Riceviamo e giriamo: " Da controinformazione:. IL GIORNO DELLA FIOM"

 

 

 

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Il giorno dellaFiom
Federico Miozzo
 
La FIOM non ha voluto dare i numeri, per evitare la solita disputa sulle cifre. Quel che è certo è che centinaia di migliaia di persone hanno pacificamente invaso Roma, la più grande manifestazione metalmeccanica della storia d'Italia. Altro che FIOM "isolata".
La mobilitazione è stata lanciata mesi fa in risposta all'offensiva di Marchionne, che ai lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano ha imposto di scegliere tra lavoro e diritti: o lavorate come schiavi (nuova metrica del lavoro che determina i movimenti umani fino al centesimo di secondo; riduzione delle pause; 120 ore all'anno di straordinario obbligatorio) senza azzardarvi a mettere in discussione questa organizzazione del lavoro (limitazioni al diritto di sciopero, contro l'art. 40 della Costituzione) o sposto la produzione in Polonia. Niente contrattazione, prendere o lasciare. Un "accordo" autoritario che se passa una volta può facilmente diventare un nuovo modello per le relazioni industriali, nel metodo e nel merito.
 
In piazza dunque per la dignità e i diritti fondamentali dei lavoratori, contro l'idea che l'unica condizione per fare investimenti in Italia sia azzerare il ruolo del sindacato e vanificare decenni di lotte del movimento operaio. Se negli anni '60 Valletta, presidente della FIAT, guadagnava 30 volte lo stipendio di un operaio, e oggi Marchionne prende 450 volte in più di un metalmeccanico di Pomigliano, forse bisognerebbe ripensare seriamente la redistribuzione dei profitti invece che aumentare la "competitività" comprimendo i diritti.
 
Ma ieri non c'erano solo i metalmeccanici. Con la FIOM hanno manifestato tanti lavoratori e tanti precari, come quelli della scuola mandati a casa dai tagli della Gelmini e di Tremonti, perché l'istruzione e la cultura non sono lo strumento di sviluppo della società e di emancipazione dell'individuo, ma solo un fardello nel bilancio dello stato.
E poi gli studenti, che lottano contro lo smantellamento della scuola e dell'università pubblica che cancella loro il futuro.
Cecilia Strada, presidente di Emergency, che dal palco ha ricordato come la missione di guerra in Afghanistan costa all'Italia 1000 euro al minuto (qui niente tagli), che si potrebbero spendere altrimenti invece che per versare sangue.
Il movimento contro la privatizzazione dell'acqua, a ribadire che l'acqua è un bene comune e va tenuta fuori dal mercato, perché nessuno può appropriarsene e farci dei profitti.
Tanto associazionismo, con l'Anpi, l'Arci, Articolo 21, Un Ponte per, Micromega.
E tutti i partiti d'opposizione, tranne il PD (che non ha aderito alla manifestazione; però alcuni dirigenti ci sono andati; però gli altri si sono smarcati da quelli che ci sono andati..).
 
Lavoratori, studenti, intellettuali. Storie, persone, movimenti, talvolta molto diversi, ma tenuti assieme dalla solidarietà di chi paga la crisi senza esserne stato responsabile. E dalla consapevolezza che l'unica uscita dalla crisi passa per il cambiamento della società e del modello di sviluppo che l'hanno generata, nel senso della democrazia e dell'uguaglianza.
 
In quella piazza ci sono il senso e le parole d'ordine di un'Alternativa vera al berlusconismo. Il centrosinistra, invece di invilupparsi in asfittiche discussioni su alleanze, leader e ulivi vecchi e nuovi, basterebbe che copiasse da lì.
 
Federico