Segnalato da GIUSEPPINA FICARRA. Atilio Baròn:Il Nobel per la pace a Obama

Un premio di consolazione

su www.rebelion.org del 10/10/2009
 
Il Nobel della Pace a Obama
 
 
Con un’insolita decisione, il Comitato Nobel di Norvegia ha messo fine alla ricerca durata sette mesi tra i 250 pretendenti al Premio Nobel della Pace, conferendolo a Barack Obama. La decisione del Comitato norvegese ha provocato le più diverse reazioni a livello internazionale: dallo stupore ad una risata fragorosa. Le dichiarazioni del presidente di questo organismo, Thorbjorn Jagland, è stupefacente: “E’ importante per il Comitato dare un riconoscimento alle persone che lottano e idealiste, ma non possiamo fare questo tutti gli anni. Talvolta dobbiamo addentrarci nel regno della realpolitik. In fin dei conti è sempre un misto di idealismo e realpolitik ciò che può cambiare il mondo”. Il problema con Obama sta nel fatto che il suo idealismo si pone sul piano della retorica, dal momento che nel mondo della realpolitik le sue iniziative non potrebbero essere più in contrasto con la ricerca della pace.

Secondo Robert Higgs, specialista in bilanci militari dell’Indipendent Institute di Oakland, California, il modo con cui Washington elabora il bilancio della difesa nasconde sistematicamente il suo reale ammontare. Nell’analizzare le cifre sottoposte al Congresso da George W. Bush per l’anno fiscale 2007-2008, Higgs conclude che esse rappresentano poco più della metà della cifra che sarebbe stata effettivamente stanziata, e che arriverebbe addirittura a superare la barriera, impensabile fino allora, di un bilione di dollari. Vale a dire di un milione di milioni di dollari. E ciò avviene perché, secondo Higgs, alla somma inizialmente assegnata al Pentagono occorre aggiungere le spese relative alla difesa fatte fuori dal Pentagono, i fondi straordinari richiesti dalle guerre di Iraq e Afghanistan, gli interessi accumulati attraverso l’indebitamento in cui incorre la Casa Bianca nell’affrontare tali spese e quelle che hanno origine dall’assistenza medica e psicologica dei 33.000 uomini e donne che sono stati feriti nel corso delle guerre degli Stati Uniti e che richiedono un grosso stanziamento all’Amministrazione Nazionale dei Veterani. Obama non ha fatto assolutamente nulla per contenere questa infernale macchina di morte e distruzione, e quando per bocca della sua Segretaria di Stato denuncia le “spese sproporzionate in armamenti”, invece di riferirsi alla trave nei suoi occhi, oggetto delle sue critiche è la pagliuzza Venezuela bolivariana!

Obama ha aumentato i bilancio per la guerra in Afghanistan nello stesso momento in cui prevede di aumentare il numero dei soldati dispiegati in quel paese; le sue truppe continuano ad occupare l’Iraq; non ci sono segnali di revisione della decisione di George Bush Jr. di attivare la Quarta Flotta; fa passi avanti un trattato ancora segreto per dislocare sette basi nordamericane in Colombia, e si parla di altre cinque che verrebbero ad aggiungersi, e in questo modo Obama partecipa alla preparazione (o si rende complice) di una nuova scalata bellicista contro l’America Latina; mantiene il suo ambasciatore a Tegucigalpa, quando praticamente tutti gli altri se ne sono andati, e in tal modo spalleggia i golpisti honduregni; conserva il blocco contro Cuba e non manifesta alcun turbamento di fronte all’ingiusta reclusione dei cinque lottatori antiterroristi incarcerati negli Stati Uniti. E’ chiaro, il Comitato norvegese periodicamente assume decisioni deliranti – non si sa se causate dalla sua ignoranza degli avvenimenti mondiali, da pressioni opportunistiche oppure dalle delizie dell’acquavite norvegese, il che si traduce in iniziative così assurde come quest’ultima. Ma, se a suo tempo è stato concesso il Premio Nobel della Pace a Henry Kissinger, correttamente definito da Gore Vidal come il maggiore criminale di guerra che se ne vada tranquillamente per il mondo, perché avrebbero dovuto negarlo a Obama, soprattutto dopo lo sgarbo subito ad opera di Lula a Copenhagen? La realpolitik esigeva che si riparasse immediatamente a questo errore. Perché, dopotutto, come ha dichiarato lo stesso Presidente degli Stati Uniti nell’apprendere del suo premio, ciò rappresenta “la riaffermazione della leadership nordamericana in nome delle aspirazioni dei popoli di tutte le nazioni”. Così, in un improvviso attacco di “realismo”, i compari del Comitato hanno aggiunto il loro granello di sabbia al rafforzamento della declinante egemonia statunitense nel sistema internazionale.

http://www.rebelion.org/noticia.php?id=93029

Traduzione di Mauro Gemma
*Atilio Borón è Titolare di Teoria Politica e Sociale alla Facoltà di Scienze Sociali di Buenos Aires, Argentina. Insignito nel 2009 all’Avana del Premio Internazionale José Martí, collabora a numerose testate di vari paesi.