SEGNALAZIONI: UN ARTICOLO DI ALESSIA LAI ( Giuseppina Ficarra)

SEGNALAZIONI: Un articolo di Alessia Lai
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Giuseppina Ficarra
 
 
Ahmadinejad all’Onu: pari opportunità per tutti gli Stati       
di: Alessia Lai
a.lai@rinascita.eu 
 
Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è arrivato domenica, fra i primi, a New York per prendere parte ai lavori dell’Assemblea Generale dell’Onu. La televisione di Stato iraniana Press Tv  ha diffuso ieri l’appello di Ahmadinejad perché tutti gli Stati abbiano pari dignità e importanza al tavolo delle Nazioni Unite. “L’Iran, come tutte le altre nazioni al mondo, deve ricoprire un ruolo attivo ed effettivo all’Onu, l’organismo centrale per la gestione dei problemi mondiali, che vengono risolti attraverso l’interazione e il dialogo”  ha affermato Ahmadinejad, aggiungendo che “Al mondo, non c’è nulla di più importante delle Nazioni Unite; per questo, deve dare pari opportunità a tutti gli Stati, così che possano condividere le decisioni che influenzano la politica mondiale”.
Osservazione più che condivisibile ma che risulterà una bestemmia alle orecchie dei padroni del Consiglio di Sicurezza. Dopotutto l’anno scorso, in occasione del discorso di Ahmadinejad al Palazzo di Vetro, molti rappresentanti internazionali avevano lasciato l’aula: una dimostrazione di “democrazia e tolleranza” all’altezza di Paesi che promuovono e appoggiano “missioni di pace” internazionali e condanne senza appello per chi non si sottomette alle direttive nordamericane. Potrebbe accadere anche stavolta, visto il can-can mediatico messo in piedi per la vicenda Sakineh, nuovo caso ad orologeria saltato fuori giusto in tempo per dipingere Teheran come uno Stato canaglia pericoloso per la pace e l’armonia internazionali. A poco serviranno le precisazioni che da giorni girano per la rete e che lo stesso presidente iraniano ha fatto in occasione di una intervista alla Abc, e cioè che la signora iraniana in questione, accusata di aver ordito l’uccisione del marito, “non è mai stata condannata alla lapidazione”,  e che quella di Sakineh Mohammadi Ashtiani è ancora “una vicenda all’esame di un tribunale”, peraltro non certo controllato dal presidente iraniano ma direttamente dipendente, come tutto il sistema giuridico della Repubblica Islamica, dalla Guida Suprema.
Ma tant’è, dalle nostre parti non se ne sono accorti, e da Frattini all’ultimo parlamentare, senza distinzioni di partito e schieramento, continuano a chiedere la liberazione della donna, rea confessa dell’omicidio del marito.
Da Teheran si pretendono solo aperture unilaterali, atti di buona volontà che puntualmente non vengono ripagati, come se la Repubblica Islamica portasse con sé un marchio d’infamia, un peccato originale da scontare assoggettandosi alle direttive occidentali. La recente liberazione dell’escursionista americana Sarah Shourd, arrestata con l’accusa di spionaggio in compagnia di altri due americani il 31 luglio del 2009, è stata accolta come un atto dovuto “Non abbiamo ancora ricevuto una nota da parte degli Stati Uniti'', ha commentato il presidente iraniano.
Anche la più volte manifestata  disponibilità a incontrare “in un quadro legale, rispettando i principi della giustizia”, i membri del 5+1 (Usa, Gb, Francia, Russia e Cina più la Germania ) nell’ambito dei negoziati sul nucleare non ottiene risposta. Come nessuna replica è seguita all’invito ad un incontro più volte rivolto a Barack Obama: “Sono stato il primo ad inviargli una lettera e ad avere proposto un dibattito pubblico, ma non ho mai ricevuto risposta”, ha affermato Ahmadinejad nell’intervista alla Abc.
In pratica il rapporto tra Washington e Teheran è unilaterale. Gli Usa accusano, non ascoltano le repliche iraniane e ribadiscono gli addebiti. Non è nemmeno un gioco delle parti, è un rapporto a senso unico. L’Occidente nella sua totalità accetta e condivide l’approccio statunitense senza vedere l’aberrazione che sta alla sua radice. Per questa ragione nessuno si stupisce quando Hillary Clinton inneggia al colpo di Stato contro l’attuale dirigenza iraniana. Il segretario di Stato Usa, in una intervista rilasciata sabato scorso e resa pubblica domenica dalla rete Abc ha infatti dichiarato: “Non posso che augurarmi che ci sia uno sforzo in Iran da parte di esponenti civili e religiosi responsabili per prendere il controllo dell’apparato dello Stato”. Una vera e propria “apologia di golpe” nella quale l’ex first lady Usa Clinton ha espresso le preoccupazioni, non solo di Washington, ma, a suo dire, della stessa popolazione iraniana. Potrebbe essere lo stesso genere di preoccupazione che attanaglia le frange più conservatrici della politica iraniana, quelle che hanno cercato di cavalcare la cosiddetta “onda verde”, e quelle da tempo fortemente critiche nei confronti del presidente Ahmadinejad per i pensieri “arditi” manifestati su diritti umani, velo, condizione della donna. Tutte vicende che a certa stampa non interessano, più impegnata a dipingere l’Iran come una dittatura, un monolite integralista guidato da un fanatico.