatrali) di Atene, chiamati Grandi Dionisie, nel 458 a.C.. Delle trilogie di tutto il teatro greco classico, è l'unica che ci sia pervenuta per intero. Le tragedie che la compongono rappresentano, in tre episodi, un'unica storia, le cui radici affondano nella tradizione mitica dell'antica Grecia: l'assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitemnestra, la vendetta del loro figlio Oreste, che uccide la madre, la follia del matricida e la sua redenzione finale ad opera del tribunale dell'Areopago.

Agamennone
Ad Argo, sul tetto della reggia degli Atridi, una sentinella attende il segnale di fuoco che deve annunziare la presa di Troia.
Il fuoco appare sulle vette de monti ad avvisare che Troia è caduta. Mentre la sentinella si ritira per comunicare la notizia a Clitennestra, entra il Coro dei vecchi argivi. Appare la regina, felice della buona notizia e, poco dopo, l’araldo Taltibio che annuncia il ritorno di Agamennone vittorioso.
L’eroe giunge su un carro, insieme con la prigioniera Cassandra, figlia di Priamo, ed è accolto da Clitennestra con parole falsamente gioiose.
Con un crescendo di adulazioni al marito, in una scena fortemente simbolica, Clitennestra ordina alle ancelle di stendere drappi rossi ai piedi di Agamennone perché il re entri nella reggia calcando una strada di porpora: è ormai vicino il compimento del delitto preparato dalla regina per vendicare la fine della figlia Ifigenia, uccisa proprio per mano di Agamennone come vittima sacrificale perché la flotta greca, bloccata in Aulide, possa giungere a Troia. Dopo aver raccomandato a Clitennestra di accogliere con benevolenza Cassandra, Agamennone entra nel palazzo seguito dalla regina, mentre Cassandra rimane immobile dinanzi alla soglia.
In preda al delirio profetico, l’infelice principessa troiana rivede in stato di trance i delitti commessi nella casa dei discendenti di Pelope - l’orribile cena in cui Atreo, padre di Agamennone, imbandì al fratello Tieste le carni dei figli -, predice al Coro la propria morte e l’uccisione imminente del re per mano della moglie adultera, e quella futura di Clitennestra (e del suo amante Egisto) per mano del figlio Oreste.
Poi, varca la soglia fatale e si avvia al suo destino. Dall’interno della reggia giungono le grida di Agamennone colpito a morte. Subito dopo appare sulla porta della reggia Clitennestra con la scure insanguinata ancora in mano, dritta dinanzi ai cadaveri di Agamennone e Cassandra. Al Coro che lamenta il destino del re ucciso, Clitennestra confessa e giustifica il delitto a lungo preparato. Arriva Egisto, figlio di Tieste, per rivendicare i suoi diritti sul regno: il suo tono irrita il coro e solo l’intervento della regina impedisce una colluttazione. Clitennestra si ritira con il suo amante nella reggia

Coefore
Sono trascorsi molti anni dall’uccisione di Agamennone. Oreste, ormai adulto, ritorna in patria accompagnato dall’amico Pilade per vendicare la morte di suo padre.
Si ferma a pregare sulla tomba del padre e vi depone come offerta una ciocca dei suoi capelli. Frattanto, avanza verso la tomba un corteo di portatrici di libagioni (le coefore) guidato da Elettra, sorella di Oreste, e inviato da Clitennestra atterrita da un terribile e oscuro sogno, per placare l’anima del sovrano.
Avvicinatasi alla tomba, Elettra scorge la ciocca di capelli che era stata deposta poco prima e un’orma identica alla propria e comprende che esse appartengono al fratello. A questo punto Oreste si avvicina e si fa riconoscere dalla sorella, ma alla tenerezza dell’incontro subentra l’ansia di vendicare la morte del padre con l’assassinio dei colpevoli.
Oreste e Pilade si presentano alla reggia fingendosi mercanti stranieri venuti per annunciare a Clitennestra la morte del figlio Oreste. Clitennestra lo piange (o finge di piangerlo) e invita gli ospiti a entrare nella reggia: solo Cilissa, la vecchia fedele nutrice, esprime una autentica sofferenza per la perdita di Oreste.
Clitennestra manda a chiamare Egisto affinché egli interroghi direttamente il forestiero; il cerchio si stringe, il piano sta per giungere a compimento: Egisto giunge solo, senza scorta di armati, e, entrato nel palazzo, viene ucciso da Oreste. Si odono grida. Acorre Clitennestra. Oreste avanza con la spada in pugno, sta per colpire la madre, esita per un istante nel momento in cui costei gli mostra il seno che lo aveva nutrito ma, alle parole di Pilade che gli ricorda l’oracolo di Apollo che impone questo gesto estremo, Oreste trascina la madre nel palazzo e la uccide accanto a Egisto.
In una scena speculare al finale dell’Agamennone, appare Oreste che, con i due cadaveri ai suoi piedi, cerca di giustificare il delitto; subito dopo, con la mente sconvolta, vede le Erinni, le terribili dee vendicatrici, che lo perseguitano e lo inseguono.

Eumenidi
Dopo il matricidio, inseguito dalle Erinni, Oreste si rifugia nel tempio di Apollo a Delfi. Quando la sacerdotessa del dio entra nel tempio per pregare, ne esce inorridita da una terribile visione: Oreste, supplice, con le mani insanguinate presso l’altare del dio, vigilato da una schiera ripugnante di donne che dormono e piangono sangue.
Quando la Pizia si allontana appaiono Apollo e Oreste: il dio esorta il figlio di Agamennone a non temere le Erinni persecutrici e a proseguire, accompagnato da Ermes, il lungo cammino espiatorio fino ad Atene, dove gli uomini lo assolveranno dalla sua colpa. Uscito di scena Oreste, le Erinni sono destate dall’ombra di Clitennestra che le sprona a non lasciarsi sfuggire la preda.
Le dee vendicatrici si destano e si preparano a inseguire il matricida.
Cambia il luogo della azione: Oreste è sull’Acropoli ateniese, supplice dinanzi al simulacro della dea Atena, quando le Erinni lo raggiungono minacciandolo di morte, mentre gli intrecciano attorno una danza selvaggia.
La dea lo protegge dalle Furie che lo incalzano e, ascoltate le accuse e le discolpe di entrambe le parti, decide di rimettere il giudizio a un tribunale di cittadini ateniesi scelti tra i migliori, da lei stessa costituito: il tribunale dell’Aeropago (per giudicare i delitti di sangue) che rimarrà eterna tutela della giustizia. Ha luogo il processo: il matricida è assolto grazie alla parità dei voti raggiunta con quello favorevole di Atena. Le Erinni sono inasprite dal verdetto, ma vengono subito placate dalla dea, la quale assicura loro un culto e onori nella città di Atene. Le dee tremende, divenute benevole (eumenidi) e protettrici della città, vengono accompagnate dal popolo festante verso la nuova dimora sotterranea destinata al loro culto.

 

Fondazione INDA
Sovrintendente: FERNANDO BALESTRA 

 

 

Orestiade di Eschilo

 

Traduzione di PIER PAOLO PASOLINI
Regia, scene e costumi: PIETRO CARRIGLIO

Musiche
Matteo D'Amico

Luci
Luigi Saccomandi

Movimenti coreografici
Leda Lojodice

Registi assistenti
Umberto Cantone

Luciano Roman

Scenografo assistente
Giuseppe Accardo

Costumista assistente
Marcella Salvo

Assistente alla regia
Tatiana Alescio

Assistente alle coreografie
Simona Gatto

1° Direttore di scena
Antonio Paguni

Altro Direttore di scena
Enzo Campailla

Delegato alla produzione
Sebastiano Aglianò

Assistenti volontari alla regia
Anna Banfi
Federico Zanghì

Assistenti volontari alle scene e ai costumi
Daphne e Benedetta
 

Coefore

Personaggi
Interpreti (o. a.)

Oreste
Luca Lazzareschi

Pilade
Claudio Mazzenga

Elettra
Galatea Ranzi

Un ragazzo (Portinaio)
Aurora Falcone

Clitennestra
Galatea Ranzi

Balia
Simonetta Cartia

Egisto
Luciano Roman

Servi di Egisto
Francesco Alderuccio
Francesco Biscione
Luigi Mezzanotte

I Capocoro
Cristina Spina

II Capocoro
Elena Polic Greco

Corifee
Valentina Bardi
Ilaria Bottiglieri

Coro di Coefore
Rita Abela, Stefania Bongiovanni, Angela Demattè, Carmelinda Gentile, Ilaria Genatiempo, Valeria Lombardo, Diana Manea, Jennifer Schittino

Popolo
Julio Alcántara de la Torre, Camilla Anisetta, Andrea Avenia, Gerrit Berenike Heiter, Jennifer Billingsley, Marco Branciamore, Armando Caravini, Tommaso Chiaramonte, Santo Cianci, Gaetano Di Marco, Indrè Gylyt, Marion Hutereau, Mohamed Alì Kalai, Remigijus Kunkaitis, Anne Le Forestier , Aymen Mabrouk, Salvatore Maricca, Walter Marino, Claudio Marone, Fabio Messina, Sandrine Moaligou, Cristian Mortellaro, Giuseppe Musso, Jessica Romero Lobato, Corrado Rossitto, Adam Schofield-Bodt, Quentin Simon, Raffaele Strano, Giorgio Tarantello Sal Trapani, Sara Valle

Musiche dal vivo
Palermo Art Ensemble Sestetto
Michele Mazzola (sax soprano), Carmelo Sacco (sax contralto - sax basso), Alfonso Vella (sax tenore), Vincenzo Salerno (sax baritono), Giorgio Garofalo (violoncello), Francesco Prestigiacomo (fisarmonica- percussioni)

Costumi
Laboratorio di sartoria Fondazione INDA Siracusa

Scenografie
Laboratorio di scenografia Fondazione INDA Siracusa 

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