IL NATALE CANTA: ASCOLTIAMO .....Di G.Di Benedetto

       IL NATALE CANTA: ASCOLTIAMO

SUL SUICIDIO DI UNA GIOVANE TRANSGENDER A PALMA DI MONTECHIARO

                              di Giovanni Di Benedetto

In queste settimane a Palma di Montechiaro una giovane transgender di sedici anni, ospite della casa di accoglienza Alice, struttura nella quale spesso risiedono minori immigrati, si è suicidata impiccandosi. La drammatica notizia non ha avuto sui mezzi di informazione, tranne qualche rara eccezione, lo spazio che avrebbe meritato e, nell’atmosfera consumistica e un tantino ipocrita del nostro Natale, è caduta subito nel dimenticatoio. L’unico quotidiano che ha suscitato un minimo di riflessione su Loredana, con un articolo in prima pagina di Vladimir Luxuria, è stato Liberazione. Certo, so che non è sufficiente, anche noi scontiamo ritardi e inadempienze: ma abbiamo provato a capire e ad approfondire, e, dai racconti e dalle informazioni che siamo riusciti a recuperare discutendo con i cittadini di Palma, emerge una condizione di disagio e abbandono, uno stato personale di solitudine angosciata e disperata. Non ci vuole chissà quale sforzo d’immaginazione per pensare che un’adolescente con seri problemi di identità fra corpo e psiche abbia potuto subire in maniera dolorosa l’inserimento in un ambiente di giovani maschi immigrati. È facile intuire e percepire la profonda e indicibile sofferenza provata da Loredana.

Dunque, viene da chiedersi, il problema è di questa giovane anima che avrebbe dovuto sentirsi protagonista del proprio tempo e della propria esistenza, che, a quell’età avrebbe dovuto aggredire la vita per farla a propria immagine e somiglianza, o del deserto culturale che la circondava e con cui avrebbe dovuto confrontarsi, di quell’ambiente sociale che avrebbe dovuto ascoltare, capire e accogliere. Insomma, chi è che, moralmente, deve rispondere del disagio e della morte di Loredana facendosene carico se non quella collettività che tratta come una colpa ciò che invece colpa non è? Mi domando se è mai possibile che una giovane come Loredana, con tutti gli elementi di criticità e difficoltà che può vivere, possa essere affidata dal Giudice per i minori, una volta sottratta al padre e alla madre, ad una comunità che spesso, negli ultimi anni, ha accolto minori immigrati ed i cui operatori, forse, non erano preparati ad affrontare un caso del genere.

Da almeno dieci anni, oramai, seguiamo e sosteniamo le traversie dei migranti che giungono sulle nostre coste e le loro lotte per il riconoscimento di un’accoglienza che sia degna di questo nome. Spesso ci siamo trovati di fronte a situazioni davvero drammatiche, che vanno dalla loro reclusione nei Centri di Permanenza Temporanea all’inadeguatezza dell’offerta della mediazione linguistica, dall’assenza di una formazione professionale al disconoscimento delle differenze di culto, al fenomeno, addirittura, della tratta dei minori immigrati che è stato al centro, negli anni scorsi, di accesi dibattiti sulla stampa nazionale e locale. E poi, si può dire, senza entrare nel merito dell’operato sicuramente egregio della casa famiglia Alice, che occorrerebbe fare una seria riflessione sul privato sociale e sulle strutture per l’accoglienza per i minori in Sicilia? Sappiamo tutti che tali strutture spesso sono, per la loro stessa natura, iniziative imprenditoriali che seguono le logiche del mercato e degli affari e che mettono in secondo piano la dimensione sociale dell’aiuto e del sostegno. Come rispondono, allora, le nostre istituzioni e gli enti locali ad un tema come quello del riconoscimento e del rispetto delle differenze, siano esse quelle della donna spesso segregata e mortificata da un potere maschile e ancora patriarcale e violento o quelle del migrante o ancora del transessuale?

In questo stesso frangente l'assessorato alle Pari Opportunità della Provincia di Agrigento ha promosso, per il mese di Dicembre, un ricco calendario di manifestazioni ed iniziative intitolato Le pari opportunità tra cultura, tradizione e spettacolo. Insieme ad appuntamenti che sembra possano meritoriamente contribuire ad affrontare il tema delle pari opportunità, figurano anche, fra le numerose attività calendarizzate, una Santa Messa con novena della tradizione popolare siciliana o ancora, a Porto Empedocle, l’iniziativa culturale Natale canta: ascoltiamo, che per il suo indubbio valore viene per giunta replicata, e dunque proposta agli alunni delle scuole medie, una seconda volta. Ovviamente, è sempre presente, come il cacio sui maccheroni, l’immancabile intrattenimento folcloristico. Intendiamoci, non è in discussione il valore in sé del balletto folcloristico ma la sua congruità con le tematiche relative alle pari opportunità.

In realtà, sarebbe davvero interessante ed utile conoscere i criteri utilizzati per redigere il calendario delle manifestazioni di questa importante iniziativa e mi risulta che qualche consigliere provinciale abbia pure presentato un’interrrogazione al riguardo. E però, senza entrare nel merito delle logiche con cui spesso si finanziano tali attività, già dal modo in cui significhiamo le cose si manifesta un punto di vista non del tutto condivisibile. Cosa vuol dire ricerca delle pari opportunità se non il tentativo di adeguare ad un modello unico che si presume neutro ma che neutro non è, perché è quello elaborato dal maschile, le differenze di genere, cultura, identità e così via? Non sarebbe il caso di riflettere sul fatto cha alle pari opportunità andrebbe sostituita una cultura del rispetto e della valorizzazione delle differenze? E che cosa si propongono di conseguire le classi dirigenti della nostra provincia con proposte del tipo di quelle sopra descritte? Credono davvero che problematiche così difficili e complesse come quelle della tutela e valorizzazione delle differenze, che richiedono l’attivazione di competenze specifiche e saperi anche specialistici, possano essere affrontate con le novene natalizie? Sono davvero convinte di lavorare perché attecchisca, in questo modo, una cultura delle differenze e magari non abbia a ripetersi il tragico episodio di Palma di Montechiaro? E, al riguardo, cosa ha da dire, in merito alla tragedia di Loredana, il nostro assessore provinciale alle pari opportunità? Purtroppo le istituzioni dei nostri territori, e buona parte della nostra società tutta, soffrono di una drammatica assenza di consapevolezza della problematicità di queste questioni. Il dramma di Loredana ci parla della distanza abissale che separa le logiche di potere delle attuali classi dirigenti locali e regionali dai problemi reali che viviamo quotidianamente sulla nostra pelle. Altre amministrazioni regionali si adoperano per somministrare gratuitamente ormoni alle persone transgender per ottenere un equilibrio endocrinologico tra corpo e mente. In altre realtà si organizzano corsi per preparare gli operatori a terapie di adeguamento di genere. Da noi le novene natalizie.

E poi ci meravigliamo se tutte le inchieste sulla qualità della vita, recentissima quella del Sole 24Ore, relegano la nostra terra all’ultimo posto in classifica. Sì, il Natale canta … ascoltiamo!

Giovanni Di Benedetto